I media possono uccidere

L’effetto Werther e suicidi indotti

Possono i media influenzare i nostri comportamenti in maniera talvolta anche tragica? L’articolo riprende i risultati di alcune ricerche che mettono in evidenza come sia possibile lasciarsi travolgere da idee malsane ricevute dai media.

Oggigiorno sono sempre più diffuse le trasmissioni televisive che trattano in maniera approfondita e spesso ridondante, fatti di cronaca nera che quasi quotidianamente accadono nel nostro Paese ma anche al di fuori di esso. Tra i tanti temi dati in pasto ai telespettatori sono spesso presenti i casi di omicidi e suicidi. E avete mai notato che dopo una prima notizia di un suicidio o di una violenza particolarmente efferata, nei giorni seguenti i telegiornali ne riportino altre simili? Una prima risposta rispetto a ciò è che i media tendono a calcare l’argomento andando appositamente a scovare tutti i casi analoghi che altrimenti sarebbero passati inosservati. E ciò può anche esser vero. Ma la realtà può essere spesso molto più inquietante.

L’effetto Werther:  l’emulazione come “soluzione”

E’ altamente risaputo tra psicologi, educatori, ma anche tra i genitori e gli osservatori attenti al comportamento umano, come l’apprendimento e l’emulazione di comportamenti sia un fenomeno molto diffuso, soprattutto tra gli adolescenti e tra le persone particolarmente fragili. D’altronde l’essere umano utilizza istintivamente gli altri per capire come comportarsi e si lascia facilmente influenzare. Esiste in merito un curioso quanto tragico fenomeno denominato “Effetto Werther”, dal nome del protagonista del noto romanzo di Goethe. Tale effetto ci spiega che in seguito a notizie di suicidi, gli stessi aumentano in maniera drastica nella popolazione esposta. Anche dopo la pubblicazione del romanzo I dolori del giovane Werther, si ebbe un’ ondata di suicidi talmente elevata che alcuni Paesi vietarono addirittura la vendita del libro. Dunque possono essere i media a indurre le persone a decidere di suicidarsi? La risposta è si. O meglio, le persone che si trovano in difficoltà e interiorizzano la notizia, possono decidere che quella “soluzione finale” possa essere quella più giusta anche per loro. Negli Stati Uniti, nei 10 giorni seguenti ai match di pugilato (dal `73 al `78) validi per la corona mondiale, quando lo sconfitto era un nero si registrava un picco di omicidi di uomini di colore. Se il perdente era il bianco, aumentavano gli omicidi ai danni dei bianchi.

Consapevolezza e responsabilità

Dunque, l’ eco delle notizie riportate dei media, finisce per essere un vento mortale i cui assassini possono essere inconsapevoli. Ma è possibile che il mondo sia cieco difronte alla presenza di un fenomeno così importante e tragico? In realtà l’Effetto Werther non è un concetto circoscritto alla conoscenza dei soli psicologi e professionisti della salute. Nel 2000, un ente di non poco conto come l’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha effettivamente pubblicato delle importantissime linee guida indirizzate in particolar modo a coloro i quali sono responsabili dell’Informazione nelle società, e dunque ai giornalisti, ai conduttori e agli autori televisivi. Nel Documento sono espressamente denunciati i rischi di un giornalismo eccessivamente ridondante, specifico, sensazionalizzante e glorificante rispetto a un fatto di cronaca. Ogni serio professionista che comunica a una moltitudine di persone, è tenuto a rispettare alcuni accorgimenti di prudenza, discrezione, sensibilità che a quanto pare però vengono spesso ignorati (consapevolmente o meno) a favore di una spettacolarizzazione a favore di audience.

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