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Il linguaggio universale della musica

Giornata nera, umore sotto i tacchi: torniamo a casa e ci viene voglia di ascoltare musica. Non una cosa qualsiasi, ma qualcosa che rispecchi il nostro stato d’animo. Perché quando ci sentiamo giù abbiamo bisogno di sentire che anche altri stanno provando le stesse cose che proviamo noi, e cosa c’è di meglio di un […]

Il linguaggio universale della musica
Giornata nera, umore sotto i tacchi: torniamo a casa e ci viene voglia di ascoltare musica. Non una cosa qualsiasi, ma qualcosa che rispecchi il nostro stato d’animo. Perché quando ci sentiamo giù abbiamo bisogno di sentire che anche altri stanno provando le stesse cose che proviamo noi, e cosa c’è di meglio di un artista che sembra interpretare i nostri pensieri? Ma quanto è universale questa esperienza? La musica parla davvero la stessa lingua per tutti?

La musica è un linguaggio universale?

Immaginiamo una piattaforma di streaming che studia delle playlist per soddisfare le nostre richieste. La selezione si basa sull’utilizzo di una serie di algoritmi, un incrocio di un numero impressionante di dati che, basandosi sui gusti musicali espressi dagli utenti, confeziona playlist su misura per noi. Un bel lavoro, certo, ma da oggi potrebbe essere un po’ più facile se partiamo dal presupposto che la musica è un linguaggio universale, che tutti percepiamo allo stesso modo. Indipendentemente da età e cultura, la spinta emozionale che provoca in chi la ascolta sarebbe la stessa.

Impossibile? No, assolutamente certo. Ce lo ha recentemente dimostrato una ricerca effettuata dalla Berkeley University, in California. Un’idea affascinante, perché suggerisce che dietro la varietà infinita di generi e stili musicali esista una grammatica emotiva comune a tutta l’umanità.

La ricerca

L’impegno richiesto è stato enorme: oltre 2000 brani musicali campionati e qualcosa come 2849 partecipanti alla ricerca, selezionati tra cittadini americani e cinesi allo scopo di verificare l’eventuale incidenza delle componenti culturali.

Ciascuno di loro ha ascoltato ore e ore di musica, dei generi più diversi, dal rock alla musica classica all’heavy metal, classificando poi i brani a seconda delle emozioni che avevano suscitato nel loro cervello. In base ai dati raccolti è stato possibile individuare 13 tipi di emozioni che l’ascolto della musica provoca in ciascuno di noi. Eccole:

  • divertimento
  • gioia
  • erotismo
  • bellezza
  • rilassatezza
  • tristezza
  • fantasia
  • trionfo
  • ansia
  • paura
  • fastidio
  • ribellione
  • energia

I ricercatori hanno descritto l’esito di questo lavoro come “la creazione di una libreria musicale suddivisa in base alle emozioni, che cattura la combinazione di sentimenti associati a ciascun brano”.

Perché queste 13 emozioni contano

Ciò che rende interessante questa mappatura non è solo il numero di sentimenti individuati, ma il fatto che ricorrano in modo simile in persone con background culturali molto diversi. Significa che, davanti allo stesso brano, un ascoltatore americano e uno cinese tendono a riconoscere lo stesso tipo di emozione di fondo, pur restando liberi di viverla con sfumature e intensità personali.

I fattori culturali

Se l’esperienza emozionale è risultata assimilabile per tutti, qualche differenza si è rilevata nell’intensità dell’emozione percepita e nel valore che le è stato attribuito. Come hanno spiegato i ricercatori, se a un brano è stato associato un sentimento di rabbia, diversa e di diversa intensità può essere stata la valutazione positiva o negativa che quel sentimento ha suscitato in chi lo ha provato.

A determinare queste differenze sono fattori culturali che non possono essere isolati del tutto. Per confermare la validità dei risultati raggiunti, i ricercatori hanno svolto una ricerca confermativa in cui ai soggetti coinvolti, sia americani che cinesi, sono stati fatti ascoltare oltre 300 brani appartenenti a una specifica cultura (musica occidentale e musiche tradizionali cinesi). Anche in questo caso, indipendentemente dalla cultura di appartenenza dei soggetti coinvolti, le musiche hanno dimostrato di evocare in tutti lo stesso sentimento.

Mettetevi alla prova

Volete mettervi alla prova? I ricercatori della Berkeley University hanno pensato anche a questo e hanno creato una mappa interattiva dove ciascuno può sperimentare le proprie emozioni in risposta all’ascolto di un pezzo musicale. All’interno di questa mappa i campioni musicali sono tracciati tenendo conto delle 13 dimensioni dell’esperienza emotiva individuate dalla ricerca. Ogni lettera corrisponde a una traccia musicale: basterà collegarsi e muovere il mouse per ascoltare tantissimi estratti e, tenendo premuto il mouse sulle lettere che appariranno, si potranno addirittura riorganizzare i brani a seconda delle emozioni che suscitano. Non resta che verificare se i risultati della ricerca sono validi anche per voi.

La strada è ancora lunga

“La musica è un linguaggio universale” hanno concluso i ricercatori “ma non sempre prestiamo sufficiente attenzione a ciò che dice e a come viene compresa. Volevamo fare un primo passo importante per risolvere il mistero di come la musica possa evocare tante emozioni diverse e sfumate.” Un primo passo, appunto: la mappa emotiva della musica è tracciata, ma capire fino in fondo come e perché una sequenza di suoni riesca a smuovere ansia, gioia o trionfo resta una delle domande più affascinanti a cui la ricerca prova a rispondere.

Domande frequenti

La musica è davvero un linguaggio universale?

Secondo la ricerca della Berkeley University, sì: la spinta emozionale che la musica provoca in chi la ascolta tende a essere la stessa indipendentemente da età e cultura. Nello studio, ascoltatori americani e cinesi hanno riconosciuto le stesse emozioni di fondo davanti agli stessi brani, anche quando appartenevano a tradizioni musicali diverse.

Quante e quali emozioni suscita la musica secondo lo studio?

La ricerca ha individuato 13 tipi di emozioni: divertimento, gioia, erotismo, bellezza, rilassatezza, tristezza, fantasia, trionfo, ansia, paura, fastidio, ribellione ed energia. Da qui i ricercatori hanno costruito una vera e propria “libreria musicale” organizzata in base ai sentimenti associati a ciascun brano.

La cultura influisce sul modo in cui percepiamo la musica?

L’esperienza emotiva di base è risultata simile per tutti, ma i fattori culturali incidono sull’intensità dell’emozione percepita e sul valore, positivo o negativo, che le viene attribuito. Uno stesso brano può quindi evocare in tutti la stessa emozione di fondo, come la rabbia, ma essere valutato in modo diverso a seconda del background dell’ascoltatore.

Come è stata condotta la ricerca della Berkeley University?

Sono stati campionati oltre 2000 brani musicali di generi diversi, dal rock alla classica all’heavy metal, e coinvolti 2849 partecipanti tra cittadini americani e cinesi. Dopo aver classificato i brani in base alle emozioni suscitate, i ricercatori hanno svolto una fase confermativa con oltre 300 brani legati a culture specifiche, confermando che le musiche evocavano gli stessi sentimenti a prescindere dalla cultura di appartenenza.

Una ricerca della Berkeley University, condotta su oltre 2000 brani e quasi 2900 partecipanti americani e cinesi, suggerisce che la musica sia davvero un linguaggio universale: individua 13 emozioni ricorrenti a prescindere da età e cultura. I fattori culturali incidono sull’intensità e sulla valutazione delle emozioni, non sul loro riconoscimento di fondo. Un primo passo importante per capire come i suoni riescano a muovere sentimenti tanto diversi.
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