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Il trauma del terremoto

Una serata in discoteca trasformata in tragedia. Il dramma di Corinaldo, nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, ha lasciato un segno profondo non solo nelle vittime e nelle loro famiglie, ma in tutti i ragazzi che hanno vissuto quella scena di terrore. Cosa accade nella mente di un adolescente che attraversa un […]

Il trauma del terremoto
Una serata in discoteca trasformata in tragedia. Il dramma di Corinaldo, nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, ha lasciato un segno profondo non solo nelle vittime e nelle loro famiglie, ma in tutti i ragazzi che hanno vissuto quella scena di terrore. Cosa accade nella mente di un adolescente che attraversa un trauma di tale portata? E come si può prevenire che quel ricordo diventi una ferita duratura? Proviamo a fare chiarezza.

Un’intera comunità sotto shock

Dopo la tragedia, Corinaldo si fermò nel lutto e la Regione Marche annullò gli eventi in programma. Fu l’Italia intera a piangere. In quelle ore, i racconti di chi aveva vissuto la notte da vicino restituivano il senso di sospensione e incredulità che accompagna ogni evento traumatico improvviso: la consapevolezza di essersi salvati quasi per caso, il pensiero rivolto a chi non ce l’aveva fatta, la sensazione che in una circostanza simile i figli, come si disse allora, siano un po’ di tutti.

Da questi vissuti nasce una domanda che merita una risposta seria: cosa succede nella mente di un ragazzo che ha vissuto un’esperienza così estrema?

Che cos’è un trauma con la T maiuscola

Vivere una scena di simile portata emotiva, in cui emergono il terrore e la paura concreta di morire, per se stessi e per gli altri, ha tutte le caratteristiche di ciò che in psicologia si definisce trauma con la T maiuscola.

Si definiscono traumi con la T maiuscola, o grandi traumi, le esperienze traumatiche di natura estrema: comprendono la percezione di un pericolo per il corpo, un attacco al sé, la minaccia di morte o all’integrità fisica propria o delle persone care. Si distinguono dai traumi con la t minuscola, o piccoli traumi, cioè esperienze meno catastrofiche, con una percezione intensa di pericolo ma non per questo prive di conseguenze, soprattutto se costanti e ripetute nel tempo (I. Fernandez).

Elaborare il trauma

In molti casi il cervello riesce a elaborare il trauma, che tende a risolversi naturalmente senza un intervento specialistico. Altre volte, invece, per una combinazione di fattori, la persona non riesce a integrare l’evento nella propria storia personale, e il ricordo resta come bloccato, carico di emozioni intense che perdurano nel tempo.

Alcune indicazioni di buon senso aiutano in questa fase. È importante avere qualcuno con cui parlare di ciò che è accaduto. È utile riprendere presto la quotidianità, pur nella consapevolezza di una maggiore stanchezza e affaticabilità. E va ricordato che l’età adolescenziale porta con sé una vita psichica complessa e una particolare fragilità, che rende questi ragazzi più esposti.

Il rischio più grande, per chi ha vissuto un dramma di questa intensità, è di sviluppare nei mesi successivi un Disturbo da Stress Post-traumatico (PTSD, secondo il DSM-5).

Come si manifesta il Disturbo da Stress Post-traumatico

Il PTSD si riconosce attraverso alcune famiglie di sintomi, che il manuale diagnostico descrive con precisione.

Sintomi intrusivi

Ricordi o sogni del trauma ricorrenti, involontari e intrusivi. Flashback in cui ci si sente, o si agisce, come se l’evento traumatico si stesse ripresentando nel presente.

Evitamento persistente

La persona tende a evitare ricordi, pensieri e sentimenti legati all’evento, così come persone, luoghi, conversazioni, attività, oggetti e situazioni che possano richiamarlo alla memoria.

Alterazioni negative di pensieri ed emozioni

Può comparire l’incapacità di ricordare aspetti importanti dell’evento, oppure lo sviluppo di convinzioni negative ed esagerate su di sé, sugli altri o sul mondo, come io sono cattivo, non ci si può fidare di nessuno, il mondo è assolutamente pericoloso. Prevalgono sentimenti di paura, orrore, rabbia, colpa o vergogna.

Marcata alterazione comportamentale

Si osservano irritabilità ed esplosioni di rabbia anche con minima o nessuna provocazione, espresse come aggressività verbale o fisica, ipervigilanza, esagerate risposte di allarme, difficoltà legate al sonno e all’addormentamento.

A questi sintomi possono associarsi sensazioni di irrealtà. Subito dopo l’esperienza traumatica, la realtà quotidiana può sembrare irreale o lontana, come se ci si trovasse sotto una campana di vetro o dentro un incubo. Se il senso di irrealtà e il sentirsi distaccati dai propri processi mentali, come osservatori esterni al proprio corpo, persistono nel tempo, al disturbo si associano sintomi dissociativi.

Prevenire e curare

Proprio per questo, da un punto di vista psicologico e non solo, è fondamentale prevenire un simile decorso, attraverso percorsi psicoterapeutici adeguati rivolti sia agli adolescenti sia alle loro famiglie.

Tra le metodologie oggi riconosciute scientificamente vi è l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), che, associata a un approccio psicoterapeutico narrativo, può sostenere l’elaborazione del trauma. Va ricordato, infine, che un trauma di questo tipo non riguarda solo il singolo: si estende dall’adolescente alla famiglia, fino a coinvolgere l’intera comunità.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra trauma con la T maiuscola e con la t minuscola?

I traumi con la T maiuscola sono esperienze estreme che comportano un pericolo per la vita o l’integrità fisica, propria o altrui. I traumi con la t minuscola sono esperienze meno catastrofiche ma comunque dolorose, che possono incidere profondamente soprattutto se ripetute nel tempo.

Tutti coloro che vivono un evento traumatico sviluppano un PTSD?

No. In molti casi il cervello elabora il trauma in modo naturale. Il Disturbo da Stress Post-traumatico si sviluppa solo in una parte delle persone, in presenza di determinati fattori di vulnerabilità, e per questo la prevenzione e il supporto precoce sono così importanti.

Perché gli adolescenti sono più vulnerabili?

L’adolescenza è una fase di intensa trasformazione psichica e di particolare fragilità emotiva. Questo rende i ragazzi più esposti alle conseguenze di un’esperienza traumatica e rende prezioso il sostegno di adulti e professionisti.

Cos’è l’EMDR e come aiuta?

L’EMDR è una metodologia terapeutica riconosciuta scientificamente che, attraverso la stimolazione bilaterale e i movimenti oculari, favorisce la rielaborazione dei ricordi traumatici. Associata a un lavoro psicoterapeutico narrativo, aiuta a integrare l’evento nella storia personale.

In sintesi: un evento estremo come il dramma di Corinaldo può lasciare nei giovani un trauma con la T maiuscola. In molti casi il trauma si elabora naturalmente, ma in alcuni può evolvere in un Disturbo da Stress Post-traumatico, riconoscibile da sintomi intrusivi, evitamento, alterazioni di pensieri ed emozioni e del comportamento. Prevenzione e percorsi terapeutici adeguati, come l’EMDR, sono fondamentali, e devono coinvolgere anche le famiglie.
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