Dipendenza affettiva

Ecco i campanelli d’allarme che ci aiutano a riconoscerla

Che cos’è una dipendenza affettiva? Perché si crea? Quali sono i campanelli d’allarme che ci fanno capire che stiamo vivendo un rapporto di dipendenza? Riconoscere questi elementi è il primo passo per prendere coscienza di un rapporto malato che parte da un’insicurezza in sé stessi e genera un legame pericoloso per la propria realizzazione affettiva.

Amare è come una droga: all’inizio viene la sensazione di euforia, di totale abbandono. Poi il giorno dopo vuoi di più. Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e credi di poterla tenere sotto controllo. Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentichi per tre ore. Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona e cominci a dipendere da lei in ogni cosa. Allora la pensi per tre ore e te ne dimentichi per due minuti. Se quella persona non ti è vicina, provi le stesse sensazioni dei drogati ai quali manca la droga. A quel punto, come i drogati rubano e s’umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore.”

(Paulo Coelho)

 

Le relazioni affettive

relazioni affettiveQuando parliamo delle nostre relazioni affettive ci riferiamo a quei rapporti più o meno travagliati che abbiamo con le persone che ci sono vicine o che vorremmo ci fossero vicine, alle gioie ma anche ai dubbi, alle esitazioni e alle incertezze che ci troviamo ad affrontare quando nel nostro universo entra quello che noi consideriamo un “altro importante”.

Quando ciò accade, molto spesso capita che ci lasciamo “prendere la mano”, enfatizziamo troppo l’interesse che proviamo verso questa persona, vogliamo vedere a tutti i costi i suoi lati positivi, solo perché ci fa piacere pensare che ne abbia. Solo perché abbiamo bisogno di pensare che li abbia, per soddisfare una nostra necessità. Abbiamo bisogno che una persona ricopra un certo ruolo nella nostra vita e decidiamo di affidare questo ruolo a quella persona specifica, spesso senza verificare che possieda veramente i requisiti che decidiamo di attribuirle.

I rapporti generati da queste esigenze danno spesso luogo a dipendenze affettive.

Cerchiamo adesso di capire quali sono le caratteristiche che suonano come campanelli d’allarme per farci capire che una forma di dipendenza è in atto.

I campanelli d’allarme della dipendenza affettiva

  • Ricerca di equilibrio. Cerchiamo negli altri il nostro equilibrio, il nostro centro di gravità interno in grado di farci sentire sicuri di noi. Lo cerchiamo al di fuori di noi perché non riusciamo ad accettarci e ad amarci completamente e ci aspettiamo che sia un altro a farlo e che trasmettendoci la sua idea di noi, sia in grado di infonderci la forza che ci manca. L’amore dell’altro è visto come la soluzione di tutti i nostri problemi.
  • Perdita del sé. La nostra vita si nutre dell’esistenza dell’altro, tutto quello che ci appartiene e ci caratterizza viene sminuito, mentre tutto quello che riguarda l’altro viene esaltato.
  • L’altro è perfetto. L’altro è visto come un essere perfetto, incarna tutti i nostri sogni e i nostri desideri, anche gli eventuali, innegabili difetti sono visti con assoluta tolleranza e valutati come aspetti inscindibili di quel quadro di perfezione generale. Si perdono obiettività e senso critico e si resta abbagliati.
  • Passione ed egoismo. La passione che si nutre per l’altro è un sentimento irrazionale, nell’altro riversiamo tutte le nostre aspettative e il suo ruolo è quello di soddisfarle. Non ci curiamo delle sue reali esigenze o desideri, lo idealizziamo ma solo come mezzo per soddisfare le nostre richieste, senza riconoscergli un’autonomia individuale.
  • Un rapporto di questo tipo sfocia inevitabilmente in una delusione perché l’altro non riesce quasi mai ad essere come noi lo vorremmo. Essendo una persona reale e non solo il frutto della nostra fantasia, prima o poi la sua personalità si manifesta e la realtà si scontra con la nostra immaginazione. A questo punto l’altro cessa di essere la nostra proiezione. Due persone non sono mai completamente sulla stessa lunghezza d’onde, si ama anche in modo diverso e con un diverso approccio.
  • Transitorietà. Una caratteristica della passione è di non essere durevole. Con il tempo il suo effetto si dirada e la realtà comincia ad apparire per quello che realmente è: nessuno è perfetto. La forza e il fascino dell’altro, che si nutriva della nostra immaginazione e dei nostri sogni, viene meno e il suo ascendente su di noi scompare.

Anthony Giddens, uno dei più noti sociologi contemporanei, attribuisce la dipendenza affettiva al riconoscimento di una mancanza di autonomia che sfocia in una reazione difensiva e in una fuga da una relazione “normale”. Abbiamo paura di metterci in gioco e ci costruiamo una situazione per molti aspetti immaginaria, che risulti appagante senza costringerci a fare i conti con la realtà.

Giddens definisce il percorso di questo tipo di relazione delineandone le tappe nel modo seguente:

  • L’ebbrezza.Una persona affettivamente dipendente prova una sensazione di ebbrezza dalla relazione con il partner, questa è vissuta come qualcosa di assolutamente indispensabile per la propria felicità.
  • La “dose”. La dipendenza porta a cercare “dosi” sempre maggiori di presenza e di tempo da spendere insieme al partner. La sua mancanza getta in uno stato di prostrazione. Il soggetto affettivamente dipendente esiste solo quando c’è l’altro e non basta il suo pensiero a rassicurarlo, ha bisogno di manifestazioni continue e tangibili. L’aumento di questa “dose” non di rado esclude la coppia dal resto del mondo. Se la dipendenza è reciproca la coppia si alimenta di se stessa. L’altro è visto come un’evasione, come l’unica forma di gratificazione della vita. Le normali attività quotidiane sono trascurate, l’unica cosa importante è il tempo trascorso con l’altro perché attesta la propria stessa esistenza. Quando il partner non c’è il soggetto dipendente sente di non esistere e non è in grado nemmeno di “pensare” ad una vita in cui il partner non ci sia. Questo modello di relazione rivela un basso grado di autostima.
  • Perdita dell’Io.Nella dipendenza affettiva esiste un alto rischio di perdita del sé, della propria capacità critica e quindi, a maggior ragione, della critica dell’altro, vissuto come irrinunciabile nutrimento. Il senso di perdita di identità è seguito da sentimenti di vergogna e di rimorso. In alcuni momenti si percepisce qualcosa di distorto nella relazione con l’altro, che la dipendenza è nociva e che se ne vorrebbe fare a meno, ma la constatazione di essere intrappolati in un modello dipendente fa sentire indegni e quindi spinge ancora di più verso l’abbraccio dell’altro che accoglie e perdona, ben felice, talvolta, di possedere. La dipendenza è percepita come un’esperienza speciale e lo è nel senso che null’altro è altrettanto soddisfacente.

Cosa fare allora?

qualcosa nelle nostre relazioni affettive non funzioniSe abbiamo la percezione che qualcosa nelle nostre relazioni affettive non funzioni come dovrebbe, vale la pena di confrontarci con queste teorie per capire se è il nostro approccio con l’altro e le nostre aspettative ad essere sbagliati, in questo caso dovremo intraprendere i passi successivi: capire perché sbagliamo e come possiamo rimediare.

 

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