Perché tanti detti italiani fanno riferimento all’oro
Un modo di dire è una locuzione tipica di un certo sistema linguistico, che da una lingua all’altra può cambiare oppure non essere presente. Di solito queste espressioni vengono acquisite con la pratica della lingua, inconsciamente, ma dietro a ognuna di esse si nascondono delle motivazioni. Quando il detto chiama in causa l’oro, nella maggior parte dei casi il riferimento è al metallo prezioso e al valore che la cultura gli attribuisce da millenni.
L’oro è da sempre simbolo di ricchezza, purezza e perfezione, ma anche di potere e di vincolo. Per questo le espressioni che lo nominano non hanno tutte una connotazione positiva: alcune esaltano il valore di una persona o di una cosa, altre denunciano un inganno, altre ancora raccontano una prigione dorata. Vediamole nel dettaglio.
Espressioni italiane con l’oro
Quando l’oro è falso o, al contrario, purissimo
“Oro del Giappone, che in Italia si chiama ottone”: il Giappone serve in questa espressione esclusivamente a creare la rima. “Oro del Giappone” indica oro falso, metallo vile che imita l’oro. È sinonimo di “oro di Bologna”, che a sua volta significa oro falso. Il detto completo sarebbe “oro di Bologna che diventa rosso dalla vergogna” e anche qui Bologna è usata soltanto per la rima.
“Oro di coppella” allude invece a qualcosa di molto prezioso, purissimo e perfetto, e si usa per esaltare le doti di un bene o di una persona. Ciò è dovuto al fatto che l’oro puro, sottoposto al processo chiamato coppellazione nel corso del quale vengono eliminate tutte le impurità, viene colato in una piccola coppa detta appunto “coppella”. Per la stessa ragione è nato il detto “prendere per oro colato” oppure “come oro colato”, perché l’oro che viene colato è oro puro. L’espressione significa accettare un’affermazione o un discorso come veritiero, reale, valido ed effettivo.
“Parole d’oro” comunica parole piene di verità, riferite a un consiglio, un giudizio, un motto oppure un aforisma.
Quando l’oro misura il valore e il prezzo
“Valere tant’oro quanto si pesa” indica una persona o un oggetto di grande valore, come se fossero fatti d’oro.
“Pagare a peso d’oro” significa di solito acquistare un bene a carissimo prezzo, stimandone il valore pari all’equivalente del suo peso in oro. Un tempo, soprattutto nel diritto germanico, come forma di risarcimento in certi casi di omicidio era stabilito che i parenti della vittima rinunciassero alla vendetta in cambio di un pagamento in oro equivalente al peso della vittima stessa. Si hanno anche testimonianze che in epoche diverse fosse frequente rapire un alto personaggio per rilasciarlo solo dopo il pagamento di un riscatto in questa forma. In molti Paesi orientali, inoltre, una volta all’anno il sovrano si faceva pesare in pubblico durante una fastosa cerimonia, dopo la quale veniva distribuito al popolo un donativo corrispondente al suo peso in oro. Un’usanza simile fu eseguita sporadicamente anche da alcuni signorotti europei, e traccia di questa tradizione è rimasta in soprannomi come “pala d’oro”. Pare che questi signorotti distribuissero al popolo quantità varie di monete soprattutto in occasione della nascita di un figlio, in relazione al peso del neonato.
“Affare d’oro” allude a un ottimo affare, soprattutto sotto il profilo del guadagno economico.
“Nuotare nell’oro” significa essere persone molto ricche, avere molto denaro, come se si disponesse di tanto oro da potervi nuotare dentro. Emblematica è l’immagine del personaggio di Paperon de’ Paperoni, spesso raffigurato mentre nuota nella sua piscina piena di monete d’oro.
Quando l’oro indica un talento o un legame
“Ugola d’oro” indica un grande cantante, una persona di successo dalle particolari capacità canore e dotata di una bellissima voce.
“Gabbia d’oro” oppure “gabbia dorata” allude a una situazione apparentemente invidiabile, comoda e agiata, senza preoccupazioni economiche o materiali, ma caratterizzata al tempo stesso dalla privazione di determinate libertà. È l’immagine psicologicamente più ricca tra queste: racconta il prezzo nascosto del benessere quando si paga con la rinuncia alla libertà.
“Nozze d’oro” indica il cinquantesimo anniversario di matrimonio: siccome per una coppia di coniugi è difficile restare insieme così tanti anni, lo si paragona a questo materiale prezioso. Il diamante, però, vale di più, e infatti le “nozze di diamante” indicano il sessantesimo anno dalle nozze.
“Per tutto l’oro del mondo” è un’espressione usata di solito per ribadire un rifiuto, e dunque il fatto che non si è disposti a fare qualcosa nemmeno in cambio di una contropartita generosa e preziosa quanto questo metallo.
Quando l’oro diventa metafora di altre risorse
“Oro blu” indica l’acqua, in genere potabile, che come si sa è ciò che consente la vita. Molte parti della Terra hanno difficoltà a procurarsela e questo la qualifica come qualcosa di talmente prezioso da essere paragonato implicitamente all’oro. Per ragioni simili è nata l’espressione “oro nero”, che indica invece il petrolio, indispensabile per la vita quotidiana almeno fino a quando non sarà sostituito completamente da risorse rinnovabili.
Domande frequenti
Cosa vuol dire “oro di Bologna” o “oro del Giappone”?
Entrambe le espressioni indicano oro falso, cioè un metallo vile che imita quello prezioso. I nomi delle città servono soltanto a creare la rima, come mostra il detto completo “oro di Bologna che diventa rosso dalla vergogna”.
Perché si dice “prendere per oro colato”?
Perché l’oro colato è oro puro, già sottoposto al processo di coppellazione che ne elimina le impurità. Da qui il significato di accettare un’affermazione o un discorso come pienamente veritiero, valido ed effettivo.
Qual è l’origine dell’espressione “pagare a peso d’oro”?
Affonda le radici in antiche pratiche: nel diritto germanico il risarcimento per certi omicidi poteva equivalere al peso della vittima in oro, e in vari Paesi orientali il sovrano si faceva pesare per distribuire al popolo l’equivalente in oro. Oggi indica semplicemente l’acquisto di un bene a un prezzo carissimo.
Cosa rappresenta la “gabbia d’oro”?
Una situazione comoda e agiata, priva di preoccupazioni materiali, ma segnata dalla rinuncia a determinate libertà. È la metafora del benessere che ha un prezzo nascosto, dove la ricchezza convive con una sostanziale mancanza di libertà.
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