Coppia e Relazioni

Sono cambiato perché sono distaccato emotivamente?

“Prima sentivo un forte coinvolgimento di fronte a certi eventi, adesso molte situazioni non mi toccano più come un tempo. Sono diventato una persona fredda e cinica?” È una domanda che molte persone empatiche si pongono, spesso con un giudizio severo verso se stesse. La psicologia offre una lettura diversa e rassicurante: quel distacco non […]

Sono cambiato perché sono distaccato emotivamente?
“Prima sentivo un forte coinvolgimento di fronte a certi eventi, adesso molte situazioni non mi toccano più come un tempo. Sono diventato una persona fredda e cinica?” È una domanda che molte persone empatiche si pongono, spesso con un giudizio severo verso se stesse. La psicologia offre una lettura diversa e rassicurante: quel distacco non è cinismo, ma un meccanismo di protezione che la mente attiva per preservare il proprio equilibrio. Capirlo aiuta a smettere di giudicarsi e a prendersi cura di sé.

Quando l’empatia diventa un peso

Molte persone possiedono una grande empatia come qualità connaturata alla propria personalità. La capacità di sentire sulla propria pelle la sofferenza e la gioia dell’altro rende individui dalle ottime doti relazionali. Tuttavia, tutto questo ha anche dei costi. Una sofferenza emotiva ripetuta può indurre lo sviluppo di uno scudo di protezione nei confronti di ulteriore dolore considerato “non necessario”.

Quando un individuo è dotato di grande empatia può impiegare molta energia psichica nel tentativo di regolare le emozioni proprie e quelle altrui. Questo investimento continuo può innescare un meccanismo di difesa automatico che protegge la persona. In risposta subentra una sorta di indifferenza emotiva di fronte a eventi che prima inducevano forte coinvolgimento. Il problema è che spesso ci si giudica negativamente per questo cambiamento, invece di comprenderne la natura adattiva e funzionale.

L’empatia: vantaggi e svantaggi

La capacità di ascoltare le emozioni dell’altro e di vibrare con esse, quasi fossimo noi a vivere il medesimo evento, è un grande dono. Nel suo sviluppo giocano in parte fattori ambientali, legati all’educazione emotiva ricevuta dalle figure genitoriali; dall’altra ci sono persone naturalmente più predisposte rispetto ad altre. L’empatia ha un peso enorme nelle nostre relazioni: essendo lo strumento che ci permette di condividere con l’altro, la sua presenza assicura la creazione di legami profondi e significativi.

Tuttavia l’empatia è anche responsabile del farci sentire il dolore di persone a noi estranee. Fatti e tragedie di cui veniamo a conoscenza vengono largamente amplificati quando c’è una forte empatia. Per quanto si possa essere dotati di buone strategie di regolazione delle emozioni, si è molto più esposti allo stress emotivo rispetto ad altri. La persona empatica è infatti costretta a investire sempre una grande quantità di energie per regolare le proprie emozioni e quelle degli altri, che si sfogano con lei dei propri drammi.

L’empatico e il suo punto di rottura

Chi è dotato di forte empatia spesso si impegna molto nei rapporti interpersonali, assicurandosi il benessere del prossimo anche nei piccoli dettagli. All’empatico viene quasi automatico mettersi nei panni di chi ha di fronte in qualunque momento della giornata: che sia il commesso con cui interagisce o l’amico che ha bisogno di conforto, l’impegno che ci mette è costante. Molto spesso si aspetta altrettanto dal prossimo e altrettanto spesso rimane deluso nel verificare che le cose non funzionano così. Questa delusione è già una piccola, costante ferita per l’empatico, di solito non sufficiente a modificarne la personalità.

Purtroppo, però, la vita è fatta anche di tragedie che possono colpire chiunque, anche l’empatico. Se un certo numero di eventi gravi e dolorosi colpisce queste persone dotate di spiccata sensibilità, è possibile che si inneschi un meccanismo di sicurezza a protezione della salute psichica. Esattamente come un interruttore impedisce a un sistema di collassare forzandone l’arresto, l’empatia può essere disinnescata. Questo meccanismo automatico protegge la psiche del soggetto ed è quindi funzionale al suo adattamento, soprattutto in concomitanza di gravi lutti da elaborare.

Ci si può abituare al dolore?

Spesso, anche in assenza di gravi tragedie, è possibile che un empatico disinneschi almeno in parte questa sua capacità. Si tratta di quelle persone che sono esposte per professione alla continua sofferenza di chi si rivolge a loro. Anche in questi casi, schermarsi dal dolore dell’altro diventa una strategia funzionale per preservarsi a livello psichico. L’attivazione emotiva richiede infatti un continuo sforzo di elaborazione: energie psichiche che l’individuo sottrae a se stesso, alla sua vita, alle persone più importanti della sua famiglia e ai suoi amici.

Dal momento che l’empatico è naturalmente altruista, continuerà ad avere energie per tutti, togliendo prevalentemente a se stesso. I propri bisogni vengono costantemente messi da parte, fino ad arrivare al medesimo punto di rottura. Se non ci si nutre, infatti, non si può nutrire neanche gli altri. Così, in automatico, il nostro cervello razionale sceglie per noi quando attivare le capacità empatiche, selezionando con rigore i momenti in cui sono davvero necessarie.

Equilibrare l’empatia o giudicarsi per insensibilità?

Se sei sempre stato apprezzato dagli altri per la tua capacità empatica, potresti pensare che questo nuovo cambiamento sia il segno di un brusco viraggio verso il cinismo. In realtà una persona empatica non può diventare cinica. Piuttosto che giudicarsi, si dovrebbe accettare il nuovo adattamento, valutandone il profondo valore funzionale e protettivo nei confronti del proprio benessere psichico.

Questo cambiamento, inoltre, può rivelarsi vantaggioso non solo per noi stessi ma anche per gli altri. L’empatia comporta un coinvolgimento emotivo che non sempre si accompagna a un aumento della capacità di aiutare il prossimo. Ad esempio, se fossimo chirurghi saremmo più capaci di operare un estraneo che nostra madre: un eccessivo coinvolgimento emotivo potrebbe incidere negativamente sulla concentrazione e sulla precisione, nonostante il fortissimo desiderio di aiutare quella persona.

In conclusione, se ci troviamo in questa condizione di distacco emotivo, prima di giudicarci impariamo a indagarne il motivo. Grazie a questo processo, forse, adesso ci occupiamo anche di noi stessi. E da quando ci occupiamo di più di noi stessi, non siamo per caso più efficaci anche nel dare all’altro?

Domande frequenti

Essere diventato distaccato emotivamente significa essere diventato cinico?

No. Secondo questa lettura psicologica, una persona empatica non può trasformarsi in cinica. Il distacco è spesso un meccanismo di protezione automatico che la mente attiva dopo un eccessivo carico emotivo: ha un valore funzionale e protettivo, non corrisponde a un’autentica freddezza d’animo.

Perché le persone molto empatiche arrivano a un punto di rottura?

Perché investono di continuo grandi quantità di energia psichica per regolare le proprie emozioni e quelle degli altri. Dato che l’empatico è naturalmente altruista, tende a togliere risorse a se stesso per darle agli altri, fino a esaurirle. A quel punto può scattare un meccanismo automatico che disinnesca temporaneamente l’empatia.

Il distacco emotivo può essere utile?

Sì. Schermarsi dal dolore può essere una strategia funzionale per preservare l’equilibrio psichico, soprattutto in chi è esposto per professione alla sofferenza altrui o sta elaborando un lutto. Un coinvolgimento eccessivo, come nell’esempio del chirurgo, può persino ridurre la capacità di aiutare concretamente gli altri.

Cosa fare se ci si accorge di essere più distaccati di prima?

Invece di giudicarsi, conviene indagare il motivo del cambiamento. Spesso quel distacco segnala che si è iniziato finalmente a occuparsi anche di se stessi. Riconoscere il valore protettivo di questo adattamento aiuta a vivere il cambiamento con serenità e, paradossalmente, a essere più disponibili verso gli altri.

Sentirsi più distaccati emotivamente di un tempo non è un segno di cinismo, ma spesso un meccanismo di protezione che la mente di una persona empatica attiva per non esaurirsi. L’empatia è un dono prezioso, ma ha un costo: regolare di continuo le emozioni proprie e altrui consuma energie. Quando il cervello disinnesca temporaneamente questa capacità, lo fa per preservarci. Invece di giudicarci, possiamo leggere quel distacco come un invito a prenderci finalmente cura anche di noi stessi.
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