Come prevenire il bullismo?

I fattori coinvolti nella formazione della personalità del bullo

Oggi gli episodi di bullismo si moltiplicano e purtroppo si registra un pericoloso aumento della loro gravità. Sempre più spesso ci soffermiamo sulle conseguenze, giudicando attori, genitori e provvedimenti. Ancora troppo poco si riflette sulla possibilità di un intervento precoce sul bullo: cosa davvero un genitore dovrebbe fare per prevenire l’insorgenza di condotte aggressive nel proprio figlio?

Quali vantaggi per il bullo?

C’è un indiscutibile vantaggio del comportamento del bullo: sottomissione dell’altro e potere. Il comportamento aggressivo a livello psicologico trova la sua funzione nella protezione della propria personalità: “se l’altro ha paura di me, mi rispetta” / “se l’altro mi vede buono potrebbe aprofittare di me; meglio non abbassare mai la guardia”.

Ovviamente se credo che sia necessario difendermi da eventuali minacce, significa che non solo ritengo “l’altro” un pericolo, ma ritengo anche di dover proteggere me stesso. Si protegge qualcosa di fragile, quindi paradossalmente la condotta aggressiva di chi attacca per primo per non essere attacato a sua volta, nasconde una grande debolezza.

Un terreno fertile per il bullismo

Un genitore vorrebbe sempre il meglio per il proprio figlio, soprattutto quando  cerca di insegnargli a camminare da solo. Non di rado siamo talmente spaventati dalla giungla sociale nella quale viviamo che abbiamo il terrore che nostro figlio soccomba. Proprio il genitore frustrato dalle ingiustizie e ferito dalla cattiveria di altri esseri umani, potrebbe diventare il candidato perfetto nel generare condotte aggressive nel proprio figlio.

Infatti, sempre nel tentativo di proteggerlo, si potrebbe insegnargli ad essere furbo, a prendere di più e per primo “fregandosene del vicino, il quale se potesse farebbe lo stesso”. In generale, senza rendersene conto, si potrebbe educare al culto dell’individualismo: perseguire i propri scopi con qualsiasi mezzo, pensando al proprio benessere prima di tutto.

Quando nasce un bullo?

Un’educazione basata sul culto dell’individualismo non è sufficiente a spiegare le condotte tipiche del bullismo; piuttosto ne rappresenta un buon terreno. Il bullo, quando commette i propri atti violenti nei confronti della vittima, è totalmente IMMUNE dal sperimentare la sofferenza che sta infliggendo. Ciò significa che non riesce minimamente a mettersi nei panni dell’altro e a “sentire” ciò che l’altro sta provando: NON HA EMPATIA. Quest’ultima è la capacità di sintonizzarci con i sentimenti dell’altro e condividere le medesime emozioni; ciò ci permette di relazionarci efficacemente con gli altri. L’empatia è quella che frena l’aggressività e la violenza, impedendo che raggiungano livelli pericolosi e conseguenze disastrose.

Cosa fare a livello educativo per prevenire il bullismo?

L’empatia è sia una predisposizione naturale della personalità sia una capacità che va coltivata all’interno della famiglia. Sono i genitori che ascoltando i bisogni emotivi del bambino e rispondendovi adeguatamente, coltivano le sue capacità empatiche e quindi relazionali. Il bambino deve essere educato a sua volta a riconoscere e rispettare i bisogni emotivi dell’altro, in primis dei propri genitori e in generale di chi entra nel suo panorama relazionale. In caso contrario il futuro adolescente vedrà solo se stesso e i suoi bisogni; “l’altro” non esisterà se non in funzione di se stesso e delle proprie esigenze.

Educare al rispetto dell’altro e all’ascolto empatico delle emozioni altrui è in definitiva ciò che PROTEGGE il futuro adolescente dal candidarsi al bullismo violento e soprattutto si gettano solide basi per una buona capacità di regolazione di tutte le emozioni.

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