Benessere e Crescita

6 cose da tenere a mente per promuovere il cambiamento

Successo materiale ed evoluzione personale non sempre vanno a braccetto. Molte persone che hanno raggiunto traguardi significativi vivono ad un cosiddetto livello di felicità competitiva, che è considerato il livello base di coscienza. Di solito queste personalità esprimono alcuni di questi tratti: ottengono i risultati con sforzo si sentono sempre nella mancanza, anche se ottengono […]

6 cose da tenere a mente per promuovere il cambiamento
Successo materiale ed evoluzione personale non sempre vanno a braccetto. Molte persone che hanno raggiunto traguardi significativi vivono ad un cosiddetto livello di felicità competitiva, che è considerato il livello base di coscienza. Di solito queste personalità esprimono alcuni di questi tratti:
  • ottengono i risultati con sforzo
  • si sentono sempre nella mancanza, anche se ottengono quello che vogliono
  • sono guidati nelle loro azioni dal soddisfacimento del bisogno
  • sono felici se hanno successo, se sono i migliori (la moglie più bella, la casa più grande etc..)
  • hanno bisogno di operare un controllo costante sulla realtà
  • spendono tante energie mentali, preoccupandosi di cosa pensano gli altri
  • sono legati alla concezione materiale della realtà (ignorando quella energetica)

Una domanda che mi è stata posta un po’ di tempo fa, e che ho trovato stimolante, è: perché le persone che hanno questa visione della vita spesso non provano il desiderio di cambiare, ma restano nella zona di comfort?

Sei chiavi per comprendere la resistenza al cambiamento

1. La metafora della penthouse

Volendo semplificare moltissimo, trovo molto bella una metafora di Caroline Myss, che ho trovato in una sua conferenza su youtube (Reflections How to Understand Your Intuitive Nature): la nostra coscienza è come una penthouse di dieci piani. Quando le persone si trovano al piano terra, per loro la realtà esterna è quella che vedono dalle loro finestre. Non sanno che esiste un piano al di sopra del loro, e che, salendo, la vista sarà sempre più ampia, fino magari ad abbracciare i paesi vicini, il lago, le colline etc… Le persone che vivono al piano terra si infastidiscono quando qualcuno magari gli fa notare che la realtà circostante potrebbe rivelarsi diversa da quella che sperimentano con i propri sensi, per loro esiste un’unica realtà, basata sul mentale. Ma l’evoluzione è nella natura dell’uomo, e un evento esterno potrebbe, ad esempio, spingere una persona a cercare delle scale per salire al piano di sopra, dove non ha idea di cosa troverà. Il passaggio attraverso i primi piani è indubbiamente difficile, poi si arriva a un punto di snodo, e da quel momento in poi le cose diventano molto più semplici e fluide.

Proprio come in una penthouse, poter vivere al piano più alto, con più agi e lussi, con una vista sempre più bella, è più dispendioso: per poter salire di livello c’è un prezzo emotivo da pagare, e non è detto che tutti siano disposti a spenderlo. Ogni volta, piano dopo piano, la visione della vita sarà diversa ed espansa. Dall’esterno la persona sarà uguale, ma la struttura interna, il potere personale sulla realtà, sarà cambiato.

2. I bisogni primari secondo Maslow e Barrett

Alla base della piramide di Abraham Maslow, ripresa ed ampliata da Richard Barrett, ci sono i bisogni primari: fisiologia (salute, sonno, sete, sopravvivere) e sicurezza (sentirsi protetti e tranquilli, avere certezze). Se questi bisogni non vengono soddisfatti, è più difficile evolvere verso i livelli superiori. Riprendendo uno schema del neuroscienziato D. Hawkins “Power vs Force”, quando le persone vivono nella paura, nella rabbia, nella competizione malsana, c’è un grosso dispendio energetico, che non consente di avere a disposizione le energie chimiche e fisiche per evolvere a un livello superiore di coscienza.

3. La chimica del benessere e dello stress

Dal punto di vista chimico, lo stato del benessere è molto diverso da quello dello stress. La scienza ha rivelato da tempo che, quando si è in uno stato di “illuminazione”, il nostro corpo produce sostanze diverse rispetto a quando si è stressati, arrabbiati, impauriti. Rilasciare emozioni represse, rimettere in moto le energie, è fondamentale per garantire al cervello disponibilità di nuove sostanze. Il lavoro emotivo diventa non il fine, bensì il mezzo per raggiungere una diversa fisiologia celebrale, con cui si può lavorare a livello energetico.

4. L’importanza del terreno

Sappiamo di essere in un campo: il terreno ha la sua importanza. Una pianta è sempre uguale: una rosa, ad esempio, sarà sempre una rosa, ma il tipo di terreno in cui viene coltivata influenzerà il suo sviluppo. Allo stesso modo, il nascere in un contesto familiare piuttosto che in un altro sarà un fattore determinante per la biblioteca emozionale con cui la persona interagirà con il mondo. E quindi è importante conoscere il proprio terreno.

5. DNA e imprinting personale

Se è vero che il DNA influisce sui nostri stili emozionali, è anche vero che persone con un background simile, ad esempio all’interno della stessa famiglia, possono reagire in modo molto diverso, perché ognuno avrà i suoi specifici pattern celebrali, il suo “imprinting”.

6. L’aderenza al ruolo familiare

L’aderenza a un ruolo familiare può costituire un altro fattore di limite. Prendiamo ad esempio il caso di una persona che ha sempre ricoperto il ruolo del “bambino ferito”: se si è troppo identificata con questo ruolo, se non prende consapevolezza di stare agendo un ruolo richiesto dai copioni di famiglia, sarà diffcile assumere una posizione diversa rispetto alle cose che accadono.

Promuovere il cambiamento

Sviluppare la capacità di osservazione, riconoscendo le forze in gioco, accettare la realtà rafforzando la propria resilienza personale, diventa determinante.

Spesso le persone sono insofferenti alla resistenza, e si avviliscono, ma in realtà bisogna entrare nell’ordine di idee che questa è una forza potentissima, ed ha una sua funzione ben specifica negli script emotivi, in quella che viene chiamata “alleanza terapeutica inconscia”. È giusto che ci sia una resistenza, perché senza di essa non potrebbe avvenire nessuna trasformazione. L’evoluzione personale è un viaggio che ci accompagna per tutta la vita, e il suo dono è poter sperimentare un potere diverso sulla realtà. Poco alla volta si maturerà un nuovo contatto con se stessi, ci si riuscirà a muovere con passi felini, proprio perché si conosce il proprio “terreno” personale, all’interno di quella matrice che è fatta dei propri legami interpersonali, del paese in cui siamo, dalla storia di chi ci ha preceduto, delle impronte precoci della nostra vita, dei propri bisogni non incontrati, dei propri desideri. È come un gioco, di cui bisogna conoscere bene le regole.

Riconoscere la propria visione della vita, ritrovare il coraggio, inteso come la direzione del cuore, riscoprire i propri valori personali, essere connessi alla propria forza vitale sono a mio parere i veri e propri drivers che indicano la nostra rotta. E forse dovremo rinunciare a qualcosa del vecchio “io” a cui siamo legati, magari una relazione, o una parte di noi che sicuramente in un modo forse non ecologico ci ha aiutato a gestire delle situazioni, ma questo ci permetterà di trovare i compagni di gioco giusti, o dei nuovi equilibri, più adatti, mano a mano ai passi che muoviamo verso la nostra auto-realizzazione.

Domande frequenti

Che cos’è la “felicità competitiva”?

È un livello base di coscienza in cui la persona ottiene i risultati con sforzo, si sente sempre nella mancanza anche quando raggiunge i propri obiettivi ed è guidata dal bisogno di controllare la realtà e di confrontarsi con gli altri. È legata a una concezione prevalentemente materiale dell’esistenza.

Perché molte persone restano nella zona di comfort senza cambiare?

Perché salire di livello ha un prezzo emotivo che non tutti sono disposti a pagare. Quando si vive nella paura, nella rabbia o nella competizione malsana, gran parte delle energie viene consumata e non resta disponibilità sufficiente per evolvere verso un livello superiore di coscienza.

Che ruolo ha il contesto familiare nel cambiamento?

Il contesto familiare è paragonabile al terreno in cui cresce una pianta: influenza la biblioteca emozionale con cui la persona interagisce con il mondo. Anche l’aderenza rigida a un ruolo familiare, come quello del “bambino ferito”, può diventare un limite alla trasformazione.

La resistenza al cambiamento è sempre negativa?

No. La resistenza è una forza potentissima con una funzione precisa nell’alleanza terapeutica inconscia. È giusto che ci sia, perché senza di essa non potrebbe avvenire nessuna trasformazione.

Successo esterno ed evoluzione interiore non coincidono. Il cambiamento richiede di riconoscere le forze in gioco, di accettare la resistenza come parte del processo e di pagare il prezzo emotivo necessario per salire di livello, conoscendo il proprio “terreno” personale fatto di legami, storia familiare e bisogni profondi.
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