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TUTELARE LA SALUTE MENTALE AI TEMPI DEL COVID-19

COVID-19 E SCENARI PER LA SALUTE MENTALE

Il capitolo storico-sanitario che stiamo vivendo, come fossero righe e pagine di un romanzo triste ma per cui ciascun lettore spera in cuor suo un lieto fine, ci impone dati già diffusi e discussi dai luminari della scienza rispetto al fenomeno della pandemia: più di un mese fa, il 18 marzo 2020, si registravano circa 198.000 infezioni da COVID-19 e 7.900 morti a livello globale. Una realtà ad impatto così forte, ha permesso di sviluppare una piena coscienza che il COVID-19 non si esaurisca in un nucleo di sintomi fisici per i pazienti che lo hanno contratto, ma che coinvolga anche la salute mentale dei pazienti stessi, degli operatori sanitari schierati in prima linea lungo le corsie dei reparti ospedalieri e non solo, dei volontari, dei familiari delle persone contagiate e di tutti coloro che in un giorno qualunque della propria esistenza si sono ritrovati catapultati in un regime di vita duramente restrittivo ma necessario. In assenza di un vaccino, è stato d’ obbligo attuare una strategia di isolamento per la popolazione che comporta inevitabilmente una riduzione del contatto sociale per rallentare la diffusione del virus, oltre a misure di igiene e materiali sanitari per ridurre il rischio di contagio. Se da un lato l’intervento di isolamento risulta promettente nel raggiungimento degli obiettivi prefissati, dall’ altro degrada i normali sistemi di interazione sociale e causa una dimensione di solitudine (immaginiamo chi non ha la fortuna di trascorrere questo periodo insieme al proprio nucleo familiare o con figure di riferimento e supporto) contribuendo inoltre ad un peggioramento dell’ansia e dei sintomi depressivi. Se non curati, questi sintomi psicologici possono avere effetti a lungo termine sulla salute delle persone. La sfida attuale, che si affianca a quella di sperimentare il giusto vaccino per debellare la minaccia del COVID-19, è quindi anche quella di fornire servizi di salute mentale nel contesto di isolamento del paziente, di domiciliarità forzata per le persone sane ma che potrebbero rischiare di diventare veicoli di diffusione, per il personale clinico che quotidianamente sopporta un regime di lavoro sotto stress ed emotivamente provante. In questa direzione, ci si imbatte nel ruolo della telehealth che potrebbe aiutare, come in parte già sta avvenendo anche al di fuori dei confini italiani e oltreoceano, sia i pazienti COVID ad affrontare la fase postacuta in modo psicologicamente più favorevole; sia il resto delle persone nella tutela del benessere psicologico, della capacità di resilienza e di sviluppare strategie di coping (insieme dei meccanismi psicologici adattativi messi in atto da un individuo per fronteggiare problemi emotivi ed interpersonali, allo scopo di gestire, ridurre o tollerare lo stress ed il conflitto) opportune. Prendendo in analisi il modello emergenziale della Cina, ad esempio, ci si può facilmente accorgere di quanto siano stati attivamente incrementati vari servizi sanitari di salute mentale, da parte di agenzie governative e accademiche, per garantire supporto psicologico in via telematica durante lo scoppio iniziale del COVID-19. Si tratta di servizi di consulenza, supervisione, formazione e psicoeducazione attraverso piattaforme online (ad es. Hotline, WeChat e QQ di Tencent) e rispetto all’ erogazione di tali servizi è stata assegnata la priorità alle persone con rischio più elevato di esposizione a COVID-19, compresi i medici in prima linea, i pazienti con diagnosi di COVID-19 e le loro famiglie, e non per ultime le forze dell’ ordine. Inoltre, le prime indagini sull’ utilizzo di mezzi informatici a favore di prestazioni psicologiche hanno riportato come le persone in isolamento cercassero frequentemente supporto online per soddisfare le proprie esigenze di salute mentale, dimostrando l’interesse, il bisogno e l’accettazione da parte della popolazione di questa modalità tecnologica.

CHE COS’ È LA “TELEPSICOLOGIA”?

Oggi assistiamo alla rapida espansione delle tecnologie di telecomunicazione che possono senza dubbio risultare utili nell’esercizio della psicologia. Queste modalità offrono, infatti,  l’opportunità di aumentare l’accessibilità del cliente/paziente ai servizi psicologici, in tutte quelle particolari condizioni tali per cui i destinatari sono limitati da posizione geografica, condizioni mediche, diagnosi psichiatrica, problemi finanziari ecc… consentendo di accedere a servizi psicologici di alto livello.  Si parla, quindi, di telepsicologia che consiste nell’erogazione di servizi psicologici attraverso strumenti di telecomunicazione: telefono, device mobili, videoconferenza interattiva, email, chat, sms, ed Internet (siti di auto-aiuto, blog, e social media). Le informazioni trasmesse possono essere testuali o accorpate ad immagini, suoni o altri dati. Le comunicazioni possono essere sincrone e coinvolgere i partecipanti in tempo reale (es. videoconferenze interattive, telefono) o asincrone (es. email, bollettini online, magazzini di raccolta informazioni). Per conoscere meglio la realtà italiana dell’offerta di servizi psicologici online, il CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) ha commissionato, dall’ottobre 2012 al maggio 2013, una ricerca i cui esiti ci suggeriscono che l’offerta psicologica online appare come un fenomeno in costante trasformazione, che tende ad aumentare di volume, a strutturarsi in forme meglio organizzate (network ai quali aderiscono più professionisti, siti più curati…), a rispondere più adeguatamente ai criteri dei motori di ricerca (parole chiave, etichette…). Infatti, su 10.260 link (richiamati attraverso la check list delle parole chiave a contenuto psicologico) circa la metà indirizzano a siti che forniscono servizi psicologici on line. Su 1.947 siti analizzati, quelli che forniscono effettivamente servizi psicologici online sono risultati 270 e molte delle prestazioni sono offerte a titolo gratuito. Un secondo aspetto interessante emerso riguarda la tipologia prevalente di prestazione: la consulenza psicologica, declinata in tutte le sue modalità. Si propongono consulenza via e-mail con livelli diversificati di risposta (dall’informazione gratuita alla risposta “personalizzata”, con possibilità di usufruire di ulteriori scambi e-mail); tramite video-conferenza o audio conferenza (ad esempio via Skype); per telefono e anche via chat (strumento ibrido che permette di utilizzare o meno la webcam, ma di comunicare per iscritto in tempo reale); oltre ad una consulenza psicologica per “pacchetti preconfezionati” (video, audio o libri, su aspetti specifici, offerti a pagamento). Ma anche la psicologia cavalca tutte le frontiere di comunicazione possibili. A tal proposito, sono stati individuati ideatori di “app” per smartphone di matrice psicologica e professionisti che forniscono consulenza via WhatsApp (applicazione molto popolare tra i giovani per scambiarsi messaggi, una modalità tra la chat e l’sms).

CONSIDERAZIONI FINALI

I dati esaminati fino a questo momento confermano che il fenomeno delle prestazioni psicologiche attraverso tecnologie di comunicazione a distanza è un fenomeno che anche in Italia si sta evolvendo secondo quelle caratteristiche di novità, di mobilità, di rapida trasformazione tipiche del contesto informatico e comincia ad essere oggetto di sperimentazione, di osservazione e di ricerca per una serie di ragioni che interessano non solo la scienza psicologica, ma l’esercizio stesso della professione.Tuttavia, in attesa di una documentazione più ampia e di una letteratura scientifica più significativa, è anche doveroso sottolineare i numerosi interrogativi di natura metodologica e deontologica che bisognerebbe opportunamente raccogliere e valutare, perché interessano la psicologia e le ricadute professionali che ne derivano. Cambiando il linguaggio e le modalità di comunicazione, alla psicologia è dunque imposto di adattarsi a tutto ciò, e rimodulare le sue forme di intervento.

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