Psicoterapia strategica breve e cognitivo-comportamentale a confronto

La terapia strategica breve di Nardone della Scuola di Arezzo e gli ultimi sviluppi della cognitivo comportamentale di Marsha Linehan (DBT)

Una panoramica su due degli approcci più solidi dal punto di vusta della validazione scientifica, il primo è la terapia breve di Giorgio Nardone, il secondo la Dialectical Behavior Therapy (DBT) di Linehan
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Terapia cognitivo comportamentale o strategica breve

Racconti di Nicola Villani

Marco, giovane terapeuta, analizza due degli approcci psicoterapeutici più validati epistemologicamenteSupportaCommenta

La terapia strategica breve della scuola di Giorgio Nardone ad Arezzo, si propone di studiare le tentate soluzioni messe in atto dai pazienti per risolvere i problemi che a lungo andare diventano disfunzionali (prima servivano e ora non più).

Partendo dall’assunto che spesso la soluzione genera il problema, tramite una comunicazione suggestiva si cerca di far cambiare il paziente con una correzione emotiva sperimentata per poi ridefinire la soluzione più adeguata che rompe il circolo vizioso in qui il paziente era caduto nel sistema precendente. Infatti il nostro comportamento e pensiero segue le linee di un sistema al fine di mantenere un equilibrio (omeostasi in biologia) e quando questo equilibrio diventa disunzionale lo si può modificare cercando di prescrivere al paziente tecniche paradossali che possano modificare il suo modo di percepire la realtà grazie allo spostamento dell’attenzione. Tutto questo solitamente avviene in tempi brevi, da cui il nome Brief strategic therapy.

La Terapia cognitivo comportamentale si avvale del principio secondo cui pensieri disfunzionali possono essere corretti a livello cosciente, utilizzando pratiche come il training autogeno e la mindfullnes. Molte volte le modalità percettive sono incoscienti per cui serve una strategia suggestiva e ipnotica di comunicazione per correggere l’emotività del paziente e far percepire diversamente la realtà, in un’ottica più funzionale.

Entrambe le metodologie hanno un’ampia letteratura che prova la riuscita di molti casi con percentuali che si aggirano sul 90 per cento per la maggior parte delle problematiche nevrotiche e 77 per cento circa per le psicosi o presunte tali. Un’ultima evoluzione della cognitiva comportamentale è la Dbt di Marsha Linehan che adotta schemi di emozioni per tenatre di fornire un’adeguata autoregolazione degli stati emotivi ai pazienti.

Gli approcci psicodinamici, psicoanalitici, sistemico-relazionali, centrati sulla persona, fenomenologici, neuropsicologici, transazionali, bioenergetici e familiari hanno meno prove empiriche della loro funzionalità perciò tutt’ora è più indicato dalla comunità scientifica indirizzare verso le cognitivo comportamentali o strategiche brevi. A questi si aggiunge la psichiatria che fa da supporto alla terapia grazie all’azione di pulitura della mente che permette di seguire meglio le indicazioni del terapeuta. Inoltre, è indicato per chi mentalizza una cognitivo comportamentale, per chi è più riflessivo una terapia psicodinamica.

Concludo con un consiglio di lettura molto pragmatico e utile per superare alcune nostre trappole: Psicotrappole di Giorgio Nardone, buona lettura. 

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