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LA VERGOGNA DI MOSTRARCI FRAGILI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Un 2020, anno bisestile, i cui giorni sembrano interminabili, che ci sta presentando il conto, un conto caro da pagare per tutti, nessuno escluso. Un mondo fermo, che si chiede perché e non ha le risposte alle mille domande che ognuno di noi si pone.  Un virus che si insinua rumorosamente nelle nostre vite e ci riscopre fragili, vulnerabili e soprattutto ci coglie impreparati.

Perché proviamo vergogna nel mostrarci fragili?

Non tutti fronteggiano la paura con le stesse modalità, e ciò che dell’altro ci sembra ingiustificato, immorale, molto spesso nasconde in realtà un’incapacità di riuscire a mettere in atto dei giusti meccanismi di difesa. Tendiamo a mascherare il nostro bisogno di protezione ed inevitabilmente ci scontriamo con la più brutta delle sensazioni, la vergogna nel doverci mostrare fragili. Togliere la nostra maschera impavida rischierebbe di mostrare le nostre imperfezioni, ci denuda e ci predispone ad essere facilmente attaccabili. È come se esporci emotivamente ci metta nella condizione di essere feriti, giudicati.

Essere fragili non equivale ad essere deboli

Più forte è l’armatura, più fragile è chi si cela dietro quell’armatura, che pesa come un macigno ma che ci protegge dalla paura di poter perdere la nostra identità o di non essere all’altezza di un mondo che ci vuole sempre in prima linea. Non sempre essere fragile equivale ad essere un debole, ma sentire con maggiore intensità quello che accade intorno a noi. E allora il risvolto della medaglia potrebbe essere riscoprirsi sensibili, la sensibilità un potenziale da sviluppare e non per forza un blocco. La sensibilità richiama l’empatia, la capacità di riuscire a sintonizzarsi con lo stato d’animo dell’altro.

Empatia e solidarietà saranno nuove parole d’ordine

In questi giorni di scombussolamento in cui ci viene impedito di uscire, quella casa che talvolta è un rifugio, può trasformarsi in una prigione soffocante, se quella che viene intaccata è la nostra libertà. Ma se affacciandoci dalla finestra scorgeremo lo sguardo disarmato del nostro vicino o ascolteremo al telefono la voce spezzata di un amico che ha le nostre stesse paure, ci sentiremo meno soli nell’osteggiare e regolare gli sbalzi d’umore che ormai sono puntuali in questi strani e surreali giorni.

Come combattere il senso di disorientamento e i crolli emotivi

Il senso di disorientamento che stiamo vivendo ci porta inesorabilmente a sperimentare dei crolli emotivi, dai quali è difficile difendersi se non si hanno i giusti mezzi.

E allora la chiave vincente è riorganizzare la nostra quotidianità, mantenendo la mente occupata e indirizzando le nostre energie verso attività che possono in qualche modo riempire le nostre giornate e alleggerire l’inesorabilità del tempo che passa.

Dobbiamo essere bravi a sfruttare questo tempo per potenziare la nostra capacità di resilienza, che è presente in ognuno di noi, coltivare quelle passioni che abbiamo trascurato per dare spazio ad altro e non arrivare mai ultimi nella gara della vita. Siamo esposti in questo momento ad un qualcosa di straordinario che mai nessuno aveva sperimentato nella nostra epoca e che forse a caro prezzo potrà tornarci utile per dare un domani il giusto peso ed il giusto valore ad ogni attimo che viviamo.

Non siamo tutti uguali

Non siamo tutti uguali e c’è chi da una parte ne uscirà fortificato e chi dall’altra invece si sentirà massacrato psicologicamente e non riuscirà a gestire con le giuste strategie di coping tutte quelle situazioni stressanti che comporta. È un problema di cui tutti dovremmo farci carico nel nostro piccolo, a partire dalla nostra rete intima, per rendere più tollerabile questa quarantena forzata. Questo possiamo farlo solamente trasformando la nostra giornata, che apparentemente può risultare noiosa in un’opportunità e occasione per ritrovare noi stessi e trasformare la paura e la preoccupazione in coraggio.

“Ma non ti sembra un miracolo
Che in mezzo a questo dolore
E in tutto questo rumore
A volte basta una canzone
Anche una stupida canzone
Solo una stupida canzone
A ricordarti chi sei.” – Brunori Sas

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