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Noi e i bambini ai tempi del COVID 19

Come vivono i bambini questa situazione straordinaria in cui la necessità di stare in casa si associa alla paura generale degli adulti?

Noi tutti stiamo provando un mix di emozioni negative, quali paura, rabbia, tristezza, che sono legate principalmente all’imprevedibilità e all’impossibilità di controllo di una situazione esterna grave e pericolosa. La reazione delle persone all’emergenza COVID 19 differisce in base al bagaglio emotivo portato con sé, al ruolo che in famiglia è andato a ricoprire e alla posizione lavorativa in cui si trova.

Durante questo periodo di crisi è normale sentirsi tristi, stressati, confusi, spaventati o arrabbiati (WHO, 2020).

Un’analisi dei dati

Da un’analisi dei miei dati clinici, emersi dalle psicoterapie familiari, sembra che la reazione dei bambini a questo insolito modo di vivere sia collegata al vissuto emotivo familiare e alla loro età.

Alcune variabili vanno tenute in considerazione; in una famiglia in cui ci sono anziani, membri con patologie importanti, professionisti sanitari in prima linea, lavoratori che non possono assentarsi dal lavoro, l’aria che circola in casa sarà più carica di ansie e preoccupazioni.

Età e reazioni

Nei piccolini (0-2 anni), il filo diretto materno, promuove uno scambio emotivo molto viscerale, per cui le emozioni fluiscono in maniera più silenziosa. In generale nei bambini più che le parole sono gli stati d’animo che danno significato alle situazioni. Per cui i genitori possono osservare un intensificarsi delle richieste di contatto e di allattamento (che vanno sempre assecondate), difficoltà nel sonno (incentivare il co-sleeping) o disturbi gastrointestinali e dermatiti (maggiore attenzione all’alimentazione).

I bambini dai 3 ai 6 anni, sono solitamente la fascia più protetta. La curiosità, la sorpresa della novità tendenzialmente sono le reazioni principali. La creatività e la fantasia tipica di questa età aiutano i genitori nel creare situazioni ludiche congiunte. Anche passare del tempo semplicemente ad osservare il gioco dei propri figli è una grande opportunità. Gli occhi sorridenti e orgogliosi di un genitore che ci guarda è il più grande gesto d’amore che si possa ricevere. Con il protrarre della quarantena potrebbe emergere agitazione psicomotoria, nervosismo e oppositività, oppure delle piccole regressioni comportamentali (dormire nel lettone, bagnare il letto, farsi vestire o imboccare) che vanno parzialmente assecondate.

Nei bambini dai 7 anni, lo sviluppo cognitivo ed emotivo permette loro di comprendere meglio la situazione che sta accadendo. Per cui una maggiore consapevolezza potrebbe essere fonte di maggiori ansie e apprensione. Il genitore può osservare stati ansiosi (ad esempio logorrea o agitazione psicomotoria), disturbi fisici (mal di testa, mal di pancia, dermatiti) e comportamenti regressivi (vanno parzialmente assecondati). Il loro desiderio di conoscere l’andamento della pandemia va soddisfatto ma sempre filtrato dal genitore. Evitare drasticamente la visione di telegiornali. Mantenere la routine dei compiti e dell’impegno scolastico è altresì importante per una continuità verso la normalità. Momenti ludici assieme, riscoprendo la bellezza del tempo e della calma sono la chiave per superare questa crisi.

Negli adolescenti l’impatto emotivo di questa emergenza può prendere direzioni opposte; un’esacerbazione dei comportamenti ostili, ambivalenti, provocatori tipici dell’età o contrariamente si può osservare un’attenuazione della crisi tipica adolescenziale. Sicuramente questa fascia di età è quella più a rischio. Anche in questo caso il ruolo del genitore deve essere più che mai di filtro, di contenimento e di sostegno. La tecnologia in questo caso ci aiuta in maniera prodigiosa per favorire al massimo un mantenimento dei contatti sociali con i pari.

Cogliere le opportunità

Per tutti i genitori questa situazione critica può essere una grande occasione di riflessione e di riorganizzazione familiare. Passare del tempo in famiglia può essere più o meno semplice, così come fermarsi per alcune persone è più facile, per altre intollerabile. Trovare un contatto con noi stessi, con le nostre priorità e disideri, aumentare la consapevolezza sul rapporto con il coniuge e sulla genitorialità è forse l’altra faccia della medaglia del COVID 19.

Si vuol concludere con una splendida poesia di R. Piumini

Che cos’è che in aria vola?
C’ è qualcosa che non so?
Come mai non si va a scuola?
Ora ne parliamo un po’.

Virus porta la corona,
ma di certo non è un re,
e nemmeno una persona:
ma allora, che cos’ è?

È un tipaccio piccolino,
così piccolo che proprio,
per vederlo da vicino,
devi avere il microscopio.

È un tipetto velenoso,
che mai fermo se ne sta:
invadente e dispettoso,
vuol andarsene qua e là.

È un’idea straordinaria,
dato che è chiusa la scuola,
fino a che, fuori, nell’ aria,
quel tipaccio gira e vola.

E gli amici, e i parenti?
Anche in casa, stando fermo,
tu li vedi e li senti:
state insieme sullo schermo.

Chi si vuole bene, può
mantenere una distanza:
baci e abbracci adesso no,
ma parole in abbondanza.

Le parole sono doni,
sono semi da mandare,
perché sono semi buoni,
a chi noi vogliamo amare.

Io, tu, e tutta la gente,
con prudenza e attenzione,
batteremo certamente
l’antipatico birbone.

E magari, quando avremo
superato questa prova,
tutti insieme impareremo
una vita saggia e nuova.

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