Le emozioni degli adulti fanno da sfondo
Tutti stiamo provando un mix di emozioni negative, come paura, rabbia e tristezza, legate soprattutto all’imprevedibilità e all’impossibilità di controllare una situazione esterna grave e pericolosa. La reazione delle persone a un’emergenza differisce in base al bagaglio emotivo che ciascuno porta con sé, al ruolo ricoperto in famiglia e alla condizione lavorativa in cui si trova. È utile ricordare che, durante un periodo di crisi, è normale sentirsi tristi, stressati, confusi, spaventati o arrabbiati.
Un’analisi dei dati clinici
Dall’osservazione dei dati clinici emersi dalle psicoterapie familiari, sembra che la reazione dei bambini a questo insolito modo di vivere sia collegata al vissuto emotivo familiare e alla loro età. Alcune variabili vanno tenute in considerazione: in una famiglia in cui ci sono anziani, membri con patologie importanti, professionisti sanitari in prima linea o lavoratori che non possono assentarsi, l’aria che circola in casa sarà più carica di ansie e preoccupazioni. I bambini, anche quando non capiscono i dettagli, respirano questo clima e vi rispondono a modo loro.
Età e reazioni
Da 0 a 2 anni
Nei più piccoli il filo diretto con la madre promuove uno scambio emotivo molto viscerale: le emozioni fluiscono in maniera silenziosa. Più che le parole, sono gli stati d’animo a dare significato alle situazioni. I genitori possono osservare un intensificarsi delle richieste di contatto e di allattamento, che vanno sempre assecondate, difficoltà nel sonno, per le quali può aiutare incentivare la vicinanza notturna, oppure disturbi gastrointestinali e piccole manifestazioni cutanee, che invitano a una maggiore attenzione all’alimentazione.
Da 3 a 6 anni
È solitamente la fascia più protetta. Curiosità e sorpresa per la novità tendono a essere le reazioni principali. La creatività e la fantasia tipiche di questa età aiutano i genitori a creare situazioni di gioco condivise. Anche passare del tempo semplicemente a osservare il gioco dei propri figli è una grande opportunità: gli occhi sorridenti e orgogliosi di un genitore sono uno dei gesti d’amore più grandi che un bambino possa ricevere. Con il protrarsi dell’isolamento potrebbero emergere agitazione, nervosismo e oppositività, oppure piccole regressioni comportamentali, come tornare a dormire nel letto dei genitori o farsi imboccare, che vanno parzialmente assecondate.
Dai 7 anni
Lo sviluppo cognitivo ed emotivo permette a questi bambini di comprendere meglio ciò che sta accadendo. Una maggiore consapevolezza può però diventare fonte di più ansia e apprensione. Il genitore può osservare stati ansiosi, disturbi fisici come mal di testa o mal di pancia e comportamenti regressivi, anche questi da assecondare in parte. Il desiderio di conoscere l’andamento della situazione va soddisfatto, ma sempre filtrato dall’adulto: meglio evitare l’esposizione continua ai notiziari. Mantenere la routine dei compiti e dell’impegno scolastico offre una preziosa continuità verso la normalità, e i momenti di gioco condivisi, riscoprendo la bellezza del tempo e della calma, sono la chiave per attraversare la crisi.
Adolescenti
Negli adolescenti l’impatto emotivo può prendere direzioni opposte: da un lato un’esacerbazione dei comportamenti ostili, ambivalenti e provocatori tipici dell’età, dall’altro, al contrario, un’attenuazione della crisi adolescenziale. È sicuramente la fascia più a rischio. Anche in questo caso il ruolo del genitore deve essere più che mai di filtro, contenimento e sostegno. La tecnologia, in questo caso, aiuta molto a favorire il mantenimento dei contatti sociali con i coetanei, fondamentali a questa età.
Cogliere le opportunità
Per tutti i genitori una situazione critica può diventare un’occasione di riflessione e riorganizzazione familiare. Passare del tempo in famiglia può essere più o meno semplice, così come fermarsi è per alcuni facile e per altri intollerabile. Trovare un contatto con noi stessi, con le nostre priorità e i nostri desideri, aumentare la consapevolezza sul rapporto di coppia e sulla genitorialità è forse l’altra faccia della medaglia di un tempo sospeso.
Un modo semplice e prezioso per parlare ai più piccoli è affidarsi a immagini e filastrocche, che spiegano con leggerezza ciò che accade e aprono spazi di dialogo. Le parole, come ricorda una nota poesia dedicata ai bambini di questo periodo, sono semi buoni da mandare a chi vogliamo bene: possiamo restare vicini anche a distanza, in attesa di imparare, tutti insieme, una vita più saggia e nuova.
Domande frequenti
Da cosa dipende la reazione dei bambini a un’emergenza?
Dipende soprattutto da due fattori: il clima emotivo della famiglia e l’età del bambino. I più piccoli respirano le ansie degli adulti e vi rispondono con il corpo e il comportamento, mentre i più grandi comprendono di più e possono provare maggiore apprensione.
I comportamenti regressivi sono un problema?
Piccole regressioni, come tornare a dormire con i genitori o chiedere più contatto, sono reazioni normali a un periodo di stress e vanno accolte e assecondate in parte, senza allarmarsi. Di solito rientrano con il ritorno alla normalità e il ripristino delle routine.
Quanto vanno informati i bambini su ciò che accade?
Il loro desiderio di capire va soddisfatto, ma sempre filtrato dal genitore e adattato all’età. È preferibile evitare l’esposizione continua ai notiziari e spiegare le cose con parole semplici, immagini o filastrocche.
Perché è importante mantenere le routine?
Le abitudini quotidiane, dal ritmo sonno-veglia agli impegni scolastici e al gioco, offrono ai bambini un senso di continuità e sicurezza. Mantenerle aiuta a contenere l’ansia e a preservare un ponte verso la normalità.
[…] cosa i genitori possono fare per aiutare i bambini ad affrontare questo […]