Due approcci a confronto
Quando si parla di psicoterapia validata dalla ricerca, la terapia strategica breve e la terapia cognitivo comportamentale occupano un posto di primo piano. Pur partendo da presupposti differenti, condividono un obiettivo pragmatico: modificare in modo concreto il modo in cui la persona percepisce e affronta il problema, senza dilatare i tempi della cura piu del necessario. Vediamo come lavora ciascuno dei due modelli.
La terapia strategica breve
La terapia strategica breve, sviluppata dalla scuola di Giorgio Nardone ad Arezzo, studia le cosiddette tentate soluzioni: le strategie che la persona mette in atto per risolvere un problema e che, con il tempo, diventano esse stesse parte del problema. Sono comportamenti che in passato funzionavano e che ora, ripetuti in modo rigido, alimentano il disagio invece di ridurlo.
Il punto di partenza e un’idea apparentemente paradossale: spesso e proprio la soluzione a generare il problema. Attraverso una comunicazione suggestiva, il terapeuta accompagna il paziente verso un’esperienza emotiva correttiva, cioe un modo nuovo di vivere la situazione che permette poi di ridefinire una soluzione piu adeguata e di rompere il circolo vizioso in cui era caduto.
Alla base c’e una lettura sistemica del comportamento umano. I nostri pensieri e le nostre azioni seguono le linee di un sistema che tende a mantenere un equilibrio, un principio che in biologia viene chiamato omeostasi. Quando questo equilibrio diventa disfunzionale, lo si puo modificare prescrivendo al paziente compiti e tecniche paradossali, capaci di spostare l’attenzione e di alterare il modo in cui percepisce la realta. Poiche tutto questo avviene di norma in tempi contenuti, il modello e conosciuto anche come Brief Strategic Therapy.
La terapia cognitivo comportamentale
La terapia cognitivo comportamentale si fonda su un principio diverso: i pensieri disfunzionali possono essere individuati e corretti a livello consapevole. Il lavoro terapeutico aiuta la persona a riconoscere gli schemi di pensiero automatici che alimentano ansia, umore depresso o comportamenti problematici, e a sostituirli con interpretazioni piu realistiche e funzionali.
Accanto al lavoro sui pensieri, questo approccio integra pratiche concrete di regolazione mente-corpo, come il training autogeno e la mindfulness, utili per gestire l’attivazione emotiva e ridurre la tensione. L’obiettivo e fornire strumenti che la persona possa apprendere e continuare a usare anche al termine del percorso.
La Dbt, un’evoluzione recente
Un’evoluzione significativa della cognitivo comportamentale e la Dialectical Behavior Therapy (Dbt), sviluppata da Marsha Linehan. Questo modello lavora in modo mirato sulle emozioni, offrendo al paziente schemi e abilita per una migliore autoregolazione degli stati emotivi. Nata inizialmente per situazioni cliniche complesse, la Dbt ha esteso nel tempo il proprio ambito di applicazione.
Efficacia e prove empiriche
Entrambe le metodologie possono contare su un’ampia letteratura che documenta esiti positivi in numerosi casi. Secondo quanto riportato nell’articolo originale, le percentuali di riuscita si collocano intorno al 90 per cento per gran parte delle problematiche di tipo nevrotico e attorno al 77 per cento per i quadri di tipo psicotico o presunti tali. Sono dati che vanno letti come indicazioni di massima e non come garanzie individuali, perche l’esito di una terapia dipende sempre dalla singola persona e dalla relazione con il terapeuta.
Molti altri orientamenti, come gli approcci psicodinamici, psicoanalitici, sistemico-relazionali, centrati sulla persona, fenomenologici, neuropsicologici, transazionali, bioenergetici e familiari, dispongono di un supporto empirico piu limitato riguardo alla loro efficacia misurata. Per questo motivo, per diverse problematiche la comunita scientifica tende a indicare in prima battuta i percorsi cognitivo comportamentali o strategici brevi.
Come scegliere l’approccio piu adatto
Non esiste una terapia migliore in assoluto: esiste la terapia piu adatta alla singola persona. Un elemento che puo orientare la scelta e lo stile cognitivo del paziente. Chi tende a mentalizzare e ad analizzare in modo strutturato i propri pensieri puo trovarsi a proprio agio con un percorso cognitivo comportamentale; chi e piu incline all’introspezione e alla riflessione approfondita puo beneficiare di una terapia di impostazione psicodinamica.
In alcuni casi il supporto psichiatrico affianca la psicoterapia. La terapia farmacologica puo contribuire ad alleggerire i sintomi piu acuti e, in questo modo, aiutare la persona a seguire con maggiore continuita il lavoro proposto dal terapeuta. Resta comunque una decisione clinica che spetta agli specialisti, valutata caso per caso.
Domande frequenti
Qual e la differenza principale tra terapia strategica breve e cognitivo comportamentale?
La terapia strategica breve interviene sulle tentate soluzioni, cioe sui comportamenti che mantengono il problema, usando compiti e tecniche paradossali per modificare la percezione della realta. La cognitivo comportamentale lavora invece sui pensieri disfunzionali a livello consapevole, aiutando a riconoscerli e correggerli.
Che cos’e la Dbt?
La Dialectical Behavior Therapy, sviluppata da Marsha Linehan, e un’evoluzione della terapia cognitivo comportamentale centrata sulle emozioni. Fornisce al paziente schemi e abilita per regolare meglio gli stati emotivi.
Quanto sono efficaci questi approcci?
Entrambi dispongono di un’ampia letteratura che ne documenta i risultati. Secondo i dati riportati, la riuscita si aggira intorno al 90 per cento per molte problematiche nevrotiche e intorno al 77 per cento per i quadri di tipo psicotico. Sono valori indicativi, non garanzie sul singolo caso.
Come capire quale terapia scegliere?
Molto dipende dallo stile personale: chi analizza in modo strutturato i propri pensieri puo trovarsi bene con la cognitivo comportamentale, chi e piu riflessivo con un approccio psicodinamico. La scelta va comunque condivisa con un professionista, che valuta la situazione specifica.
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