Adulti che non crescono

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Alla scoperta della Sindrome di Peter Pan

Crescere, diventare adulti, implica assumersi delle responsabilità, fare i conti con le aspettative di chi ci circonda e uniformarsi a dei modelli di comportamento che non sempre ci riesce facile condividere. Da qui il desiderio di fuga, il voler protrarre l’età adolescenziale all’infinito in cerca di una dimensione che ci faccia sentire più liberi, sulle orme di Peter Pan, il celebre ragazzinoin calzamaglia verde.

Con chi abbiamo a che fare?

Abbiamo a che fare con adulti che si rifiutano di comportarsi come tali? Che rifiutano di assumersi delle responsabilità? Di fare progetti a lungo termine? O magari anche noi siamo un po’ così… siamo tutti dei Peter Pan!

Oggi la voglia di restare bambini è più che mai sentita e reclamata, il mondo adulto è percepito come ostile, implica l’assunzione di responsabilità che si avvertono come soverchianti le nostre capacità. Ci si rifugia in comportamenti tipicamente adolescenziali nei comportamenti e nelle abitudini, e si tende a cercare qualcuno su cui scaricare i problemi (spesso, anche per individui adulti, queste figure sono ancora rappresentate dai genitori) che li affrontino al posto nostro. E’ frequente la tendenza a sfuggire una realtà che non piace, piuttosto che affrontarla ed impegnarsi per modificarla.

Si dice che oggi i giovani sono fragili ma la loro fragilità è la conseguenza di un mondo adulto problematico, di genitori che si sentono ancora bambini, che non riescono a trasmettere certezze, fiducia in sé stessi, ottimismo nel futuro, sono le incertezze che i giovani percepiscono negli adulti ad indurre alla paura, e a protrarla nello loro stessa adultità. Non è detto, però, che questi atteggiamenti debbano essere visti come una sindrome, possono essere semplicemente degli episodi, delle evasioni occasionali. Anche un adulto maturo e responsabile, di tanto in tanto, può voler tornare bambino e riassaporare la spensieratezza di quell’età, senza per questo venir meno agli impegni che la sua vita gli richiede.

Ricordate la fiaba di Peter Pan? Peter Pan è il simbolo di tutti coloro che decidono di opporsi ad un disegno prestabilito, che vogliono essere i soli a poter decidere cosa è meglio per loro, indipendentemente dalle opinioni e dalle aspettative altrui, assumendosi i rischi che ogni incognita comporta e godendo il senso di eccitazione che viene dallo sfidare delle “norme prestabilite”.

Perché sei scappato?” chiese Wendy a Peter. “Perché ho sentito papà e mamma parlare di quello che sarei dovuto diventare quando fossi stato un uomo.”

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Peter Pan

La sindrome di Peter Pan

sindrome di peter pan

La “sindrome di Peter Pan” fa appunto riferimento al celebre ragazzino dell’omonima fiaba, l’eterno bambino in calzamaglia verde, e definisce la paura di crescere che caratterizza molti adolescenti ma anche parecchi adulti.

E’ ormai assodato che non esiste un periodo della vita nel quale sia possibile collocare con precisione il passaggio dall’immaturità alla maturità. Questo è un percorso che risente di caratteristiche individuali, di influenze esterne, di aspettative e pressioni a cui ciascuno di noi è sottoposto in maniera differente e che, comunque, non può mai considerarsi completamente concluso.

Soprattutto oggi, gli adulti sembrano essere sempre più fortemente e coscientemente intenzionati a ritardare il più possibile la loro maturità, a protrarre all’infinito l’adolescenza mantenendo, e ostentando, il linguaggio, l’abbigliamento, gli atteggiamenti che si considerano identificativi di questa età che viene vista come simbolo di libertà, spensieratezza, voglia di vivere e di fare nuove esperienze senza essere gravati da troppe preoccupazioni e responsabilità.

Oggi più che mai, l’età non coincide più con quella anagrafica, l’essere giovani è molto più una condizione psicologica che non anagrafica. Si è giovani se si ha un certo modo di comportarsi, a prescindere da qualche eventuale ruga.

Milioni di persone si sono identificate e si identificano tuttora con Peter Pan e la sua personalità capricciosa, egocentrica e intollerante, con la sua voglia di tenersi lontano dal mondo dei grandi e soprattutto dalla prospettiva di crescere.

Il rifiuto di crescere esprime la volontà di sfuggire alle aspettative degli altri e questo può dipendere dal fatto che ci si senta inadeguati e quindi incapaci di assecondarle, oppure dal fatto che non ci si identifichi con esse e quindi non ci si voglia conformare ad un modello che non si percepisce come proprio.

Dall’idealizzazione della figura di Peter Pan ci arriva anche un altro messaggio e cioè che sono venuti meno dei punti di riferimento fissi sui quali poter fare affidamento. Entrare nel mondo degli adulti finisce per fare sempre più paura perché ci sentiamo allo sbaraglio, abbandonati a noi stessi, e questo porta a rifiutarlo, a non volerne far parte.

Peter Pan si oppone al mondo degli adulti ostentando la sua eterna condizione di fanciullezza, la determinazione a non voler crescere, ma la sua non può essere definita solo una scelta irresponsabile, immatura o egoistica, in un certo senso è lo sforzo di ottenere per sé, e per chi lo vorrà seguire, una vita migliore, libera da quell’ideologia razionalista che, se non condivisa, ci imprigiona e ci opprime.

Dare un valore assoluto di positività o negatività alla volontà e al tentativo di non voler crescere non è impresa facile. Questo atteggiamento può nascondere motivazioni diverse e portare ad un diverso approccio alla vita, di conseguenza può assumere valenze molto differenti.

Patologia o scelta razionale?

Nel suo aspetto più positivo, il rifiuto alla crescita si manifesta in modo diciamo così parziale, l’adulto diviene comunque tale nel senso che sa affrontare la vita senza nascondersi, non si sottrae ai suoi doveri e alle sue responsabilità, ma mantiene quella capacità tipicamente infantile di stupirsi e meravigliarsi anche per le piccole cose, di gioire ed entusiasmarsi, di essere curioso e creativo.

Nella sua accezione più negativa, invece, il rifiuto di crescere può comportare un totale rifiuto di assumersi delle responsabilità, di farsi carico dei propri doveri fino a manifestare un comportamento cinico e disincantato verso il mondo, atteggiamento che non è proprio dei bambini ma lo diventa di chi rifiuta la crescita e la normale evoluzione alzando un muro tra sé e il mondo reale.

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