Prendiamo in mano il nostro destino

Siamo in Russia. Un uomo si avvicina al tavolo di una cartomante e le porge la mano per farsi predire il futuro. Lei guarda la sua mano, sbianca e gli predice un futuro di sventure! L’uomo si altera, estrae un coltello e si avventa contro la cartomante. Due passanti intervengono per fermarlo e vengono accoltellati a morte. L’uomo, sconvolto, lascia cadere il coltello e aspetta di essere arrestato. Il futuro nero previsto dalla maga si è realizzato!

Così inizia “La profezia che si autorealizza”, il libro che spiega in modo molto esauriente il fenomeno chiamato appunto della “profezia che si autoavvera” e che ci fa da guida in questo approfondimento.

Ciascuno di noi si muove in un mondo fatto da oggetti concreti ma soprattutto di idee, credenze e convinzioni, sulla base di queste pianifica il suo comportamento. Quando è convinto di un’idea, adatta il suo agire a questa convinzione creando spesso (più o meno consapevolmente) le condizioni perché questa si realizzi.

Chi crea il futuro?

cartomante

Tornando al nostro racconto iniziale, possiamo dire che sia stata la cartomante ad aver effettivamente letto il destino dell’uomo, oppure è stato lui che, dando credito alla profezia, ha messo in atto un comportamento tale da realizzarla?

La profezia, infatti, genera in chi decide di crederle delle aspettative che spingono a fare esattamente quei passi che portano alla sua realizzazione.

“Ciò che vediamo dipende soprattutto da ciò che cerchiamo”

Sir John Lubbock

Possiamo notare come anche il semplice modo di porre una domanda influenzi la risposte, questo perché la nostra mente tende a cercare conferme piuttosto che confutazioni. Un esempio è come alla domanda “Siete insoddisfatti delle vostre relazioni sociali?” tenderemo più spesso a rispondere di si, mettendo in risalto gli aspetti insoddisfacenti dei nostri rapporti con gli altri. Per contro, alla domanda “Siete soddisfatti delle vostre relazioni sociali?” tenderemo comunque a rispondere ancora di si, questa volta mettendo in primo piano quello che invece ci soddisfa.

Le aspettative

Le nostre aspettative sulle situazioni e sulle persone sono condizionate anche dalle etichette che più o meno consciamente attribuiamo a quello che ci circonda. Dividere il mondo in categorie è una tendenza innata negli esseri umani ed assolve alla funzione di semplificare la realtà, di darle ordine e renderla in un certo senso prevedibile. Ad ogni etichetta si associano diverse aspettative che in un certo senso anticipano la realtà, in modo da sentirsi più pronti ad affrontare le situazioni senza farsi cogliere impreparati. Inoltre, a causa del fenomeno della dissonanza cognitiva, per mantenere un senso di coerenza interna tendiamo a rafforzare le nostre convinzioni evitando quello che potrebbe metterle in discussione.

Anche su di noi e sulle nostre potenzialità abbiamo delle aspettative e se, ad esempio, ci troviamo ad affrontare qualcosa che riteniamo al di sopra delle nostre possibilità, l’aspettativa negativa avrà l’effetto di bloccarci e peggiorare le nostre prestazioni.

Il potere delle aspettativa condiziona anche il nostro rapporto con gli altri. Tutti abbiamo un sistema di convinzioni sul mondo interiore degli altri che ci consente di formulare continue ipotesi su stati d’animo e pensieri delle persone con le quali ci relazioniamo permettendoci di prevederne il comportamento. Tuttavia le nostre teorie, anche se infondate, finiscono per produrre in noi precise aspettative che condizionano i nostri comportamenti portandoci così a convalidarle.

Liberarsi dai condizionamenti

Abbiamo chiesto all’autore del libro, Davide Lo Presti, di spiegarci in che modo è concretamente possibile liberarci dai condizionamenti e cambiare quelle situazioni che non ci soddisfano:

Bisogna comprendere per prima cosa che quella situazione che viviamo dipende dal significato che le diamo. Una cosa può essere vista come positiva o negativa ma è una nostra visione della cosa.

Per passare al pratico, il suggerimento è di seguire queste 3 fasi dell’agire:

  • 1- analizzare le nostre aspettative
  • 2- in che modo le aspettative condizionano concretamente il nostro agire
  • 3- attuare la fase del cambiamento mettendo in atto un’azione emozionale correttiva

Per compiere questo processo – ci dice sempre l’autore – non è sempre necessario l’aiuto di uno psicologo, in prima battuta è anzi meglio provare a a fare da soli,. Solo se non ci si riesce ci si diventa consigliabile rivolgersi ad uno specialista.

Va sempre tenuto presente che ansie e paure frenano il cervello e non rendono disponibili le nostre risorse cognitive che altrimenti potrebbero aiutarci a fronteggiare la situazione.

“Se cambi il tuo atteggiamento verso le cose finisci per cambiare le cose”

Emil Cioran

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