Psicologia e Società

Il “Bataclan” di Massimo Priviero

Il 13 novembre 2015 Parigi visse una delle notti più sanguinose del terrorismo recente. A distanza di anni, la canzone “Bataclan” di Massimo Priviero riporta al centro la voce di Valeria Solesin, giovane ricercatrice italiana caduta quella sera, e ci invita a riflettere su orrore, disorientamento e sulla libertà come valore da non lasciar mai […]

Il “Bataclan” di Massimo Priviero
Il 13 novembre 2015 Parigi visse una delle notti più sanguinose del terrorismo recente. A distanza di anni, la canzone “Bataclan” di Massimo Priviero riporta al centro la voce di Valeria Solesin, giovane ricercatrice italiana caduta quella sera, e ci invita a riflettere su orrore, disorientamento e sulla libertà come valore da non lasciar mai vincere dalle bombe.

Terrorismo e speranza a 4 anni dalle stragi di Parigi

Il 13 novembre ricorre una delle giornate più sanguinose legate al terrorismo recente: la notte di Parigi del 2015 durante la quale una serie di attentati, avvenuti in rapidissima successione in sei punti diversi della città, causarono 130 vittime e lo sgomento di tutti coloro che si trovarono improvvisamente quelle immagini di terrore e morte scorrere sui teleschermi.

La prima esplosione si era verificata nei pressi dello “Stade de France”, dove si stava giocando una partita della nazionale francese che aveva richiamato diverse decine di migliaia di spettatori. Alla notizia dei due morti accertati si era reagito quasi con sollievo pensando al rischio di una strage sfiorata, ma il peggio doveva ancora arrivare.

E sarebbe arrivato di lì a poco, anticipato da altre sparatorie, in una “sala di spettacolo” chiamata Bataclan, dove anche una giovane ricercatrice italiana avrebbe perso la vita.

Non ha senso in casi come questo dividere le vittime in base la nazionalità, ma è indubbio che una sorta di identificazione più forte scatti quando ad essere coinvolte sono persone che hanno una maggiore vicinanza con noi, di tipo culturale, di nazionalità, di ruolo, di interessi…

Quali reazioni

La reazioni davanti a questi avvenimenti è duplice: orrore e disorientamento.

Orrore che si mescola e si confonde con il dolore, la rabbia, il senso di vicinanza alle vittime.

Disorientamento che porta a chiedersi cosa mai possa spingere ad atti così vigliacchi, che colpiscono persone incolpevoli, prese a caso, senza che vi sia nessun interesse per le loro idee, la loro posizione, le loro azioni.

Ma le vittime designate non sono i morti effettivi causati dalle bombe, siamo tutti noi, è il sistema occidentale che anche grazie alla globalizzazione si espande e fa propaganda di sé e dei suoi valori. Valori che i terroristi vogliono contrastare. E lo fanno utilizzando gli stessi strumenti di cui hanno paura: i media che diventano casse di risonanza capaci di suscitare quell’ondata emotiva che ha il potere di renderci insicuri, di farci mettere in dubbio i valori portanti della nostra cultura quali libertà, democrazia, uguaglianza.

Come reagire?

Prendiamo come spunto il testo di una canzone, si chiama appunto “Bataclan” e racconta quella sera attraverso l’ipotetica lettera (o, se preferite, email) che la nostra Valeria Solesin stava scrivendo alla mamma proprio poco prima di quegli eventi.

Valeria è una giovane ricercatrice veneziana che a Parigi sta cercando il suo posto nel mondo, sta cercando di trovare uno sbocco efficace per le sue passioni e il suo lavoro. E’ sempre stata uno spirito libero, solare, aperta alle esperienze e desiderosa di entrare in contatto con il prossimo in modo costruttivo. In questa lettera immaginaria ringrazia sua madre per averla lasciata partire, per aver capito e condiviso i suoi sogni e si congeda da lei, con una certa premura dovuta ai tanti impegni che reclamano la sua attenzione, dandole appuntamento all’indomani.

La chiusura della canzone è da brividi:

“Ok mamma cara baci dalla tua Valeria
Dovrei già esser fuori ma sono ancora qui
Ti chiamo domani che adesso vado a un concerto
Ho tutti i miei amici che mi aspettano lì
Stacco un po’ la spina che certo male non fa
E faccio un po’ di festa fino a quando mi va
Stasera voglio star bene e stare in mezzo al bacan

Vado in un bel locale si chiama Bataclan”

Poi il silenzio. Lo stesso silenzio che nella realtà ha fatto seguito al fragore delle bombe e delle mitragliatrici.

Valeria ci lascia quella sera ma ci lascia anche molto su cui riflettere.

La vita e i nostri sogni che non possono mai essere messi da parte per poter dare un senso all’esistenza. La libertà come valore inalienabile per poter dare ali a quegli stessi sogni.

La solidarietà e la condivisione come fine ultimo della vita sociale.

Questo il terrorismo punta a distruggere e questo dobbiamo salvare per fa si che le bombe non vincano. Mai.

Bataclan: il testo della canzone

Ciao mamma cara ti scrivo due righe
Guarda dentro la posta e le troverai
Scusa per prima ti ho risposto di corsa
Ero nei miei casini ma so che mi capirai
Comunque qui tutto bene e non mi manca niente
Lavoro e studio e vedo un sacco di gente
Parigi è dolcissima ma Venezia è magia
Io qui son felice bene ma non è casa mia

E tu lo sai lo sai lo sai
Che io sto bene anche da sola
E tu lo sai lo sai lo sai
Da quando mi portavi a scuola
E tu lo sai lo sai lo sai
Perché mi prendi in giro ancora
Quando ti dico “io non ho paura mai”

Sai mamma cara ti devo dir grazie
Per aver detto vai perché sono qua
Sai che ho la testa dura e anima da migrante
Che non riesce a star ferma ma è sempre un passo più in là
E non ho mai tutto il tempo per fare ciò che dovrei
Per aiutare chi al mondo non ha quel che vorrei
Faccio del mio meglio ci provo sempre di più
So che se fossi qua lo faresti anche tu

E tu lo sai lo sai lo sai
Che io sto bene anche da sola
E tu lo sai lo sai lo sai
Da quando mi portavi a scuola
E tu lo sai lo sai lo sai
Perché mi prendi in giro ancora
Quando ti dico non c’è da aver paura mai

Ok mamma cara baci dalla tua Valeria
Dovrei già esser fuori ma sono ancora qui
Ti chiamo domani che adesso vado a un concerto
Ho tutti i miei amici che mi aspettano lì
Stacco un po’ la spina che certo male non fa
E faccio un po’ di festa fino a quando mi va
Stasera voglio star bene e stare in mezzo al bacan
(*)
Vado in un bel locale si chiama Bataclan

(*) bacan, in veneto baccano

Domande frequenti

Cosa accadde a Parigi il 13 novembre 2015?

Una serie di attentati avvenuti in rapidissima successione in sei punti diversi della città causò 130 vittime. La prima esplosione si verificò nei pressi dello “Stade de France” durante una partita della nazionale francese; il peggio arrivò poco dopo nella sala spettacolo chiamata Bataclan, dove perse la vita anche una giovane ricercatrice italiana.

Chi era Valeria Solesin?

Una giovane ricercatrice veneziana che a Parigi cercava il suo posto nel mondo e uno sbocco per le sue passioni e il suo lavoro. Uno spirito libero, solare, aperto alle esperienze e desideroso di entrare in contatto con il prossimo in modo costruttivo. La canzone “Bataclan” di Massimo Priviero le dà voce attraverso un’ipotetica lettera alla madre scritta poco prima di quegli eventi.

Perché il terrorismo usa i media come cassa di risonanza?

Perché le vittime designate non sono soltanto i morti causati dalle bombe, ma tutti noi e il sistema di valori occidentale. I terroristi utilizzano gli stessi strumenti di cui hanno paura: i media diventano casse di risonanza capaci di suscitare un’ondata emotiva che ci rende insicuri e ci fa mettere in dubbio libertà, democrazia e uguaglianza.

Come possiamo reagire alla paura suscitata dal terrorismo?

Non lasciando che orrore e disorientamento abbiano l’ultima parola. La vita e i nostri sogni non possono essere messi da parte, la libertà resta un valore inalienabile, la solidarietà e la condivisione sono il fine ultimo della vita sociale. È proprio questo che il terrorismo punta a distruggere, ed è questo che dobbiamo salvare perché le bombe non vincano.

Di fronte al terrorismo la reazione istintiva è duplice: orrore e disorientamento. La canzone “Bataclan” trasforma la memoria di Valeria Solesin in un invito a non arrendersi: la vita, i sogni, la libertà, la solidarietà e la condivisione sono i valori che gli attentati vogliono colpire. Custodirli è il modo più concreto per fare in modo che le bombe non vincano. Mai.
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