Che cos’è l’autostima
Quando parliamo di autostima ci riferiamo all’insieme dei giudizi valutativi che una persona ha di se stessa, ma anche al modo in cui interpreta gli eventi che accadono nella sua vita e a come legge e gestisce successi e fallimenti. È influenzata da molteplici fattori, che hanno a che fare con le caratteristiche di personalità dell’individuo, con le sue relazioni, le esperienze di vita, l’educazione e la cultura.
Possiamo riconoscere una persona con bassa autostima, ad esempio, da un atteggiamento tendenzialmente sottomesso, dalla difficoltà a prendere decisioni, dalla tendenza a cercare i colpevoli dei propri insuccessi. Questi colpevoli possono essere esterni, ma anche interni: in quest’ultimo caso la persona attribuisce a se stessa ogni responsabilità, generando ulteriore frustrazione e un crescente senso di inadeguatezza e inferiorità.
La profezia che si autoavvera
Più ci crediamo incapaci e incompetenti in qualunque ambito, sia esso lavorativo, relazionale o personale, più rischiamo di alimentare la cosiddetta profezia che si autoavvera. Il meccanismo vale purtroppo sia in positivo sia in negativo.
Se, ad esempio, mi ritengo incapace di avviare un nuovo progetto perché convinto che nulla di ciò che ho fatto mi abbia mai portato qualcosa di buono, con alta probabilità metterò meno impegno, meno voglia e meno energia. In questo modo aumenterò la probabilità che i risultati finali non siano sufficientemente buoni, finendo per confermare la mia previsione iniziale e per ribadire a me stesso di essere un fallito.
Al contrario, se comincerò a credere in me stesso, assumendomi il rischio di provarci e adottando un assetto mentale più propositivo, molto probabilmente aumenterò le possibilità di ottenere risultati migliori. E anche di fronte a un eventuale fallimento, avrò più strumenti per reagire e per viverlo in maniera costruttiva. Avrò così, di fatto, aumentato la mia autostima.
L’autostima come sistema immunitario della coscienza
A questo proposito è illuminante la metafora di un noto psicoterapeuta statunitense, Nathaniel Branden, che descrive l’autostima come il sistema immunitario della coscienza. Alla pari del sistema immunitario, un’autostima sana non ci mette al riparo da fallimenti, delusioni e problemi, ma ci aiuta a reagire in modo più rapido e vantaggioso per il nostro benessere. Non si tratta quindi di sentirsi invincibili, ma di disporre di una base solida da cui ripartire quando le cose non vanno come speravamo.
Come aumentare l’autostima: i sei passi di Branden
Per cominciare a costruire una sana autostima, Nathaniel Branden indica sei passi:
- vivere consapevolmente;
- accettare se stessi;
- assumersi la responsabilità delle proprie scelte;
- affermare se stessi;
- porsi degli obiettivi e saper combattere per raggiungerli;
- rimanere fedeli ai principi che abbiamo scelto.
Sono indicazioni che non promettono risultati immediati, ma che orientano un lavoro paziente su se stessi. Ciascun passo, in fondo, invita a passare da un atteggiamento passivo, in cui subiamo gli eventi, a un atteggiamento attivo, in cui scegliamo come stare di fronte ad essi.
Due punti di partenza essenziali
Volendo sintetizzare, possiamo ricondurre tutto a due essenziali punti di partenza: la fiducia nelle proprie risorse e il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Perché, che ci piaccia o no, siamo noi gli artefici del nostro destino. Coltivare l’autostima non significa negare i propri limiti, ma imparare a riconoscerli senza farsene schiacciare.
Vale la pena concludere con un pensiero di Seneca, che recitava: “mi chiedi qual è stato il mio progresso? Ho cominciato ad essere amico di me stesso”. Forse è proprio da qui che parte ogni percorso di crescita personale.
Perché i corsi lampo spesso deludono
Tornando alla domanda iniziale, si capisce perché i libri, i corsi e le pubblicazioni che promettono di aumentare l’autostima in poche ore tendano a deludere. L’autostima non è una tecnica da applicare, ma il risultato di un modo di stare con se stessi che si costruisce nel tempo. Le scorciatoie possono dare una spinta momentanea, salvo poi lasciare la persona di nuovo in balia del primo insuccesso. Ciò che fa davvero la differenza è un lavoro paziente sulla propria consapevolezza, sull’accettazione e sull’assunzione di responsabilità, che cambia in profondità il rapporto con i propri successi e fallimenti.
Questo non significa che chiedere aiuto sia un segno di debolezza, anzi. Quando la bassa autostima diventa pervasiva e incide in modo significativo sulle scelte, sulle relazioni e sul benessere quotidiano, rivolgersi a un professionista può offrire strumenti e uno spazio di riflessione che è difficile costruire da soli. Anche questo, in fondo, è un modo concreto di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Domande frequenti
Che cos’è esattamente l’autostima?
È l’insieme dei giudizi valutativi che una persona ha di se stessa, insieme al modo in cui interpreta gli eventi della propria vita e gestisce successi e fallimenti. È influenzata dalla personalità, dalle relazioni, dalle esperienze, dall’educazione e dalla cultura.
Cos’è la profezia che si autoavvera?
È il meccanismo per cui ciò che ci aspettiamo tende a realizzarsi. Se ci crediamo incapaci, mettiamo meno impegno e otteniamo risultati peggiori, confermando la previsione negativa. Lo stesso vale al contrario: credere in sé stessi aumenta le probabilità di buoni risultati.
Quali sono i sei passi indicati da Nathaniel Branden?
Vivere consapevolmente, accettare se stessi, assumersi la responsabilità delle proprie scelte, affermare se stessi, porsi obiettivi e combattere per raggiungerli, rimanere fedeli ai principi scelti.
Da dove conviene partire per migliorare l’autostima?
Da due elementi essenziali: la fiducia nelle proprie risorse e il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Sono il fondamento su cui costruire, passo dopo passo, una stima di sé più solida.
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