Depressione e Yoga

Come la respirazione può innalzare il livello di umore

La depressione è l’altro lato della medaglia dell’ansia. Il lato passivo, in ombra. Quando siamo in ansia spendiamo molta energia. Quando siamo depressi, ci sentiamo svuotati e privi di forza. Molte persone nel corso della loro vita fanno uno yo-yo continuo fra questi due poli opposti, ogni volta identificandosi completamente con uno di essi, senza rendersi conto che necessariamente uno porta all’altro. Se con l’ansia bruci tutte le tue riserve di energia interiore, per forza cadrai in uno stato depressivo. E passerà quando nuovamente riuscirai a riempire il serbatoio di energia.

Questo yo-yo con gli anni diventa logorante per la mente e per il fisico, e spesso le fasi di recupero diventano sempre più lunghe.

Depressione e psicologia

depressione psicologia

Intanto vediamo un po’ più nel dettaglio come viene definita la depressione e quali forme assume.

Possiamo distinguere grossolanamente due forme depressive:

  • Del fisico: quando spingiamo il nostro corpo oltre le nostre capacità, per scelta o per obbligo. Periodi di grande sforzo fisico sono sempre seguiti da una sorta di apatia fisica. Il corpo è scarico di energia e ci richiede di stare fermi per recuperare. Per chi è abituato a essere sempre in movimento, questa condizione appare come una vera e propria depressione, perchè non si riesce più a trovare la spinta per agire e questo in qualche modo ci fa sentire fermi anche psicologicamente. Ma basta un po’ di riposo e questa condizione viene superata velocemente
  • Della mente: la depressione mentale può avere cause molteplici. A volte viene scatenata da un lutto, dalla perdita del lavoro, da un incidente. A volte è in qualche modo congenita, parte del nostro patrimonio ereditario. Altre è un male di vivere senza motivazione, cui non si riesce a dare spiegazione. Alla depressione sono associati sentimenti di tristezza, apatia, disperazione, autosvalutazione. Il piacere di vivere svanisce. Non si trova più gioia nè significato in quello che si fa e nei rapporti che si hanno con le persone vicine. Non dipende da una reale mancanza di affetto, perchè spesso le persone depresse sono circondate da persone che le amano, ma non riescono a sentire questo amore. Nella depressione ci si congela dentro di sè. Spesso si finisce per avere pensieri ripetitivi. Circuiti negativi che prosciugano la persona della sua energia vitale.

Depressione e yoga

Nell’ansia l’energia viene consumata immaginando futuri negativi possibili, in cui si perderà qualcosa a cui si è attaccati. Nella depressione questa perdita in qualche modo è già avvenuta, e non la si accetta.

Prendiamo l’esempio del lutto. Una fase depressiva è asolutamente naturale. È come uno strappo che avviene in noi quando una persona cara se ne va per sempre. Quando ci facciamo male fisicamente, l’arto danneggiato ha bisogno di tempo e riposo per rimettersi. Interiormente succede lo stesso. Ci vuole tempo per capire cosa è successo e metabolizzarlo. I passi da seguire sono la presa di coscienza, cui segue in genere una fase di rabbia e poi l’accettazione che porta alla guarigione. Non si può guarire senza accettazione.

Accettazione è solo un’altro modo per dire non attaccamento. È l’attaccamento che ci fa soffrire. E di nuovo la radice delle nostre sofferenze la troviamo nei klesha, le illusioni che ci dominano, come accadeva per l’ansia.

La vita ha un suo corso. Ognuno di noi un suo posto e un percorso da seguire. Un dharma che gli corrisponde, che lo guida verso la propria realizzazione personale. Siamo tutti fatti della stessa essenza che si manifesta in un modo unico attraverso ognuno di noi.

Negli yoga sutra Patanjali ci parla di 5 niyama, le regole di condotta personale. Uno di questi è samtosha, la capacità di accontentarci. La capacità di accettare le cose così come sono, semplicemente.

Alla base della depressione c’è l’incapacità di accettare la vita così com’è. Spesso il male di vivere è associato, anche se inconsciamente, al fatto di non essere quello che vorremmo essere. Non accettiamo la nostra vita perchè la confrontiamo continuamente con quella altrui. E ci sembra di non avere mai abbastanza o di non essere abbastanza.

Ma se riuscissimo a superare l’idea di essere singoli ego e percepissimo che c’è unità in ogni cosa, sentiremo che ogni cosa ci appartiene e che interiormente siamo ogni cosa. E come singoli individui manifestiamo  esteriormente una piccola parte di questo tutto.

Il kapalabhati pranayama, la respirazione che purifica il cranio

respirazione cranio

‘Kapala’ vuol dire testa e ‘bathi’ vuol dire lucentezza. Questo tipo di respirazione porta luce nella nostra mente. Viene spesso usata prima della meditazione perchè spazza via le nuvole dei nostri pensieri.

È adatta nei casi di depressione perchè aiuta a liberarsi dai pensieri ossessivi e ripetitivi che riempiono insistentemente la testa. Inoltre è una respirazione dinamica che riattiva e risveglia l’energia nel corpo.

Portiamoci seduti in una posizione comoda che ci permetta di mantenere la schiena dritta ma non rigida. Possiamo stare seduti su una sedia, a gambe incrociate (in questo caso, meglio se con un supporto sotto i glutei) o nella posizione del fulmine, vajrasana, seduti sui talloni.
Portiamo la nostra attenzione alla zona tra l’ombelico e le costole. Espiriamo attivamente e completamente, con un’espirazione energica e decisa, portando in dentro e verso l’alto questa zona dell’addome. L’inspirazione avverrà da sè. E di nuovo ripetiamo l’espirazione come descritto.

Possiamo iniziare con tre cicli respiratori rispettivamente di 10, 20 e 30 respiri l’uno. Per poi aumentare gradualmente. Tra un ciclo respiratorio e l’altro facciamo sempre una pausa ascoltando il nostro respiro tornare a un ritmo naturale.

Ripetuta con regolarità, questa respirazione può migliorare il nostro umore depresso.

È controindicata per le donne incinte e per chi ha disturbi cardiaci e polmonari di una certa entità.

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