Coppia e Relazioni

Quando i social diventano sociali

E innegabile che oggi, piu che mai, i social rivestano anche una funzione “sociale”. Nei mesi di distanziamento e coprifuoco, la comunicazione online e diventata per molti l’unico ponte verso gli altri, offrendo mezzi sostitutivi a quel bisogno di comunicare affetto che di solito passa dal contatto fisico e dalla comunicazione non verbale. Un surrogato […]

Quando i social diventano sociali
E innegabile che oggi, piu che mai, i social rivestano anche una funzione “sociale”. Nei mesi di distanziamento e coprifuoco, la comunicazione online e diventata per molti l’unico ponte verso gli altri, offrendo mezzi sostitutivi a quel bisogno di comunicare affetto che di solito passa dal contatto fisico e dalla comunicazione non verbale. Un surrogato imperfetto, ma capace di tenerci vicini quando la vicinanza fisica non era possibile.

Dai social ai “social” davvero sociali

Con diffusione crescente la comunicazione online e entrata nelle nostre vite e, con sempre maggior frequenza, e divenuta implicita, spontanea e “naturale”. Ha iniziato a offrire strumenti alternativi a quel bisogno di comunicare affetto associato principalmente al contatto fisico e alla comunicazione non verbale, elementi esclusi dalle attivita quotidiane nei tempi del coprifuoco.

La comunicazione non verbale, del resto, e una parte enorme di come ci comprendiamo: il tono della voce, lo sguardo, la postura, il gesto della mano che accompagna una parola. Quando ci troviamo privati di tutto questo, restano solo le parole scritte, che rischiano di apparire fredde, ambigue, prive di calore. E qui che i social hanno dovuto colmare un vuoto, cercando di restituire alla comunicazione a distanza almeno una parte della sua dimensione emotiva.

L’umore in un’icona

Da strumenti visti come rigidi e freddi, quali sembravano inizialmente, i social hanno nel tempo sviluppato le emoticon e implementato la condivisione di immagini, insieme ad altre strategie, per “simulare” al meglio le emozioni nei contesti comunicativi. Una connotazione che, quando nacquero le prime chat e i primi forum, pochi si aspettavano e che, ancor meno, avrebbero saputo utilizzare.

Le emoticon nel tempo sono aumentate di numero e si sono corredate di grafiche sempre piu dettagliate; le animazioni si sono fatte via via piu adatte a rendere ogni stato emozionale possibile e capaci, dunque, di interpretare gli umori di un qualsiasi momento particolare. Diventano cosi “simboli” fruibili, a rappresentare quella comunicazione esule e perduta sulle superfici degli smartphone o nel ticchettare dei tasti delle tastiere.

Non e un dettaglio marginale. Una faccina, un cuore, un pollice alzato aggiungono al testo quella sfumatura affettiva che le sole parole non riescono a trasmettere. Servono a segnalare l’intenzione con cui scriviamo, a disinnescare fraintendimenti, a dire “sto scherzando” oppure “ti sono vicino” senza doverlo esplicitare. In un periodo in cui il contatto era sospeso, questi piccoli segni hanno assunto un peso emotivo che in condizioni normali forse non avremmo notato.

Quando il simbolo non coincide con l’emozione

Tuttavia, non sempre l’utilizzo di queste emoticon, processato per lo piu da chiare e volontarie scelte operate dagli utenti, rispecchia le reali emozioni di chi sta digitando. Non sempre gli stati d’animo vengono mostrati in modo del tutto veritiero.

La comunicazione digitale, infatti, e anche una comunicazione mediata e, in parte, costruita. Scegliere una faccina sorridente non significa necessariamente sentirsi felici: puo essere un modo per rassicurare l’altro, per non pesare, per mantenere un’immagine di serenita. Questa distanza tra cio che si mostra e cio che si prova esiste anche nella comunicazione in presenza, ma online, dove il non verbale spontaneo e assente, diventa piu facile da gestire e, a volte, da mascherare.

Tutti piu vicini

La relazione con questa nuova malattia, con quarantene e lockdown, ha sottoposto tutti noi a un forte stress. Psicologicamente e spesso devastante il cambiamento, e le sostituzioni improvvise dei modi di vivere, senza dare alla nostra psiche possibilita e tempi di adattamento, sviluppano ed esasperano il bisogno di presenza e affetto, anche solo nell’attesa di un surrogato persino completamente simbolico delle stesse.

Ma nonostante questo, la pandemia ha creato un sentire comune che fa da sfondo alle libere e differenti associazioni di tutti: la comprensione che siamo tutti nella stessa situazione. Non siamo solo noi, singoli isolati, a vivere queste dinamiche, ma tutti, anche “mondi” che prima non tenevamo per nulla in considerazione.

Ecco perche Facebook, uno dei social a piu ampio spettro a livello internazionale, ha creato un “abbraccio con il cuore”. Forse per la prima volta in epoca recente ci sentiamo, nonostante tutto, tutti piu vicini. Un’icona nata proprio in risposta all’emergenza per dare forma a un gesto, l’abbraccio, che la distanza ci impediva di compiere. Il fatto che una piattaforma globale abbia sentito il bisogno di introdurre un simbolo del genere racconta bene quanto profondo fosse il bisogno collettivo di calore e vicinanza.

Il limite e la risorsa della comunicazione a distanza

Sarebbe ingenuo pensare che uno schermo possa sostituire pienamente la presenza. Il contatto fisico, lo sguardo diretto, la condivisione di uno stesso spazio restano insostituibili e la loro mancanza ha un costo emotivo reale. Ma sarebbe altrettanto ingiusto liquidare la comunicazione digitale come qualcosa di puramente artificiale. Nei mesi piu duri, un messaggio, una videochiamata, una faccina hanno tenuto in vita relazioni che altrimenti si sarebbero interrotte.

La lezione, forse, e imparare a usare questi strumenti con consapevolezza: come un ponte e non come un muro, come un complemento della presenza e non come una sua sostituzione definitiva. Riconoscere che dietro ogni icona c’e una persona, con emozioni non sempre coincidenti con il simbolo scelto, ci aiuta a comunicare con piu attenzione e a leggere gli altri con piu delicatezza.

Domande frequenti

Perche durante il lockdown i social sono diventati piu “sociali”?

Perche, in assenza di contatto fisico e comunicazione non verbale, sono diventati per molti l’unico modo per mantenere le relazioni e comunicare affetto. Hanno cosi assunto una funzione di sostegno emotivo che va oltre il semplice scambio di informazioni.

Le emoticon rispecchiano davvero le nostre emozioni?

Non sempre. Sono scelte volontarie e possono non coincidere con lo stato d’animo reale di chi scrive. A volte una faccina serve a rassicurare l’altro o a mantenere un’immagine di serenita, piuttosto che a esprimere cio che si prova davvero.

La comunicazione online puo sostituire il contatto reale?

No, non del tutto. Lo sguardo, il tono di voce e la presenza fisica restano insostituibili. La comunicazione digitale, pero, e un ponte prezioso quando la vicinanza fisica non e possibile: va vista come un complemento, non come una sostituzione definitiva.

Nei mesi di distanziamento i social hanno assunto una funzione autenticamente sociale, offrendo con emoticon e immagini un surrogato del contatto perduto. Sono strumenti preziosi, ma imperfetti: il simbolo non sempre coincide con l’emozione e nulla sostituisce del tutto la presenza. Usarli con consapevolezza li trasforma in un ponte che ci tiene vicini.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.