Menti che conversano senza parole

Menti che conversano senza parole: come funziona la regolazione delle emozioni.

Si può dire che nel corso dell’ultimo secolo le teorie di Freud hanno subìto critiche, revisioni e tentativi di innovazione, le quali hanno lasciato spazio alla consapevolezza che è difficile dire qualcosa senza “stare sulle spalle del maestro”. A seguito dei lavori di Bowlby e Ainsworth l’attenzione è stata gradualmente spostata dall’interiorità profonda e abissale dell’inconscio dinamico, sede secondo Freud del materiale emotivo rimosso, agli aspetti legati alla relazione. L’inconscio avrebbe quindi anche una sua forma esterna di manifestazione: nell’esperienza emotiva della relazione troviamo elementi che non fanno solo parte dell’esperienza cosciente. 

Relazione ed emozioni

Già alcuni seguaci di Freud, tra cui Kohut, avevano ipotizzato il ruolo cruciale della relazione nelle fasi principali dello sviluppo infantile. Una mente, non ancora in grado di regolare gli affetti che si verificano al suo interno ha necessità di trovare nei genitori una funzione di regolazione degli stati più spiacevoli: quelli che prevedono un alto grado di attivazione e quelli che ne generano uno troppo basso. Durante il primo anno di vita, oltre alle cure fisiche il neonato necessità di genitori in grado di comprendere e regolare le forti emozioni che si muovono nel suo corpo e nella sua mente. Pensiamo alla sensazione di fame, di dolore, di paura che non possono ancora trovare nel linguaggio e nel pensiero uno sfogo, considerato lo sviluppo ancora immaturo della mente infantile. La sicurezza del bambino passa anche attraverso un legame emotivo capace di dare un significato a questi stimoli, come lo stesso Wilfred Bion, allievo di Melanie Klein aveva ipotizzato con i suoi studi sulla genesi del pensiero. 

A partire dall’anno 2000, grazie ai lavori di Mark Solms nasce la Società di Neuropsicoanalisi con l’intento di studiare le correlazioni tra la mente ed il cervello. Compito arduo in quanto questa impostazione si muove delicatamente tra il rischio di ridurre tutto il mentale a biologico, oppure di cadere in quello che Freud considerava l’altro baratro, ovvero la separazione tra corpo e mente. 

Regolazione degli affetti, rotture e riparazioni

Allan Schore dedica quasi trent’anni al tentativo di integrare le nuove conoscenze provenienti dalla neuroscienze al pensiero psicoanalitico tradizionale. Partendo dall’ipotesi sulle due modalità di funzionamento del sistema nervoso autonomo (SNA), ovvero quello simpatico che prevede un grande dispendio di energia metabolica e quello parasimpatico a basso dispendio ed ai loro legami con specifiche emozioni, elabora una Teoria della Regolazione degli Affetti capace di spiegare come l’emisfero destro sia coinvolto in processi di elaborazione non cosciente. E’ proprio attraverso la risposta emotiva del genitore/caregiver che gli stimoli provenienti dall’attivazione del SNA nel bambino vengono regolati ad un livello non troppo alto e non eccessivamente basso. Ovviamente vi sono momenti nel quale il genitore/ caregiver fallisce in questa opera di mediazione. E’ qui che si instaurano una serie di rotture relazionali e conseguenti atti di riparazione, di cui molti teorici tra i quali la stessa Klein, hanno individuato l’esistenza. 

Conversazione tra emisferi destri

A partire dal modello di memoria di Atkinson e Shiffrin, si è distinta una conoscenza esplicita ed una implicita che trova nella memoria procedurale la sua opportuna sede. Secondo autori italiani quali Mancia, sarebbe proprio la memoria implicita la sede delle esperienze non coscienti in quanto legata a caratteri non-verbali e non-simbolici. L’emisfero destro, elabora in maniera rapida e non cosciente tutti quegli stimoli provenienti dal volto dell’altro, la sua intonazione, le pause e tutti quegli aspetti della relazione che ci coinvolgono ma ai quali non diamo un significato cognitivamente rilevante. In una psicoterapia capace di tenere in conto tali aspetti, il terapeuta offre la possibilità di cogliere questi stati non-coscienti, ma ancor di più di riviverli durante la seduta giovando dell’emisfero destro del terapeuta messo a sua disposizione per regolare gli affetti più profondi ed evitati in quanto “pericolosi”.

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