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Il Potere della Musica

La bellezza della musica sta nel non farci sentire soli, nel condividere emozioni con gli altri, nell’immortalare un evento associandolo a una canzone. La musica dà piacere, suscita forti passioni, stimola i ricordi, facilita e rafforza i legami sociali e dà luogo a una forma di comunicazione che va oltre le parole, arrivando a far […]

Il Potere della Musica
La bellezza della musica sta nel non farci sentire soli, nel condividere emozioni con gli altri, nell’immortalare un evento associandolo a una canzone. La musica dà piacere, suscita forti passioni, stimola i ricordi, facilita e rafforza i legami sociali e dà luogo a una forma di comunicazione che va oltre le parole, arrivando a far presa sul sistema inconscio. In queste pagine raccogliamo alcuni spunti e riflessioni sulla musica e i suoi effetti sulla nostra mente e sul nostro modo di stare con gli altri.

Una comunicazione che va oltre le parole

L’ascolto musicale riesce a ottenere un coinvolgimento emotivo molto alto perché va oltre la semantica. Non si limita a trasmettere un significato letterale: raggiunge un grado di metacomunicazione che si decodifica grazie a un ascolto empatico. È per questo che una canzone può dirci molto di più di quanto facciano le parole pronunciate, e può farci sentire compresi anche quando nessuno intorno a noi sta davvero parlando.

Questa capacità di parlare a un livello profondo spiega perché la musica accompagna da sempre i momenti più importanti della vita delle persone, dai riti collettivi alle esperienze più intime e private. Condividere un brano con qualcuno significa condividere uno stato d’animo, e proprio questa condivisione è una delle ragioni per cui ascoltiamo musica insieme agli altri.

La musica influenza il potenziale del nostro cervello

Vi è sicuramente capitato, mentre ascoltate una canzone, di scandirne il ritmo battendo il piede con una certa cadenza. Cambiando il ritmo della melodia cambierà anche quello del nostro piede, ed è stato osservato che cambia anche quello delle nostre connessioni mentali.

Alcuni brani possono concretizzare specifici stati d’animo come calma e serenità, condizioni che permettono al potenziale del nostro cervello di essere sfruttato al massimo. Per questo motivo la musica viene scelta consapevolmente in molte attività quotidiane: c’è chi studia o lavora con un sottofondo che favorisce la concentrazione, e chi cerca melodie rilassanti per allentare la tensione dopo una giornata intensa. Il ritmo, in altre parole, non resta fuori da noi: entra in risonanza con il nostro corpo e con la nostra attività mentale.

Le funzioni della musica

Ascoltare musica può assolvere a diverse funzioni e il suo contributo varia da persona a persona, dal grado di coinvolgimento che riusciamo a stabilire con ciò che ascoltiamo, dalla nostra sensibilità, dalle nostre aspettative e dalle necessità che, più o meno inconsciamente, cerchiamo di soddisfare attraverso l’ascolto.

La funzione contenitiva

Una delle principali funzioni è di tipo contenitivo. Capita spesso di cercare brani che già conosciamo, il cui ascolto provoca una regolazione emotiva che avviene rievocando esperienze e vissuti già provati in precedenza. La familiarità di una canzone diventa così una sorta di rifugio sicuro a cui tornare nei momenti di bisogno.

La funzione rievocativa

A questa si accompagna una funzione rievocativa, che stimola i ricordi associandoli all’ascolto. Una melodia può riportarci di colpo a un’estate lontana, a una persona, a un luogo: è il motivo per cui certe canzoni restano legate per sempre a un periodo preciso della nostra vita.

La funzione evasiva

Più nota e sicuramente più riconosciuta è la funzione evasiva, che consente di allontanarsi momentaneamente dalla realtà e favorisce i sogni a occhi aperti. In questi casi la musica diventa una piccola fuga, uno spazio in cui sospendere le preoccupazioni e lasciare correre l’immaginazione.

Il potere della musica triste

Se è facile immaginare le motivazioni che spingono a provare piacere nell’ascolto di musica allegra, più difficile è spiegarsi perché si decida di ascoltare musica triste. Se la musica allegra ha il potere di rallegrarci, si potrebbe pensare che quando siamo tristi dovremmo voler ascoltare canzoni felici, e invece questo non succede quasi mai. Perché? Vogliamo crogiolarci nella nostra infelicità?

Più semplicemente, ascoltare una canzone triste può valere come supporto. L’effetto empatico che si crea con l’ascolto ci fa sentire capiti, ci dà la sensazione di poter condividere quello che ci fa soffrire con qualcuno che ha provato lo stesso dolore. L’ascolto favorisce l’introspezione e ci offre una prospettiva alternativa a un problema contingente. Un messaggio che arriva attraverso la musica risulta rassicurante, non aggressivo, e questo favorisce l’insorgere di un sentimento empatico.

I brani malinconici non suscitano solo tristezza, ma anche emozioni romantiche come la commozione, che contrastano un effetto deprimente. La tristezza che ci arriva dall’arte, in tutte le sue forme, a differenza di quella che può insorgere nella vita quotidiana, non è avvertita come una reale minaccia e viene quindi vissuta in modo molto diverso. Possiamo accostarci a essa con la curiosità di chi esplora un’emozione, senza il timore che ci travolga.

La fruizione tra profani e professionisti

Come abbiamo detto, non tutti viviamo la musica allo stesso modo. Una differenza ancora più marcata pare esistere tra la fruizione del brano musicale di un profano e quella di un professionista.

Un profano che ascolta musica è appagato dallo stabilire con i suoni che ascolta un’empatia che gli procura coinvolgimento emotivo, in modo rilassato e immediato. Sono caratteristiche che vengono meno nell’ascolto di un professionista, il quale, di fronte alla stessa musica, sarà portato a esaminarne la struttura, le componenti vocali e strumentali, il modo in cui viene eseguita. In questo caso il piacere dell’ascolto arriverà, più che dalla componente emotiva, da una componente tecnica: non più una fruizione passiva, ma la valutazione delle competenze di chi ha eseguito il pezzo e la possibilità di riuscire a riprodurlo lui stesso.

Questo non significa che il professionista perda la capacità di emozionarsi, ma che il suo ascolto si arricchisce di una dimensione in più, fatta di analisi e di consapevolezza dei meccanismi che rendono un brano efficace. Su questo tema segnaliamo anche l’intervista a Massimo Priviero, che offre il punto di vista di chi la musica la vive e la costruisce da artista.

Domande frequenti

Perché la musica ci coinvolge così tanto a livello emotivo?

Perché va oltre la semantica e raggiunge un grado di metacomunicazione che si decodifica attraverso un ascolto empatico. La musica fa presa sul sistema inconscio e questo le permette di ottenere un coinvolgimento emotivo molto profondo, spesso più immediato di quello delle parole.

A cosa serve ascoltare musica?

Può assolvere a funzioni diverse: una funzione contenitiva, che regola le emozioni rievocando vissuti familiari; una funzione rievocativa, che stimola i ricordi; e una funzione evasiva, che permette di allontanarsi per un momento dalla realtà e favorisce i sogni a occhi aperti.

Perché ci capita di ascoltare musica triste quando siamo tristi?

Perché un brano malinconico può funzionare come supporto. L’effetto empatico ci fa sentire capiti e ci dà la sensazione di condividere il dolore con chi ha provato lo stesso. Inoltre la tristezza che arriva dall’arte non è vissuta come una reale minaccia e può accompagnarsi a emozioni romantiche come la commozione.

Profani e professionisti ascoltano la musica allo stesso modo?

Non proprio. Il profano cerca soprattutto il coinvolgimento emotivo, in modo rilassato e immediato. Il professionista tende invece ad analizzare struttura, componenti vocali e strumentali ed esecuzione, traendo piacere anche da una componente più tecnica.

La musica è molto più di un sottofondo: è un linguaggio che parla all’inconscio, regola le emozioni, custodisce i ricordi e ci fa sentire meno soli. Imparare ad ascoltarla con consapevolezza, sia nella sua versione allegra sia in quella malinconica, significa riconoscerle il potere che ha di influenzare il nostro stato d’animo e perfino il potenziale del nostro cervello.
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