Cosa significa paralisi cerebrale infantile
La PCI si presenta in forme diverse a seconda dell’area cerebrale coinvolta. La forma spastica (circa l’80% dei casi) comporta muscoli stretti e rigidi per un danno alla corteccia; la forma discinetica (circa il 6%) nasce da un danno ai gangli della base e si manifesta con movimenti involontari; la forma atassica deriva da un danno al cervelletto e rende i movimenti traballanti. Sul piano topografico si distinguono diplegia, emiplegia e quadriplegia, in base a quali arti risultano coinvolti. Alla PCI possono associarsi altre condizioni, come disartria, dislalia, ritardo cognitivo, epilessia e difficoltà psichiatriche.
La paralisi cerebrale infantile in pratica
Per descrivere il funzionamento della persona si usano scale a cinque livelli di gravità crescente. La GMFCS valuta la funzione grosso-motoria, dal primo livello (deambulazione senza ausili) al quinto (mobilità pressoché compromessa). Altre scale valutano la manipolazione fine degli oggetti e la comunicazione, che può andare da un dialogo efficace con partner noti e sconosciuti fino all’impossibilità di comunicare in modo efficace. Nelle forme di emiplegia o diplegia, con cure adeguate da parte di psicomotricisti e psicologi, si osserva spesso un discreto recupero funzionale.
Termini correlati
Concetti collegati alla PCI sono la spasticità, l’atassia, i gangli della base, la GMFCS (scala di classificazione della funzione grosso-motoria) e la riabilitazione psicomotoria.
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