Ansia sociale e disagio

Ecco perché quando sono con gli altri mi sento a una festa di sconosciuti

La radice profonda dell’ansia sociale è qualcosa di familiare a tutti noi. Vi sarà capitato, infatti, di essere a disagio quando qualcuno ci porta a una festa dove gli altri invitati si conoscono già da lungo tempo e sono molto intimi tra loro. Per chi non ha mai vissuto una situazione simile, provate ad immaginare di essere in quinta superiore e di dover cambiare sezione: aprite la porta e fantasticate di entrare in un’aula piena di nuovi studenti che non avete mai visto. Anche la persona più dotata di abilità sociali, ad un primo impatto, avvertirà una sensazione di disagio.

L’aspetto chiave che accomuna queste situazioni, non è tanto l’impatto con nuove persone quanto la variabile che queste nuove persone si conoscono tra loro! La relazione che si è costruita tra loro con il passare del tempo accentua la sensazione di essere estraneo dal gruppo.

I meccanismi responsabili della buona interazione sociale

buona interazione socialeQuesta sensazione di estraneità è data dalla consapevolezza che quelle persone hanno una storia insieme fatta di ricordi, esperienze, litigi, amori e momenti comici. In altre parole quelle persone hanno condiviso. Per condividere non è sufficiente essere presenti alla vita dell’altro come uno spettatore, è necessario coinvolgersi cercando di sperimentare su di sé la stessa emozione che sta vibrando nell’altro, in una sola parola empatia. Questa sintonizzazione emotiva tra due estranei permette di farli vibrare insieme per alcuni istanti, quelli nei quali condividono; l’accumulo di tali esperienze genera una storia comune fatta di due entità separate. Affinché questo processo avvenga è necessario un processo di identificazione nell’altro: quanto più riesco a calarmi nei suoi panni e quanto più ho una vasta gamma di emozioni dalla quale poter attingere, tanto più sarà profonda la condivisione. Si tratta quindi di due processi, uno più cognitivo, che mi permette di formulare ipotesi corrette circa il pensiero dell’altro in una data situazione, l’altro più emotivo che permette di partecipare emotivamente. Questi due processi possono avvenire indipendentemente l’uno dall’altro: posso avere una buona conoscenza della mente dell’altro senza condividere la sua emozione e in modo analogo, posso spaventarmi o piangere con un mio amico anche senza comprendere a fondo il suo stato mentale.

Ma se tali processi sono automatici e quasi inconsapevoli per alcuni, per altri le cose non stanno proprio così…

Quando il disagio si trasforma in ansia sociale

Può accadere di sperimentare questo disagio in molte situazioni in cui ci sono altre persone anche in assenza di elementi per poter dedurre che tra loro vi sia una storia condivisa come negli esempi precedenti.  Questa sensazione potrebbe far preferire la solitudine e magari potrebbe nutrire la convinzione di avere una diversità di base che renderà sempre estranei alla massa di gente. La difficoltà a relazionarsi socialmente è legata alle difficoltà di empatizzare con il vissuto dell’altro e quindi all’incapacità di condividere. La mente dell’altro è oscura, le sue emozioni indecifrabili e questo alimenta la convinzione di essere altro, diverso, estraneo. Quando l’individuo prova queste sensazioni, potrebbe assumere atteggiamenti non verbali di rifiuto e indisponibilità i quali saranno colti dagli altri (sguardo basso, espressione contrariata, aumento della distanza interpersonale). I segnali non verbali infatti, sono colti ed elaborati dal nostro sistema nervoso e ciò determina l’emissione di risposte congruenti e simmetriche all’altro durante l’interazione. Chi si sente estraneo, diverso, sarà molto più attento ai segnali di rifiuto da parte degli altri i quali reagiranno ai suoi segnali non verbali. Il risultato è che la convinzione di essere escluso dal gruppo sarà confermata, alimentando anche la previsione negativa delle future situazioni sociali simili.

Il ruolo dell’attaccamento nello sviluppo delle abilità sociali

il ruolo dell attaccamentoL’empatia è un’abilità che in modo differente è assorbita all’interno della propria famiglia d’origine: le figure d’accudimento sono capaci (con gradi diversi a seconda delle differenze individuali) di sintonizzarsi con i bisogni del neonato e di rispondervi correttamente. L’apprendimento delle capacità empatiche prosegue con la crescita e con il sostegno dei genitori e il giovane adulto diventa capace di discriminare le emozioni degli altri e di immaginare i contenuti mentali connessi. Questa conoscenza è utilizzata per realizzare la condivisione con gli altri e costituisce la base delle capacità relazionali.

Se la figura d’accudimento fallisce in questo scopo perché soffre di depressione o per altre condizioni, il bambino avrà difficoltà a sviluppare le proprie abilità sociali e il deficit delle capacità empatiche sarà responsabile delle sue future difficoltà relazionali.

Come si interviene per superare l’ansia sociale?

Alcuni cercano di gestire la propria ansia sociale bevendo un po’ più di alcool, generando pericolosi meccanismi di dipendenza. In altri casi può accadere di evitare determinate situazioni, ma rinunciando all’esposizione le credenze alla base del problema non saranno mai disconfermate. L’approccio psicologico consente di prendere consapevolezza dei meccanismi sociali disfunzionali che contribuiscono ad alimentare l’ansia sociale. Ricostruendo la storia dello sviluppo dell’individuo, si conferisce un nuovo significato al problema sociale attuale e ciò aiuta a percepirsi come un’entità coerente. Infine, con l’aiuto della psicoterapia, è possibile sviluppare le proprie abilità sociali favorendo un adeguato rapporto con tutte le emozioni, imparando a rappresentarsi correttamente la mente dell’altro per entrarvi in sintonia e stimolando lo sviluppo delle capacità empatiche.

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