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SCUSATE IL RITARDO

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LA DIFFICILE GESTIONE DEL TEMPO NEL DISTURBO ADHD

SCUSATE IL RITARDO

LA DIFFICILE GESTIONE DEL TEMPO NEL DISTURBO ADHD

Il disturbo ADHD comporta una visione disfunzionata della dimensione temporale, da cui discende una valutazione del Sé e della realtà incoerente e non attendibile.

Il soggetto che soffre di ADHD non riesce materialmente a percepire il tempo che scorre: la stessa concezione di tempo gli sfugge, nelle sue dimensioni di attesa e durata. Ovvio come questo gli impedisca di presentarsi puntuale agli appuntamenti, di rispettare le scadenze, a scuola o nel lavoro, di eseguire compiti e attività nel tempo richiesto. Non si tratta di un’intenzionalità, ma di un’incapacità valutativa di origine patologica della quale tanto il soggetto ADHD quanto i neurotipici che si relazionano con lui devono acquisire consapevolezza, per evitare disagi reciproci, difficoltà relazionali, e ove possibile, provare a limitarne il disvalore.

La cecità temporale a scuola  

Gli inconvenienti della cecità temporale a scuola sono molteplici e invalidati da uno svantaggioso confronto con i pari. Spesso l’alunno affetto da ADHD dimentica di mettere libri e quaderni nello zaino, omette di svolgere i compiti o di restituire qualcosa che ha chiesto in prestito ( magari un libro per studiare), è considerato un ritardatario, un compagno di lavoro inaffidabile e demotivante.

Il bambino ADHD è incapace di collocare funzionalmente i propri impegni durante la lezione, così come non è in grado di gestire adeguatamente l’impiego e la durata dello stesso: spesso accade che, in mancanza di una guida e di una strutturazione ambientale adeguata, egli perda tempo nel decifrare dettagli inutili per la risoluzione del compito, e al contrario non dedichi importanza ad aspetti necessari alla risoluzione. Questo lo porta all’abbandono precoce dell’impegno scolastico, cui si accompagna la sperimentazione di vissuti frustranti che vanno a ledere il senso di autoefficacia e di autostima.

A tutto ciò si aggiunga un connotato patologico tipico del disturbo ADHD, meglio noto come delay adversion, indicativo della non tolleranza di procrastinazioni per la risoluzione di problemi o la gratificazione di bisogni. In ambito scolastico questo si traduce nell’esigenza di risolvere un compito in breve tempo e senza difficoltà, pena l’abbandono immediato dell’impresa. Per quanto questa precoce arrendevolezza venga sovente interpretata come un sintomo di disinteresse e scarso impegno nello studio, in realtà la si può collegare ad un vissuto di impotenza appresa, frustrazione e profonda sfiducia nelle proprie capacità, che porta il bambino a credere inutile ogni possibile sforzo per raggiungere un risultato.

Anche da un punto di vista sociale la cecità temporale non manca di manifestare i suoi effetti. È facile credere come gli atteggiamenti inadeguati ed estemporanei dell’ ADHD lo pongano in una condizione di impopolarità e mancata accettazione da parte dei compagni, che tendono ad escluderlo dall’organizzazione di giochi dei quali non è capace di rispettare le regole, e di gruppi di lavoro nei quali non si mostra impegnato né affidabile.

Nemmeno gli adulti si rivelano in grado di fronteggiare questo disagio con reazioni adeguate e consapevoli: non sono anzi rari i casi in cui, sia i genitori che i docenti dei soggetti ADHD, imputino il loro atteggiamento disorganizzato e la loro incapacità di rispettare i tempi didattici ad una volontà arbitraria del bambino stesso. Tale erronea interpretazione sottrae il deficit di percezione temporale dalla dimensione patologica cui in realtà è attribuibile, e lo rende un fattore stigmatizzante per il soggetto, malgrado sia proprio lui il primo a farne le spese.

Possibili trattamenti educativi del bambino ADHD

L’approccio del bambino ADHD alla dimensione temporale deve essere improntato sulla regolarità e sulla ripetitività, ottenibili attraverso la costruzione di una routine, un contesto ordinato e prevedibile in grado di creare un legame associativo attendibile tra la dimensione temporale percepita interiormente e quella esterna.

Lavorare in un ambiente strutturato, privo di distrazioni e con una buona gestione dello spazio fisico e mentale, servirà ad eliminare il disagio percepito di fronte ad una consegna o ad un compito da svolgere e ad ottimizzare le varie fasi di studio.

Si potrebbe cominciare suggerendo al bambino di scrivere su di una lista le cose che deve fare, di annotare sul diario i compiti e gli impegni del pomeriggio, seguendo una scansione temporale da seguire puntualmente. Dal punto di vista strettamente pratico, lo si può consigliare di preparare lo zaino la sera precedente e di ricontrollarne più volte il contenuto per assicurarsi di aver inserito tutto il necessario alla lezione dell’indomani. Così come la mattina, appena sveglio, dovrà scrivere in sequenza tutte le azioni da svolgere per arrivare in tempo a scuola (lavarsi, pettinarsi, fare colazione). Poche regole, chiare e ripetute, lo aiuteranno a costruire quella routine direzionante grazie alla quale il disordine emotivo e attentivo che lo affligge subirà una regolazione generalizzata.

IL TEMPO COME DIMENSIONE CONCRETA

Data la difficoltà con cui il soggetto ADHD accede al pensiero simbolico e meta cognitivo, al fine di rendere più comprensibile la dimensione temporale, di per sé astratta e non rappresentabile, il tempo dovrà assumere una parvenza quanto più possibile materiale; lo si dovrà cioè trasformare  alla stregua di un bene concreto che si può manipolare in una modalità diretta.

Grazie alla presenza di un orologio, anche disegnato su di un foglio o realizzato con del cartone, le ore e i minuti diverranno autentici oggetti, cose da porre letteralmente tra le mani del bambino il quale, coadiuvato dalla presenza di stimoli visivi e tattili, potrà proiettarsi in quella dimensione temporale che gli appare così sfuggente e incomprensibile.

Di seguito si potrà esortare il bambino a giocare letteralmente con il tempo, stimandone la durata, lo svolgimento e la sequenza, sia in una modalità immaginativa che valutativa.

Ad esempio si potrà chiedere quanto tempo crede di impiegare nello svolgimento di un compito o quanto tempo sarà passato, a suo avviso, dall’ultima volta in cui ha guardato l’orologio. Potranno essere utili a tal fine domande come: quanto tempo ci vorrà per farsi il bagno, per consumare la merenda, per preparare lo zaino. Si potrà poi chiedere al bambino di giocare con l’orologio indicando un lasso temporale specifico, e muovere le lancette per rappresentarlo materialmente. Ogni risposta esatta verrà rinforzata con premi materiali, simbolici, sociali, a seconda dell’età e delle preferenze del bambino, laddove l’errore dovrà essere accolto, spiegato e adeguatamente motivato, evitando ogni colpevolizzazione e catastrofismo.

La cecità temporale tipica del disturbo ADHD è senza dubbio un deficit limitante, ma non si tratta certo di una condanna definitiva: con un adeguato intervento educativo mirato alla creazione di una stabilità organizzativa nel bambino sarà possibile contenere gli effetti negativi del sintomo, garantire il corretto svolgimento del processo evolutivo e migliorare la qualità della vita, anche sul lungo termine.

https://adhdhomestead.net/time-blindness-feels/

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