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Analisi Psicologica sugli effetti del Lockdown da Covid-19

La resilienza indica la capacità del soggetto di far fronte in maniera positiva ad eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre.I soggetti dotati di  capacità resilienti sono coloro che, nonostante siano immersi in circostanze avverse, riescono,  a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti.Mai come in questo momento di grave crisi sanitaria e psicologica tale assunto assume importanza.L’epidemia di Covid-19 che attualmente sta affrontando l’Italia sta creando inevitabilmente un substrato di paura e disagio nella popolazione italiana soprattutto in questi giorni in cui la quarantena imposta dallo Stato vieta gli spostamenti se non strettamente necessari con il conseguente azzeramento delle relazioni sociali, e degli scambi emotivi in favore di un isolamento coartato presso le proprie abitazioni.Ci troviamo dinanzi ad un fenomeno molto simile a quello della prisonizzazione cosi come definito da Clemmer a proposito dell’entrata in carcere per i neo detenuti.Invero se questo periodo di quarantena, poiché svolto presso la propria abitazione, non è del tutto assimilabile all’ingresso in carcere, ne possiede le caratteristiche principali e più dannose per la salute psichica: l’improvvisa deprivazione di libertà personale, la perdita delle abitudini quotidiane, l’isolamento sociale ed emotivo Altresì occorre capire che per alcuni soggetti la propria dimora rappresenta un vero e proprio carcere qualora al suo interno si consumino episodi di violenza domestica, di abusi, di psicopatologie di uno dei membri coabitanti, dipendenze o comunque di personalità disturbate con le quali sono costrette in questo momento storico a convivere 24 ore su 24.Sebbene la resilienza sia una una funzione psichica, nata dall’istinto di sopravvivenza,  che si modifica nel tempo in rapporto all’esperienza, al vissuto e al modificarsi dei processi mentali che ad essa sottendono, è doveroso considerare la quarantena forzata a cui tutti noi dobbiamo sottostare come una prova di  forza, violenta e pervasiva, che metterà a dura prova la nostra capacità resiliente.Tuttavia  il soggetto resiliente può essere considerato colui che ha avuto uno sviluppo psicoaffettivo e cognitivo sufficientemente integrati, sostenuti dall’esperienza, da capacità mentali sufficientemente valide, dalla possibilità di giudicare non solo i benefici, ma anche le interferenze emotivo-affettive che si realizzano nel rapporto con gli altri, con adeguate capacità di problem solving e con una certa tendenza positiva all’adattamento a nuovi scenari e nuove circostanze senza sentirne eccessivamente il peso.

  •  Sintomatologia psicopatologica

Molti soggetti hanno iniziato a manifestare attacchi di panico, claustrofobia, episodi depressivi sempre più frequenti, stati ansiosi a carattere ipocondriaco fino a sperimentare momenti di depersonalizzazione e derealizzazione traducibili in una fuga dalla realtà a livello immaginario ed una chiusura in se stessi rigida e poco funzionale. Vissuti di incertezza, di paura, di instabilità generano ansia ed angoscia che possono cristallizzarsi in vere e proprie patologie psicologiche.Purtroppo molti individui stanno gia sperimentando il Disturbo Acuto da Stress, il Disturbo da Attacchi di Panico e stati Depressivi.Gli anziani sono particolarmente esposti a vissuti di abbandono con relativa angoscia e deflessione del tono dell’umore.Potrà verificarsi purtroppo un aumento dei casi di suicidio, degli atti autolesionistici e degli  episodi di violenza eterodiretti come già sta lentamente avvenendo sotto forma di omicidi entro le mura domestiche, aggressioni ai propri conviventi e familiari, liti in strada e furti diretti ai beni primari.Le personalità antisociali che mal digeriscono le imposizioni e le leggi dallo Stato potrebbero lasciarsi andare in acting out lesivi per gli altri agiti sia come protesta sia per alleggerire il vissuto di rabbia e di frustrazione derivante dal dover rispettare un decreto avvertito ingiusto a fronte di una scarsa capacità resiliente dovuta ad un quadro psicopatologico significativo.

  • Il fenomeno del Capro Espiatorio

Dall’inizio del lockdown  si è velocemente creato un substrato di giustizialismo e di condanna indiscriminata prima sui social e poi dai balconi di casa sulle persone che si trovano in strada.Si tratta del fenomeno del capro espiatorio: trovare un soggetto o un cluster di soggetti da rendere responsabili della causa del proprio malessere e contemporaneamente accusarli e giustiziarli in modo virtuale per alleviare la propria frustrazione e la propria sofferenza.In tal guisa coloro che si vedono in strada sarebbero i responsabili dell’aumento del contagio da Covid – 19 per cui sarebbero i responsabili di un prolungamento del periodo di quarantena, ciò aumenta l’angoscia, la frustrazione e la rabbia, per cui vanno accusati e giustiziati prima virtualmente e poi materialmente.È capitato di aver letto di qualcuno che ha gettato un secchio d’acqua dal proprio balcone addosso ad un infermiera che tornava a casa sua pensando fosse un trasgressore.Non si tiene conto della razionalità che permetterebbe invece di capire che molte persone sono fuori per lavorare, o per portare a spasso il proprio animale domestico o per motivi che non trasgrediscono la legge.Le frasi che acclamano l’esercito, l’uso di fucili, gli ordini di sparare a vista, l’uso del lanciafiamme o dei bignè con la crema al corona virus, non portano e non porteranno a nulla di buono soprattutto se pronunciate da personalità dello Stato.Si va a creare un vissuto generalizzato di rabbia da sfogare necessariamente contro un capro espiatorio.Occorre ricordare che i cittadini non sono poliziotti e che possono far rispettare la legge attraverso gli strumenti di cui essa dispone.Coloro che in questo periodo sperimentano un attacco di panico o vissuti  depressi dovrebbero chiedere aiuto ad un professionista psicologo in quanto sebbene possano essere considerati come le conseguenze di  un meccanismo attraverso cui la nostra psiche elabora uno stato di frustrazione indotto dall’ambiente esterno, potrebbero cristallizzarsi e costiuire uno stato premorboso di un eventuale psicopatologia più grave. Ciò soprattutto se la sintomatologia dovesse essere avvertita dal soggetto  come incessante e persistente o troppo pesante da affrontare da soli.

  • Vivere al meglio il Lockdown

Occorre cercare  di vivere al meglio questa quarantena senza farsi prendere dal panico e dall’angoscia e ricordandoci che tutto e destinato a finire e passare.Porsi degli obiettivi da raggiungere al termine del Lockdown potrebbe aiutare a non concentraci ossessvamente sulla situazione frustrante in quanto la progettualità ci aiuterebbe a migliorare la nostra giornata dandole un senso in più e sviluppando il pensiero positivo.Dobbiamo ora imparare a vivere bene con noi stessi. Oggi non ci siamo più abituati. Non ci conosciamo molto bene. Prendiamoci cura di noi stessi in questo periodo. Possiamo dedicarsi alla cura del corpo, del viso, dell’alimentazione.E molto utile trovare un hobby, dallo svolgere piccoli lavori domestici, al piccolo giardinaggio fai da te magari in balcone, al cucinare.La cultura ha sempre rappresentato una via di salvezza per la nostra psiche, ascoltare musica o guardare un film.La tecnologia oggi ci aiuta a mantenere i contatti con le persone care attraverso le chiamate, le video chiamate, i messaggi e i social network. Inoltre non occorre  leggere compulsivamente le notizie, spesso false, sulla pandemia attualmente in corso focalizzando la propria attenzione solo su tale argomento. Occorre informarsi una sola volta al giorno da una fonte attendibile per non incorrere in meccanismi ossessivi che potrebbero creare scompensi psichici.

 

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