Ecco perché quando sono con gli altri mi sento a una festa di sconosciuti
La radice profonda dell’ansia sociale è qualcosa di familiare a tutti noi. Vi sarà capitato, infatti, di essere a disagio quando qualcuno ci porta a una festa dove gli altri invitati si conoscono già da lungo tempo e sono molto intimi tra loro. Per chi non ha mai vissuto una situazione simile, provate ad immaginare di essere in quinta superiore e di dover cambiare sezione: aprite la porta e fantasticate di entrare in un’aula piena di nuovi studenti che non avete mai visto. Anche la persona più dotata di abilità sociali, ad un primo impatto, avvertirà una sensazione di disagio.
L’aspetto chiave che accomuna queste situazioni, non è tanto l’impatto con nuove persone quanto la variabile che queste nuove persone si conoscono tra loro! La relazione che si è costruita tra loro con il passare del tempo accentua la sensazione di essere estraneo dal gruppo.
I meccanismi responsabili della buona interazione sociale

Ma se tali processi sono automatici e quasi inconsapevoli per alcuni, per altri le cose non stanno proprio così…
Quando il disagio si trasforma in ansia sociale
Può accadere di sperimentare questo disagio in molte situazioni in cui ci sono altre persone anche in assenza di elementi per poter dedurre che tra loro vi sia una storia condivisa come negli esempi precedenti. Questa sensazione potrebbe far preferire la solitudine e magari potrebbe nutrire la convinzione di avere una diversità di base che renderà sempre estranei alla massa di gente. La difficoltà a relazionarsi socialmente è legata alle difficoltà di empatizzare con il vissuto dell’altro e quindi all’incapacità di condividere. La mente dell’altro è oscura, le sue emozioni indecifrabili e questo alimenta la convinzione di essere altro, diverso, estraneo. Quando l’individuo prova queste sensazioni, potrebbe assumere atteggiamenti non verbali di rifiuto e indisponibilità i quali saranno colti dagli altri (sguardo basso, espressione contrariata, aumento della distanza interpersonale). I segnali non verbali infatti, sono colti ed elaborati dal nostro sistema nervoso e ciò determina l’emissione di risposte congruenti e simmetriche all’altro durante l’interazione. Chi si sente estraneo, diverso, sarà molto più attento ai segnali di rifiuto da parte degli altri i quali reagiranno ai suoi segnali non verbali. Il risultato è che la convinzione di essere escluso dal gruppo sarà confermata, alimentando anche la previsione negativa delle future situazioni sociali simili.
Il ruolo dell’attaccamento nello sviluppo delle abilità sociali

Se la figura d’accudimento fallisce in questo scopo perché soffre di depressione o per altre condizioni, il bambino avrà difficoltà a sviluppare le proprie abilità sociali e il deficit delle capacità empatiche sarà responsabile delle sue future difficoltà relazionali.
Come si interviene per superare l’ansia sociale?
Alcuni cercano di gestire la propria ansia sociale bevendo un po’ più di alcool, generando pericolosi meccanismi di dipendenza. In altri casi può accadere di evitare determinate situazioni, ma rinunciando all’esposizione le credenze alla base del problema non saranno mai disconfermate. L’approccio psicologico consente di prendere consapevolezza dei meccanismi sociali disfunzionali che contribuiscono ad alimentare l’ansia sociale. Ricostruendo la storia dello sviluppo dell’individuo, si conferisce un nuovo significato al problema sociale attuale e ciò aiuta a percepirsi come un’entità coerente. Infine, con l’aiuto della psicoterapia, è possibile sviluppare le proprie abilità sociali favorendo un adeguato rapporto con tutte le emozioni, imparando a rappresentarsi correttamente la mente dell’altro per entrarvi in sintonia e stimolando lo sviluppo delle capacità empatiche.
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