L’identita’ fluida e le emozioni usa e getta
Bauman parla di identita’ fluida, di una societa’ accelerata dalla competitivita’ del consumismo. Si cerca tutto e subito, per non tenere niente per sempre. Accumuliamo esperienze, persone e oggetti privi di significato, convinti che possano aiutarci a sentirci un po’ meno soli. E’ una corsa senza traguardo, in cui la quantita’ promette di colmare un vuoto che invece continua ad allargarsi.
In coda in uno studio medico si notano anziani indaffarati a rimandare la morte, quasi ad allungare la sofferenza: un piacere quasi masochistico nel preservarsi anche quando la natura spingerebbe altrove, per poi restare comunque soli, prolungando la pena inflitta dalla vita. E’ cosi’ che siamo arrivati a non provare piu’ niente.
Le emozioni diventano usa e getta, e illudono i sognatori consapevoli della propria fragilita’. L’amore si trasforma in dipendenza, un modo per evitare la paura di restare soli e di scoprirsi. Sentimenti e desiderio vengono provati a tratti, giusto il tempo di postare la propria partecipazione alla vita, senza che resti nulla. Poi si gettano, come gli oggetti che ancora funzionano ma non sono l’ultimo modello.
Il panta rei dell’identita’ e la gara del dolore
Cosi’ la conoscenza che facciamo di noi stessi, la base su cui costruire la nostra identita’, diventa precaria e fluida: un perenne panta rei che lava via anche le buone intenzioni. Tutto e’ competitivo. Chi guadagna e mostra piu’ ricchezze, chi e’ amato da tutti, o addirittura chi soffre di piu’ perche’ si definisce di “alta sensibilita’”.
Ed e’ proprio qui che si annida una contraddizione. Se fossimo davvero sensibili, se sapessimo quanto stiamo soffrendo, parteciperemmo anche noi alla gara di chi nasconde meglio i propri sentimenti. La sofferenza esibita come titolo di merito e’ un altro prodotto della logica competitiva: trasforma perfino il dolore in una moneta di scambio sociale.
Servirebbe l’esatto contrario: rallentare e conoscersi, scoprire chi siamo davvero. Ed e’ proprio questo il paradossale insegnamento che una crisi collettiva puo’ offrire, se accettiamo di ascoltarlo invece di rimuoverlo.
Il covid-19 e la fine dell’uomo fluido
Il covid-19 ci ha rallentati, facendoci scoprire in tutte le nostre sofferenze e mettendo in crisi il sistema consumistico su cui ci eravamo costruiti per decenni. E’ bastato un virus a incrinare l’uomo fluido di Bauman e la societa’ in cui pensava di vivere. Improvvisamente il movimento perpetuo si e’ fermato, e cio’ che tenevamo a distanza con le distrazioni e’ tornato a bussare.
Adesso e’ il momento di attivarsi, di non farsi vivere passivamente dalla vita, ma di riscoprire la propria sofferenza tra queste quattro mura e di affrontarla. “Mettere delle toppe sulla sofferenza” e’ un invito ad ascoltare la propria mente, a seguire il flusso dei pensieri e a capire che, in certi momenti, e’ piu’ saggio lasciare che tutto scorra senza opporre resistenza, adattandosi alla sabbia della riva che incontreremo una volta finita la tempesta. Bisogna imparare a lottare quando serve e per cio’ che serve, non contro tutto e sempre.
Sublimazione, noia e il declino dell’arte
Con l’evoluzione della societa’ e’ cambiato anche il modo di sublimare. Un tempo il lavoro e la vita occupavano gran parte del tempo, e le poche energie rimaste venivano sublimate attraverso l’arte e la creazione. Nella societa’ liquida questo processo avviene invece con la ricerca continua di nuove relazioni, guidate da emozioni usa e getta.
Una volta trovato il modo di semplificare lavoro e vita, delegando molte funzioni alla tecnologia, l’uomo moderno si ritrova con cosi’ tanto tempo da morire di noia ed esplodere di energia inutilizzata. L’arte non vende piu’ perche’ non produce un giovamento concreto e immediato, e decade anche come strumento di sublimazione. Resta il vuoto, che cerchiamo di riempire consumando.
Il Pil, il consumismo e il vero problema
Nella societa’ consumistica la crescita si misura con il Pil. Politici ed economisti si mostrano soddisfatti quando aumentano il desiderio e i bisogni. Ma e’ un’ipocrisia: la crescita viene calcolata proprio sull’aumento della ricerca per colmare quel vuoto e quella mancanza che abbiamo creato noi stessi, con le nostre emozioni usa e getta e le nostre relazioni prive di significato. Piu’ siamo insoddisfatti, piu’ desideriamo qualcosa di nuovo, piu’ acquistiamo: alimentiamo il consumismo e, con esso, la nostra stessa insoddisfazione.
Politici, economisti e filosofi si arrovellano immaginando la vittoria contro il consumismo, ma il loro succo e’ aceto. Non esistono manovre economiche o leggi capaci di abbattere quel muro: puo’ farlo la psicoterapia. Quando l’uomo capira’ che per stare bene ha bisogno di conoscersi, e scoprira’ di poter vivere senza bisogni continui tollerando la sofferenza intrinseca alla vita, smettera’ di cercare nel mondo cio’ che va trovato dentro di se’.
Il problema, dunque, non e’ il consumismo, che si fonda sui meccanismi psicologici umani ed e’ una creazione della societa’ stessa, ma l’uomo, che pensa di combattere le proprie debolezze negando di essere sofferente e rifiutando di curarsi. Fa la fila negli studi medici per preservare il corpo, ma trascura l’anima. E’ l’incoerenza intrinseca della natura umana: il tormentarsi. Chi si crea problemi per avere qualcosa da raccontare ha confuso la preoccupazione con l’occupazione, oppure si distrae con difficolta’ minori per non affrontare la sofferenza di fondo. In entrambi i casi, avrebbe bisogno di uno psicologo.
Domande frequenti
Cosa sono le emozioni usa e getta?
Sono sentimenti provati a tratti e superficialmente, giusto il tempo di postare la propria partecipazione alla vita, per poi essere gettati come oggetti che ancora funzionano ma non sono l’ultimo modello. Nascono da un’identita’ fluida che accumula esperienze e persone senza significato, nel tentativo di sentirsi meno soli.
Cosa intende Bauman con societa’ liquida e uomo fluido?
Bauman descrive una societa’ accelerata dal consumismo, in cui l’identita’ e’ precaria e mutevole, un perenne panta rei. L’uomo fluido cerca tutto e subito senza trattenere nulla per sempre, costruendo relazioni instabili guidate dalla ricerca continua di novita’.
In che modo il covid-19 ha messo in crisi questo modello?
Rallentando la corsa consumistica, la pandemia ci ha costretti a fermarci e a riscoprire la nostra sofferenza. Ha incrinato l’uomo fluido di Bauman, mostrando quanto fosse fragile la societa’ in cui pensavamo di vivere e offrendo l’occasione di attivarsi anziche’ farsi vivere passivamente.
Il vero problema e’ il consumismo o l’individuo?
Secondo questa lettura il consumismo si fonda sui meccanismi psicologici umani, quindi non e’ la causa ma l’effetto. Il problema e’ l’uomo che nega la propria sofferenza e rifiuta di curarsi. Non manovre economiche, ma il conoscersi e, quando serve, la psicoterapia possono incidere davvero.
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