Il trauma del terremoto

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Conseguenze psicologiche del dramma di Corinaldo

Corinaldo sotto shock, la Regione Marche annulla qualsiasi evento in segno di lutto. È  l’Italia che piange.

Quelli che seguono sono i racconti di una madre che ha visto la figlia viva all’uscita della discoteca “Lanterna Azzurra” :

Mia figlia passava da un discorso all’altro: “Mamma fortuna Loris che mi ha tirato fuori prendendomi per la testa e, grazie ai miei stivali che mi hanno protetto, domani andiamo a Loreto”

La stessa madre aggiunge: “Era un testa o croce, in questo caso i figli sono di tutti”.

Cosa succede nella mente di un adolescente che ha vissuto un Trauma come questo?

Vivere una scena di tale portata emotiva, in cui emergono emozioni di terrore legate all’estrema paura di morire per se stessi e per gli altri, ha tutte le caratteristiche di trauma con la T maiuscola.

Si definiscono traumi con la T maiuscola o “grandi”, quelle “esperienze traumatiche di natura estrema” che comprendono la percezione di pericolo al corpo, attacco al sé, che portano alla morte o minaccia all’integrità fisica propria o delle persone care. Si distinguono i traumi con la t minuscola o “piccoli” traumi come “esperienze traumatiche non estreme” che implicano eventi di vita meno catastrofici, con una percezione intensa di pericolo ma non per questo meno traumatici se costanti e ripetitivi (I. Fernandez)

Elaborare il trauma

In certi casi il nostro cervello riesce ad elaborare il trauma, che tende a risolversi naturalmente senza un intervento specialistico, altre volte invece, la persona, a causa di svariati fattori non riesce ad integrare l’evento nella sua storia personale.

Nell’esperienza traumatica abbiamo bisogno di una persona con cui parlare.

È importante sapere che il trauma porta con se emozioni intense che perdurano nel tempo.

Meglio riprendere presto la quotidianità, con la consapevolezza di una maggiore affaticabilità.

L’età adolescenziale porta in sé una complessa vita psichica e una fragilità particolare.

Il rischio più grande per questi ragazzi, che hanno vissuto il dramma nella notte tra il Venerdì 7 e il Sabato 8 Dicembre, è quello di sviluppare, nei mesi successivi, un Disturbo da Stress Post-traumatico (PTSD; DSM-V)

PTSD: come si manifesta

disturbo post traumatico da stress

SINTOMI INTRUSIVI, come ricordi o sogni del trauma ricorrenti, involontari ed intrusivi. Flashback in cui ci si sente o si agisce come se l’evento traumatico si stesse ripresentando.

EVITAMENTO PERSISTENTE DEGLI STIMOLI ASSOCIATI ALL’EVENTO TRAUMATICO, la persona cerca di evitare ricordi spiacevoli e sentimenti associati all’evento traumatico, così come vengono evitati persone, luoghi, conversazioni, attività, oggetti e situazioni che possono suscitare ricordi associati all’evento traumatico.

ALTERAZIONI NEGATIVE DI PENSIERI ED EMOZIONI, la persona può non ricordare qualche aspetto importante dell’evento traumatico, sviluppare persistenti ed esagerate convinzioni o aspettative negative su se stessi, gli altri, o il mondo come ad esempio “io sono cattivo”, “non ci si può fidare di nessuno”, “il mondo è assolutamente pericoloso”. I sentimenti prevalenti sono di paura, orrore, rabbia, colpa o vergogna,

MARCATA ALTERAZIONE COMPORTAMENTALE, si osserva comportamento irritabile ed esplosioni di rabbia (con minima nessuna provocazione) tipicamente espressi nella forma di aggressione verbale o fisica nei confronti di persone o oggetti. Ipervigilanza, esagerate risposte di allarme, difficoltà relative al sonno o all’addormentamento.

Si possono inoltre associare anche sensazioni di irrealtà.

Subito dopo l’esperienza traumatica, la realtà quotidiana attorno a noi può sembrare irreale o irrilevante, come se ci trovassimo sotto a una campana di vetro o in mezzo ad un incubo .

Se il senso di irrealtà ed il sentirsi distaccati dai propri processi mentali come se si fosse un osservatore esterno al proprio corpo perdurano, al Disturbo da Stress Post-traumatico si associano sintomi dissociativi.

Prevenire e curare

Per questi motivi, da un punto di vista psicologico e no solo, risulta fondamentale prevenire tale decorso, attraverso percorsi psicoterapeutici adeguati, rivolti sia agli adolescenti che ai loro familiari.

Una metodologia riconosciuta oramai scientificamente è la pratica terapeutica EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), che associata ad un approccio psicoterapeutico narrativo, può sostenere l’elaborazione del trauma.

Bisogna ricordare che questa tipologia di trauma si estende dall’adolescente alla famiglia fino ad arrivare all’intera società.

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