Non credo nella psicologia, sono solo chiacchiere!

Come possono le parole risolvere sintomi così acuti? Se le parole bastassero, anche un buon amico andrebbe bene ugualmente o potrei fare da me!

Molti dubitano circa l’efficacia di un percorso psicoterapeutico. In parte, tale diffidenza risiede nel mezzo utilizzato per la cura: non un farmaco, ma bensì la parola. Un qualunque sintomo psicologico è spesso vissuto come un sintomo organico, come una febbre o un mal di pancia. Ci riesce difficile credere che il nostro medico possa far passare il nostro malanno semplicemente parlando con noi una volta alla settimana… Quindi perché credere nella psicologia e psicoterapia?

Psicoterapia e Psicologia utilizzano tecniche e strumenti mediati prevalentemente dal linguaggio. Molti mettono in dubbio la loro efficacia, enfatizzando proprio questo aspetto con il termine “chiacchierata”: com’è possibile “curare” solo utilizzando la parola? Da una parte è legittimo porsi questo interrogativo, tuttavia dovremmo anche dubitare dell’esistenza di tutte quelle situazioni nelle quali attraverso il solo strumento verbale, la mente di qualcuno è manipolata al punto da commettere gesti estremi. In realtà ciò in cui crediamo, il nostro pensiero per quanto sia astratto e verbale, ha un potere enorme nel guidare le nostre azioni e nel modulare le nostre emozioni e reazioni agli eventi. Attraverso la psicoterapia e la psicologia è possibile individuare e ristrutturare i contenuti del pensiero alla base della sofferenza psichica.

Il ruolo delle nostre credenze

reazione agli eventi

Tutto ciò in cui crediamo ha un grande peso nel determinare le nostre reazioni agli eventi. Ognuno di noi nasce, cresce e sviluppa la propria personalità all’interno di un sistema famigliare. I genitori, le figure educative e i diversi stimoli contribuiscono a formare un insieme di credenze e valori con i quali l’adolescente e successivamente l’adulto, si affaccerà al mondo che lo circonda. Quindi, utilizzerà questo insieme di concetti per interpretare e dare significato agli avvenimenti esterni di cui farà esperienza: un fallimento scolastico o lavorativo, un lutto, interazioni amicali o amorose, tutto sarà filtrato e ordinato grazie al nostro sistema organizzato di credenze e contenuti. Ne consegue che se credo che un fallimento sia qualcosa di terribile, avrò un determinato vissuto emotivo; se al contrario, sono convinto che un fallimento è qualcosa di negativo che può capitare ma non toglie nulla al mio valore personale, avrò delle emozioni più tollerabili e una reazione più adattiva.

Tutto questo sistema di credenze si struttura a partire dall’infanzia ed è molto rigido proprio per il suo ruolo di organizzatore delle esperienze, assicurando coerenza interna e una certa solidità. Nonostante la sua rigidità, esso ha preso forma grazie a comunicazioni prevalentemente verbali e continua ad avere una struttura verbale.

L’uso della parola nella manipolazione mentale

Ci sono casi in cui solo attraverso la parola, l’individuo costruisce nuove credenze sulla base delle quali compie scelte drastiche nella propria vita. Ne sono un esempio i movimenti religiosi, ai quali spesso ci si affaccia in momenti delicati. Alcuni di essi predicano regole molto rigide, quali: il rifiuto delle trasfusioni di sangue o la chiusura dei rapporti con i famigliari che non fanno parte dello stesso culto.

L’introduzione di nuove credenze avviene attraverso la trasmissione di contenuti verbali che l’individuo utilizza come nuovo filtro per rapportarsi alla realtà e per reagire agli stimoli in modo diverso rispetto al passato. In casi estremi e gravi sentiamo parlare di sette all’interno delle quali si legittima perfino l’abuso sessuale sui propri figli; le persone coinvolte non sono stupide o drogate da farmaci, sono sempre vittime di manipolazione mentale attraverso contenuti verbali.

Tutti noi esseri umani abbiamo bisogno di un sistema di riferimento; che sia di contenuto religioso o meno, la necessità di avere una solida struttura che sia da guida all’azione è qualcosa di irrinunciabile. In momenti di particolare fragilità, l’individuo è più permeabile a nuove influenze esterne, proprio perché il suo sistema di riferimento non risulta più efficace e ciò produce crisi. Questa debolezza è quella che spesso viene sfruttata da queste sette o movimenti per introdurre nuovi contenuti di riferimento. Se l’individuo invece si rivolge ad un terapeuta, allo stesso modo (ossia, mediante lo strumento verbale) sarà guidato verso la costruzione di convinzioni più adattive e verso la soluzione della “crisi”.

L’utilizzo della parola in psicoterapia

parola in psicoterapia

Con le dovute differenze a seconda del tipo di approccio, la psicoterapia si propone di individuare e modificare quei contenuti di pensiero che sono alla base delle difficoltà del paziente. L’utilizzo della parola in questo caso non si propone di inculcare nuovi concetti, piuttosto si propone di guidare l’individuo nell’esplorazione delle proprie credenze e significati con i quali interpreta il mondo e reagisce agli eventi. Durante l’infanzia e l’adolescenza infatti è possibile che si siano formati determinati concetti come ad esempio: “se mi lego a qualcuno soffrirò sicuramente”; “tutti quelli che mi conoscono mi rifiuteranno”; “non valgo nulla” … Credenze come quelle elencate possono influenzare il nostro modo di rapportarci agli altri e possono alimentare emozioni come tristezza, ansia, vergogna che vanno a caratterizzare la sofferenza psichica dell’individuo.

La psicoterapia, a seconda del tipo di approccio, si avvale di tecniche e strumenti per destrutturare le credenze disfunzionali e ricostruire con il paziente dei nuovi costrutti più adattivi con i quali rispondere in modo più efficace agli eventi esterni e modulare le proprie emozioni.

La psicoterapia è sempre efficace?

Come la medicina e come qualunque attività mediata dall’azione umana, anche la psicoterapia è fallibile. La sua efficacia è legata a diversi fattori: a prescindere dal tipo di approccio, una variabile importante è la relazione terapeutica. Qualunque tecnica aumenta la sua efficacia all’interno di una relazione paziente-terapeuta solida: buon grado di fiducia, accordo sugli scopi del trattamento e collaborazione nel processo terapeutico. Altri fattori importanti nel determinare l’efficacia riguardano ovviamente, la bravura del terapeuta e le risorse del paziente.

In conclusione, credere nella psicoterapia non è un atto di fede: quello che pensiamo è il motore della nostra azione e così come è stato costruito può essere ristrutturato. Lo sfogo con un amico può risultare confortante o liberatorio, ma solo un professionista può essere in grado di individuare le credenze disfunzionali e guidare nella loro ristrutturazione.

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