RIGIDITÀ DEL RUOLO E MALESSERE PSICOLOGICO

Ogni persona vive nella vita vari ruoli. Moglie, marito, padre, madre, nonno, nonna, zia, lavoratore, disoccupato, ecc. Spesso il ruolo ha una sua funzione e una sua importanza ma è dannoso quando finisce per impadronirsi della vita delle persone, quando diventa rigido, fisso.

Quando un ruolo prevale

Può accadere che in una coppia prevalga, ad esempio in una donna, il ruolo materno, quello di sentirsi mamma a discapito però di quello di moglie. Ma anche il ruolo di moglie può diventare stretto quando il marito non presta più le dovute attenzioni o viceversa e allora, l’uomo o la donna sentono di aver perso una parte importante della propria vita e perdono vitalità. Questo può accadere in qualsiasi situazione in cui il ruolo diventa stereotipato, fisso, rigido.

Gli emisferi del nostro cervello

Non dobbiamo dimenticare che ogni essere umano possiede un cervello fatto di due emisferi, uno dei quali è deputato all’ analisi della situazione, alla matematica, al ragionamento logico; l’altro, invece, l’emisfero destro, detto anche emisfero muto in quanto nella maggior parte delle persone la sede del linguaggio risiede nell’emisfero sinistro, è l’emisfero della creatività, della sintesi, del ragionamento analogico.

Proprio perché esistono in tutti noi questi due aspetti, la fisiologia della normalità vorrebbe che attraverso i fasci che collegano i due emisferi, le due parti comunicassero in armonia. In realtà spesso avviene che si usa in modo predominante un emisfero piuttosto che un altro. In questo caso si ha uno squilibrio nella nostra vita emotiva e relazionale in quanto o siamo troppo “rigidi” o al contrario siamo troppo “artistici” a discapito di duttilità e adeguatezza di risposta al modificarsi degli stimoli ambientali.

La nostra fisiologia dice che ogni essere umano pur nella diversità e unicità ha una base comune: tutti potremmo essere scienziati e tutti creativi. Così come in ognuno di noi esistono le varie tonalità emotive. Vari studiosi a partire da Darwin hanno iniziato a studiare e catalogare le emozioni, trovandone di simili in ogni cultura. La felicità, la tristezza, la paura, la sorpresa, sono emozioni che tutti gli uomini e le donne provano allo stesso modo in ogni angolo del pianeta anche se poi possono per educazione manifestarle in modo diverso.

Gestire i ruoli

Ritornando al concetto di ruolo, quando questo è troppo rigido, quando ci identifichiamo in esso in modo assoluto rischiamo di danneggiare il nostro benessere psicologico. Un lavoro ripetitivo fa torto alla parte creativa che è in noi. Un rapporto affettivo diventato di routine sopprime parte della capacità di provare gioia. E lì possono nascere insoddisfazioni, disagi vari soprattutto quando non si ha la capacità di trovare soluzioni e soprattutto di capire e dare voce al nostro malessere. In ogni caso ci si sente insoddisfatti, non contenti, appesantiti da obblighi e doveri.

Ecco perché ad esempio recitare può essere un modo per uscire dal proprio ruolo, interrogarsi su quello di un altro, vitalizzare sé stessi attraverso il gioco serio del teatro interpretando un personaggio.

Non dimentichiamo che un personaggio trae ispirazione dalla vita reale di chi scrive e che narra delle umane vicende, sia che siano tragedie, commedie o drammi. Attraverso il teatro e la pratica della recitazione noi ampliamo il nostro modo di vedere la vita, ci interroghiamo sui nostri e altrui sentimenti ed azioni e soprattutto ci divertiamo. Cosa che può accadere anche seguendo un corso di ballo o di canto o di pittura o qualsiasi percorso artistico che ci permetta di esprimere quella parte di noi che appunto rimane inespressa imprigionata in cliché nella rigidità di ruoli stereotipati. Interessante, a questo proposito, il film con Richard Gere e Jennifer Lopez “Shall we dance?”

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