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Chi è il colpevole?

Il senso di colpa è un sentimento profondamente umano: ci segnala quando stiamo causando un danno agli altri o a noi stessi e, in questo, ha una funzione preziosa. Ma quando diventa eccessivo, rigido o costante, lo stesso sentimento può trasformarsi in un veleno per chi lo prova. Chi è, allora, il vero colpevole? E […]

Chi è il colpevole?
Il senso di colpa è un sentimento profondamente umano: ci segnala quando stiamo causando un danno agli altri o a noi stessi e, in questo, ha una funzione preziosa. Ma quando diventa eccessivo, rigido o costante, lo stesso sentimento può trasformarsi in un veleno per chi lo prova. Chi è, allora, il vero colpevole? E come si distingue una colpa sana da una colpa che fa ammalare? Proviamo a capirlo.

Un sentimento nobile che può diventare veleno

Il senso di colpa è un aspetto essenziale dell’essere umano. È un sentimento nobile, perché ci informa quando stiamo agendo un danno, verso gli altri o verso noi stessi, e ci consente di correggere la rotta. Senza questa bussola interiore sarebbe difficile vivere in relazione e prendersi cura del legame con il prossimo.

Eppure lo stesso sentimento, se sperimentato in modo sproporzionato, può diventare un veleno per chi lo prova. Il senso di colpa ha avuto e continua ad avere un ruolo importante nella storia dell’essere umano: nel suo sviluppo psichico, nel modulare i suoi comportamenti, ma anche, talvolta, nel contribuire non al suo benessere bensì al suo disagio.

Una parola dal forte effetto evocativo

Basti pensare a una formula familiare a molti: confesso, a Dio Onnipotente e a voi fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni; per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. È quanto, nella tradizione cristiana, si è educati a recitare durante la Santa Messa. Risulta evidente quanto il concetto di colpa abbia un forte effetto evocativo, capace di richiamare immediatamente vissuti profondi e antichi.

Da dove nasce e che cos’è il senso di colpa

Quando parliamo di senso di colpa ci riferiamo a uno stato d’animo legato all’aver recato un danno a qualcuno o a qualcosa, agendo in un determinato modo oppure omettendo di fare ciò che si sarebbe dovuto. Si tratta, dal punto di vista psicologico, di un’emozione autocosciente: nasce dalla capacità di valutare le proprie azioni alla luce di norme e valori interiorizzati, e in questo si distingue dalla vergogna, che riguarda più il giudizio sulla propria persona nel suo complesso che sulla singola azione.

Il problema è che molte persone non riescono a dosare questo sentimento in modo equilibrato. Si tende così verso due schieramenti esasperati. Da un lato c’è chi attribuisce sempre all’altro la responsabilità dei propri fallimenti, insuccessi o sofferenze: il colpevole è sempre fuori di sé. Dall’altro c’è chi si sente responsabile totale delle sofferenze del mondo, caricandosi di un peso che non gli appartiene.

Nessuna di queste posizioni è frutto di una scelta consapevole: sono il risultato della storia personale, dell’educazione e delle esperienze di vita. Un fattore non secondario, nel nostro contesto, è l’influenza delle dottrine religiose. Si nasce nella colpa, si recita l’atto di penitenza, ci si riconosce colpevoli in pensieri, parole, opere e omissioni. Un’eredità culturale che, in alcuni casi, fatica a conciliarsi con l’immagine di un Dio infinitamente buono.

Quando trovare il colpevole non è più vantaggioso

Quelli descritti sono alcuni dei semi che vengono piantati nel terreno della persona fin dalla nascita. E come ogni cosa, se esasperati e irrigiditi, possono generare un disagio che, se non riconosciuto e affrontato, diventa via via più grave.

Da un punto di vista clinico, il senso di colpa gioca un ruolo in diversi quadri di sofferenza psichica. Nelle patologie depressive, ad esempio, esso si orienta verso se stessi in senso fortemente autocritico e distruttivo, alimentando la svalutazione personale. Nei disturbi ossessivo-compulsivi, invece, il senso di responsabilità e di colpa può ingabbiare la mente in un labirinto senza via d’uscita, fatto di dubbi, controlli e tentativi di riparazione che non placano mai l’angoscia.

Verso un senso di colpa sano

Il punto non è eliminare il senso di colpa, che resta una risorsa morale e relazionale, ma imparare a riconoscerlo nella giusta misura. Un senso di colpa sano è proporzionato all’azione, è circoscritto nel tempo e spinge alla riparazione e al cambiamento. Un senso di colpa disfunzionale, al contrario, è pervasivo, sproporzionato, spesso slegato da una reale responsabilità, e si traduce in autocritica cronica anziché in azione costruttiva. Quando il senso di colpa diventa una presenza opprimente e costante, il confronto con uno psicologo aiuta a comprenderne le radici e a ritrovare un equilibrio.

Vale la pena concludere con un pensiero di Epitteto: incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l’ha intrapresa incolpa se stesso; chi l’ha completata non incolpa né gli altri né se stesso. Una saggezza antica che indica una direzione: superare la logica stessa della colpa per assumersi, con maturità, la responsabilità della propria vita.

Domande frequenti

Il senso di colpa è sempre negativo?

No. Nella giusta misura il senso di colpa è una risorsa: ci segnala quando abbiamo recato un danno e ci spinge a riparare e a correggere il nostro comportamento. Diventa problematico solo quando è eccessivo, sproporzionato o costante.

Che differenza c’è tra senso di colpa e vergogna?

Il senso di colpa riguarda una specifica azione e la possibilità di rimediare, mentre la vergogna riguarda più il giudizio globale su se stessi, sul proprio valore come persona. La colpa spinge alla riparazione, la vergogna tende al ritiro e al nascondimento.

Quando il senso di colpa diventa un problema clinico?

Quando è pervasivo, sproporzionato e slegato da una reale responsabilità. Compare in particolare nelle patologie depressive, dove si orienta in senso autodistruttivo, e nei disturbi ossessivo-compulsivi, dove genera un circolo di dubbi e controlli senza fine.

Come si può affrontare un senso di colpa eccessivo?

Il primo passo è riconoscere se la colpa che proviamo è proporzionata ai fatti o se nasce da schemi appresi. Quando diventa opprimente o cronica, un percorso con uno psicologo aiuta a comprenderne l’origine e a costruire un rapporto più equilibrato con la responsabilità.

In sintesi: il senso di colpa è un sentimento nobile, utile a regolare le relazioni e i comportamenti, ma diventa dannoso quando è sproporzionato o costante. Tra chi addossa sempre la colpa agli altri e chi se la carica tutta, l’equilibrio sta in un senso di colpa proporzionato, circoscritto e orientato alla riparazione. Quando diventa fonte di sofferenza, come nelle depressioni e nei disturbi ossessivi, il supporto psicologico aiuta a ritrovare la giusta misura.
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