Ritrovare se stessi
Nella tradizione sciamanica esisteva una pratica chiamata ricapitolazione: le persone si ritiravano per nove giorni al buio, in un luogo isolato, per far emergere dall’inconscio le proprie paure più profonde e affrontarle. Oggi questa pratica è talvolta ridotta a una o due notti, ma anticamente era lunga, in modo che la persona avesse il tempo di compiere dei processi interiori.
Anche in altre culture le persone cercavano luoghi speciali per ritrovarsi. Un tempo fuori dal tempo per stare faccia a faccia con le parti di sé che non avevano avuto lo spazio per essere viste. Vedere cosa ostacolava il flusso del fiume, per poterlo superare e andare avanti. In certe tradizioni antiche chi si sentiva malato veniva persino invitato a sognare il proprio sogno di guarigione, come se esistesse un sogno per la malattia e uno per la guarigione.
Una doccia fredda inaspettata
Un tempo di emergenza collettiva è, per tutti, una terribile doccia fredda inaspettata. Ha ripercussioni concrete sull’economia e sul lavoro di moltissime persone, e genera preoccupazione per gli scenari futuri. Eppure, al di là del dato concreto e delle misure che possono essere prese, può essere utile fare riflessioni di respiro più ampio, che riguardano il nostro modo di stare al mondo.
Imparare a convivere con le incertezze
Abbiamo la cattiva abitudine di pensare di poter controllare tutto, di avere ogni cosa a posto, una vita ordinata. Ma non è così: la vita è fatta anche di incertezza, di contatto con il buio e con il mistero, che seguono regole ben diverse da quelle del pensiero lineare o della causa ed effetto. La realtà ha il potere di scompaginare tutto da un istante all’altro, e così scopriamo la nostra fragilità.
Quando non abbiamo consapevolezza dei nostri processi emotivi, rischiamo di essere presi dal panico e di non riuscire a stare in contatto in modo sano con la paura. Eppure la paura ci appartiene fin dalla nascita. Esiste una sorta di firma emotiva della paura, diversa per ognuno: dovremmo imparare a riconoscere la nostra, a sentire come si declina nel corpo e quali sono le sue vie di scarico.
La paura come forza che ci attraversa
La paura non può essere eliminata, ma può essere superata, se lo desideriamo. Una sana abitudine è considerarla come una forza che ci attraversa, più che come un semplice sentimento o un pensiero. Più la osserviamo senza identificarci con essa, più tende a placarsi. Al contrario, più le facciamo resistenza e cerchiamo di evitare l’incontro con questa forza, più ci ritroviamo limitati nel nostro raggio d’azione. Accogliere la paura, invece di combatterla, è paradossalmente il modo più efficace per non esserne dominati.
Ricercare il bello
Nutriamoci di bellezza. Più che lasciarci risucchiare dai media, dedichiamoci a cose che di solito non abbiamo il tempo di fare: leggere libri, disegnare, scrivere racconti, cantare, seguire corsi di ciò che ci piace. La parola d’ordine è seguire il piacere, perché dove sentiamo di dedicarci a qualcosa che ci fa stare bene c’è un’anima vitale e animata.
Possiamo passare il tempo in preda all’ansia oppure osservare la paura, darle spazio per essere sentita e dedicarci a piccole cose che ci fanno stare bene. Le circostanze esterne non cambieranno in meglio in proporzione a quanto ci preoccupiamo. Per avere un sistema immunitario sano, la prima regola è una buona dieta emozionale: recuperare la gioia, che a differenza della felicità non è legata a cose materiali. Possiamo trovare la leggerezza persino nella pesantezza, come i bambini che giocano spensierati e sanno ripararsi quando serve.
Essere leggeri nell’incerto
L’anima cerca la leggerezza, la capacità di commuoversi per il solo fatto di essere vivi. Anche una luna piena può diventare qualcosa di emozionante. Nutriamoci di cultura, di bellezza, di semplicità. Riposizioniamoci e proviamo a essere leggeri nell’incerto: se abbiamo radici ben salde nella terra, se sappiamo chi siamo e da dove veniamo, anche navigare nelle difficoltà verso la nostra meta diventa un viaggio ricco di sfumature, con il sapore della verità.
Domande frequenti
Cosa significa camminare nell’incerto?
Significa accettare che la vita non è del tutto controllabile e che l’incertezza ne fa parte. Invece di pretendere ordine e prevedibilità assoluti, si tratta di attraversare le difficoltà restando ancorati a se stessi, alle proprie radici e ai propri valori.
Come si può affrontare la paura senza esserne dominati?
Osservandola come una forza che ci attraversa, senza identificarci con essa. Più la accogliamo e le diamo spazio, più tende a placarsi; più cerchiamo di evitarla e di resisterle, più finisce per limitare il nostro raggio d’azione.
Che cos’è la dieta emozionale?
È l’idea di nutrire il proprio benessere con esperienze che alimentano la gioia: bellezza, cultura, attività che ci fanno stare bene. A differenza della felicità legata alle cose materiali, la gioia nasce dal contatto con ciò che ci fa sentire vivi.
Perché nei momenti difficili è utile ricercare il bello?
Perché dedicarsi a ciò che dà piacere e senso aiuta a spostare l’attenzione dall’ansia verso qualcosa di vitale. Preoccuparsi non modifica gli eventi esterni, mentre coltivare bellezza e leggerezza sostiene l’equilibrio interiore e aiuta ad attraversare l’incertezza.
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