Dipendenza da cibo, dipendenza da alcool

Appagamento o nutrimento?

Le attività che facciamo più frequentemente e costantemente sono quelle di mangiare e bere, eppure non è così scontato essere consapevoli di qualcosa che consideriamo banale ed automatico. L’attenzione che meriterebbe l’aspetto della nutrizione non dovrebbe essere solo legata a ragioni salutistiche o estetiche, infatti troppo spesso dimentichiamo che sono proprio questi i momenti nei quali veniamo a contatto diretto con i nostri sensi e il loro appagamento.

Quanto siamo in rapporto con i nostri sensi?

rapporto con i nostri sensi

I sensi e il loro esercizio, svolgono un importante ruolo nella dipendenza da cibo, come anche in altre situazioni affini.

Sicuramente non sarà una coincidenza che un sordo, sviluppi un olfatto sopraffino o che un cieco diventi sensibile a suoni impercettibili o vanti una straordinaria abilità tattile. Sembrerebbe che da una disabilità derivi una super abilità: ma perché dobbiamo perdere per sviluppare qualcosa che appartiene già al nostro corpo? Ciò che avviene in questi casi è solo il prodotto di un adattamento: se non posso più percepire il mondo attraverso la vista, il mio corpo si adatta e risolve il problema a modo suo.  Nella società attuale, siamo costantemente spinti dall’urgenza di fare piuttosto che sentire: il consumismo ci offre tantissimi nuovi ausili per essere sempre più veloci e orientati alla produttività.

Tutto questo rumore di sottofondo porta l’essere umano a muoversi in modo automatico, mangiare in modo automatico, bere in modo automatico, parlare in modo automatico: delle macchine da lavoro perfette. Solo i bambini ci ricordano l’importanza fondamentale del sentire: utilizzano le mani e la bocca per conoscere il mondo e lo stupore che anima i loro volti testimonia il potere della conoscenza sensoriale.

Nella nostra società si oscilla tra numerosi eccessi i quali hanno inevitabilmente contribuito ad alterare il nostro rapporto con le sostanze nutritive. Alcuni cibi e bevande diventano moda, altre ancora sono create artificialmente per garantirti una taglia desiderabile o la muscolatura perfetta o le energie che credi ti manchino… La buona notizia è che i nostri sensi non sono scomparsi, siamo noi ad essere poco a contatto con loro e spesso questa scarsa consapevolezza è responsabile dei nostri cattivi comportamenti alimentari.

Quando nasce la dipendenza da cibo?

Quanto più ci scolliamo da noi stessi e conduciamo un’attività meccanicamente, tanto sarà facile istaurare un rapporto disfunzionale con lo scopo verso il quale essa è diretta. Alcuni di noi dicono di mangiare di più quando sono stressati, altri mangiano meno; quando c’è un dolore alcuni mangiano altri si negano anche alimenti più basilari… a parità di situazioni come si spiegano queste differenze individuali? Il cibo può diventare consolazione, punizione, aggressione e perfino sessualità. Probabilmente l’assopimento degli altri sensi, lasciati dormienti per la maggior parte del tempo, contribuisce a lasciare molto più spazio al gusto: richiamare il piacere nel gustare un dolce o un appetitoso piatto, così come il piacere del vino ci verrà molto più facile che richiamare un odore o un’esperienza tattile.  Il primato del gusto rispetto agli altri sensi è sicuramente il punto di partenza.

L’appagamento sensoriale è legato al piacere e quando si scopre di poter provare una sensazione sublime con discreta facilità, l’essere umano è portato a ripetere tale esperienza. Quando ci alimentiamo c’è quasi sempre un giusto equilibro tra due bisogni: appagamento dei sensi e soddisfazione del bisogno di nutrirsi. Se però c’è un iperinvestimento nel bisogno di provare piacere, la funzione nutritiva perde quasi completamente il suo ruolo. Quando il piacere deve essere richiamato con una certa costanza per supplire alla carenza di godimento che dovrebbe derivare dai rapporti umani o da altri contesti, è facile scivolare in una dipendenza.

In caso si arrivi ad aumentare di peso in modo considerevole, si potrebbe innescare un altro meccanismo: “sono disgustata dal mio corpo e ne sono responsabile, questo mi addolora, mangiare potrebbe farmi stare meglio”. Piano piano il cibo potrebbe diventare uno strumento per uccidersi.

In altri casi, togliersi il cibo diventa un modo per punirsi e negarsi un piacere. La soddisfazione che deriva dal controllo di qualcosa così essenziale per la vita ha spesso un effetto pericolosamente positivo: aumentare la sensazione di avere controllo e potere del corpo, fantasticando che si possa estendere anche al mondo esterno. Essendoci anche in questo caso dei pericolosi vantaggi legati alla cattiva condotta alimentare, è facile che si instauri una dipendenza da tali comportamenti.

Dipendenza dall’alcool e emozioni

alcool e emozioni

Se al posto dell’acqua ci piace degustare un buon vino o dell’amaro, siamo sempre parlando di appagamento sensoriale. Nel caso di bevande alcoliche tuttavia, esiste un’altra particolarità legata al potere di quest’ultime nell’alterare le nostre facoltà mentali. Quando si alza eccessivamente il gomito, ci si sente più disinibiti, allegri: i processi indeboliti sono quelli mentali superiori, responsabili del controllo del nostro comportamento e movimento all’interno della società. Alterati dall’alcool siamo molto più soggetti ad oscillare con le nostre emozioni e non sempre questo è un bene: non sarà solo la gioia ad essere amplificata dalla perdita dei freni inibitori, ma anche la rabbia e il dolore.

Come mai è convinzione diffusa che il famoso “goccetto” possa ridurre l’ansia o il dolore? Effettivamente se alla base della mia attivazione ansiosa o dolorosa ci sono una serie di pensieri negativi che riguardano una data situazione, bevendo abbastanza alcool da ridurre i processi mentali, si abbassa anche l’emozione ad essi correlata. Tuttavia se le sensazioni di disagio sono molto frequenti, alla dipendenza legata alla chimica dell’etanolo, si aggiunge quella psicologica legata alla mancanza di strategie più funzionali nel gestire i contenuti mentali legati alla situazione.

Come affrontare la dipendenza da cibo e da alcool

Il cibo può assumere tanti significati diversi ma dove risiede questa diversità? Storie di sviluppo e condizioni di vita presenti e passate svolgono un ruolo cruciale nel determinare il nostro rapporto simbolico con il cibo. Ognuno di noi potrebbe costruire un rapporto speciale di dipendenza a seconda della funzione che rispettivamente il cibo o l’alcool rivestono in particolari situazioni. L’approccio psicologico si propone di indagare a cosa serve il cibo o l’alcool a quella determinata persona: nessuna dipendenza può essere tratta efficacemente senza un’analisi approfondita dei significati individuali. Successivamente si passa all’apprendimento di nuove strategie efficaci nel rispondere a questi bisogni, ripristinando l’equilibrio tra funzione nutritiva e appagamento sensoriale.

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