Psicologia e Società

I media possono uccidere

I media possono davvero influenzare i nostri comportamenti, a volte in modo tragico? Numerose ricerche mostrano come sia possibile lasciarsi travolgere da idee malsane veicolate dall’informazione, al punto che la copertura di un suicidio può innescarne altri. È il cosiddetto effetto Werther, un fenomeno noto da secoli e tanto potente da spingere, nel 2000, l’Organizzazione […]

I media possono uccidere
I media possono davvero influenzare i nostri comportamenti, a volte in modo tragico? Numerose ricerche mostrano come sia possibile lasciarsi travolgere da idee malsane veicolate dall’informazione, al punto che la copertura di un suicidio può innescarne altri. È il cosiddetto effetto Werther, un fenomeno noto da secoli e tanto potente da spingere, nel 2000, l’Organizzazione Mondiale della Sanità a pubblicare linee guida rivolte a giornalisti e comunicatori.

Quando la cronaca nera diventa un’onda

Oggi sono sempre più diffuse le trasmissioni televisive che trattano in maniera approfondita, e spesso ridondante, i fatti di cronaca nera che quasi quotidianamente accadono nel nostro Paese, ma anche fuori dai suoi confini. Tra i tanti temi dati in pasto ai telespettatori compaiono spesso i casi di omicidi e suicidi.

Avete mai notato che, dopo una prima notizia di suicidio o di una violenza particolarmente efferata, nei giorni seguenti i telegiornali ne riportino altre simili? Una prima spiegazione è che i media tendano a calcare l’argomento, andando appositamente a scovare tutti i casi analoghi che altrimenti sarebbero passati inosservati. E questo può anche essere vero. Ma la realtà, spesso, è molto più inquietante.

L’effetto Werther: l’emulazione come “soluzione”

È altamente risaputo tra psicologi, educatori, ma anche tra genitori e osservatori attenti al comportamento umano, come l’apprendimento e l’emulazione di comportamenti siano un fenomeno molto diffuso, soprattutto tra gli adolescenti e tra le persone particolarmente fragili. D’altronde l’essere umano utilizza istintivamente gli altri per capire come comportarsi, e si lascia facilmente influenzare.

Esiste in merito un fenomeno curioso quanto tragico, denominato “effetto Werther”, dal nome del protagonista del noto romanzo di Goethe. Questo effetto ci spiega che, in seguito a notizie di suicidi, gli stessi aumentano in maniera drastica nella popolazione esposta. Anche dopo la pubblicazione del romanzo I dolori del giovane Werther si registrò un’ondata di suicidi talmente elevata che alcuni Paesi vietarono persino la vendita del libro.

Perché l’emulazione fa presa

Possono dunque i media indurre le persone a decidere di togliersi la vita? La risposta, purtroppo, è affermativa. O meglio: le persone che si trovano in difficoltà e interiorizzano la notizia possono arrivare a considerare quella “soluzione finale” come la più giusta anche per loro. Il racconto pubblico di un gesto, quando è dettagliato e insistente, offre a chi è già fragile un modello concreto, quasi un copione, a cui aderire nel momento di massima vulnerabilità.

Il meccanismo, del resto, non riguarda soltanto i suicidi. Negli Stati Uniti, nei 10 giorni successivi ai match di pugilato validi per la corona mondiale (dal 1973 al 1978), quando lo sconfitto era un uomo di colore si registrava un picco di omicidi ai danni di uomini di colore; se a perdere era un bianco, aumentavano gli omicidi ai danni dei bianchi. Un segnale di come l’esposizione mediatica alla violenza possa tradursi, in una minoranza di individui, in comportamenti aggressivi reali.

Consapevolezza e responsabilità dell’informazione

L’eco delle notizie riportate dai media finisce così per essere un vento mortale, i cui “assassini” possono essere del tutto inconsapevoli. Ma è possibile che il mondo sia cieco di fronte a un fenomeno tanto importante e tragico?

In realtà l’effetto Werther non è un concetto circoscritto alla sola conoscenza di psicologi e professionisti della salute. Nel 2000 un ente di non poco conto come l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato importanti linee guida rivolte in particolare a coloro che sono responsabili dell’informazione: giornalisti, conduttori e autori televisivi. Nel documento vengono espressamente denunciati i rischi di un giornalismo eccessivamente ridondante, specifico, sensazionalistico e “glorificante” rispetto a un fatto di cronaca.

Le buone pratiche che spesso restano lettera morta

Ogni professionista serio che comunica a una moltitudine di persone è tenuto a rispettare alcuni accorgimenti di prudenza, discrezione e sensibilità. Evitare i dettagli sul metodo, non trasformare la vittima in un eroe o in un martire, non collocare la notizia in prima pagina in modo insistito, offrire invece riferimenti utili a chi soffre: sono criteri semplici, eppure spesso vengono ignorati, consapevolmente o meno, a favore di una spettacolarizzazione che insegue l’audience.

Domande frequenti

Che cos’è l’effetto Werther?

È il fenomeno per cui, dopo la diffusione mediatica di notizie di suicidio, il numero di suicidi tende ad aumentare nella popolazione esposta. Il nome deriva dal protagonista del romanzo di Goethe I dolori del giovane Werther, la cui pubblicazione fu seguita da un’ondata di emulazioni.

I media possono davvero influenzare comportamenti tragici?

Sì. L’emulazione di comportamenti è particolarmente diffusa tra adolescenti e persone fragili. Chi è già in difficoltà può interiorizzare la notizia e considerare il gesto come una possibile “soluzione”. Il fenomeno è documentato non solo per i suicidi, ma anche per alcune forme di violenza.

Che cosa dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità sul tema?

Nel 2000 l’OMS ha pubblicato linee guida rivolte a giornalisti, conduttori e autori televisivi, denunciando i rischi di un’informazione ridondante, sensazionalistica e glorificante e indicando accorgimenti di prudenza nel trattare i casi di suicidio.

Come dovrebbero comportarsi i giornalisti di fronte a questi fatti?

Rispettando criteri di prudenza, discrezione e sensibilità: evitare la spettacolarizzazione e i dettagli sul metodo, non presentare il gesto come eroico o risolutivo e offrire riferimenti utili a chi si trova in difficoltà.

Il modo in cui i media raccontano suicidi e violenze non è neutro: può innescare emulazione in chi è già fragile. Lo sapeva Goethe, lo conferma la ricerca e lo ha ribadito l’OMS nel 2000 con linee guida precise. Un’informazione responsabile, misurata e priva di sensazionalismo non è censura: è una forma concreta di prevenzione.
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