Benessere e Crescita

L’emozione della gioia nella storia dell’umanità

In questo articolo si cerca di illustrare cosa sia e quali siano i motivi evolutivi che hanno originato l’emozione della gioia. Un viaggio che attraversa la definizione psicologica di questa emozione, i suoi correlati neurobiologici e la sua storia culturale, dall’antichità fino agli intellettuali del Novecento. La gioia: che cos’è? La gioia potrebbe essere definita […]

L’emozione della gioia nella storia dell’umanità
In questo articolo si cerca di illustrare cosa sia e quali siano i motivi evolutivi che hanno originato l’emozione della gioia. Un viaggio che attraversa la definizione psicologica di questa emozione, i suoi correlati neurobiologici e la sua storia culturale, dall’antichità fino agli intellettuali del Novecento.

La gioia: che cos’è?

La gioia potrebbe essere definita come uno stato di breve durata in cui si prova completo ed incontenibile piacere diffuso in sé stessi, suscitato dall’appagamento di un desiderio o dalla previsione di una condizione futura positiva. Talora è legata al concetto di felicità e contrapposta all’emozione della tristezza. Quando le condizioni che provocano la gioia si verificano indipendentemente dalle azioni del soggetto, tale emozione è accompagnata da stupore.

Questa emozione genera piacere, benessere ed ottimismo, contribuisce ad un miglioramento della salute e pare che sia piuttosto contagiosa.

L’espressione della gioia è caratterizzata dal sollevamento delle guance e degli angoli della bocca, così come dalla formazione di rughe sulla pelle sotto alle palpebre inferiori, per effetto della contrazione del muscolo intorno agli occhi, chiamato orbicolare. È proprio tale contrazione a dar luogo ad un sorriso sincero e non di cortesia.

Dopo il sorriso, la risata costituisce il secondo marcatore universale della gioia, anche se può non essere necessariamente legata a questa emozione ma, ad esempio, alla burla. La risata sincera mette in moto diverse parti del corpo: polmoni, laringe e muscoli intercostali.

Il fatto che il sorriso sia una delle azioni umane più contagiose indica quanto l’essere umano sia propenso ed abbia il desiderio di provare gioia, dimostrando che è un animale sociale per natura.

È un’emozione primaria comune a tutti gli esseri umani anche di culture diverse: tutti sono in grado di percepirla e riconoscerla nei loro simili e per questo è considerata un’emozione primaria universale.

Dal punto di vista neuroscientifico

Dal punto di vista neurobiologico la gioia attiva soprattutto la corteccia cingolata anteriore. Le molecole coinvolte in questa emozione sono quelle che producono piacere e ricompensa, in particolare alcuni neurotrasmettitori come la dopamina.

La gioia aumenta i livelli di creatività e di risoluzione dei problemi, la volontà si rafforza, la motivazione nello svolgere le attività aumenta, la fatica diminuisce, l’attenzione si focalizza. In breve, tutti i processi mentali piacevoli risultano amplificati. Fa vivere meglio ed allunga la vita. Studi scientifici realizzati sulla soddisfazione della vita, a partire da elementi come la ruga intorno agli occhi che indica un sorriso sincero, dimostrano una maggiore longevità nelle persone allegre.

Purtroppo però nella vita non è sempre facile essere allegri, o per lo meno non quanto lo si vorrebbe, e per questo molte persone decidono di utilizzare sostanze artificiali per provare gioia. A tal proposito esistono diversi stimolanti sintetici che producono stati piacevoli e gioiosi, una sorta di “paradisi artificiali”, che causano un altissimo livello di dipendenza con distruzione della salute mentale e fisica. Tra questi si trovano gli oppioidi (come l’eroina e la morfina) e gli stimolanti dopaminergici (come anfetamine, metanfetamine, cocaina, barbiturici, benzodiazepine ed alcol) che hanno la capacità di indurre veri stati di euforia.

Dal punto di vista culturale

La parola “gioia” deriva dall’antico francese “joie”, che aveva lo stesso significato, ma è imparentata anche con la parola “joiels”, che significava invece “gioiello”. Quest’ultima parola in italiano è sinonimo del termine “gioia”, intendendo un oggetto prezioso e bello il cui possesso non può che generare, appunto, l’emozione della gioia.

Nel Seicento il filosofo Baruch Spinoza fornisce una delle migliori definizioni dell’emozione della gioia. Egli credeva che la storia delle nostre vite, in sostanza, sfuggisse al nostro controllo, ed associava la gioia alla casualità ed all’imprevisto. Infatti per lui la gioia emergeva in noi quando qualcosa risultava migliore di quanto potessimo immaginare, citando le sue parole: “La Gioia è una Letizia accompagnata dall’idea di una cosa passata, accaduta insperatamente”. Quindi per il filosofo l’emozione della gioia e quella della sorpresa erano in stretta connessione.

Nel Settecento i filosofi erano maggiormente interessati alla felicità piuttosto che alla gioia dovuta a coincidenze fortunate. Parlavano della felicità come di qualcosa che si poteva progettare ed architettare e che andava cercata in maniera deliberata. In questa situazione però la gioia riuscì a conservare il proprio legame con la dimensione dell’imprevisto e rimase un’emozione che andava scoperta e non costruita come la felicità. Inoltre si riteneva che la gioia avesse una certa affinità con la meraviglia, l’umiltà e la gratitudine, ma non con l’orgoglio o la soddisfazione. Con la gioia si intendeva anche il piacere dell’atto sessuale, compreso quello che arrivava senza troppo preavviso.

Nel tardo Ottocento la gioia attraversò un periodo in cui non veniva apprezzata dai medici, in quanto ogni genere di emozione positiva veniva trasformata nel sintomo correlato ad una diagnosi psichiatrica. Ad aggravare il tutto era il fatto che questa emozione possiede un grande lato negativo, ovvero la rapidità con cui finisce.

Successivamente la sua natura sfuggente affascinò diversi intellettuali che, in un certo senso, la riscattarono. Ad esempio la storica Tiffany Watt Smith riporta che Virginia Woolf, una scrittrice che non viene ricordata per la sua grande capacità di provare gioia, descrisse invece nei suoi diari molti episodi per lei gioiosi. Questa emozione la trovava negli oggetti e nei luoghi imprevisti, come il bagliore di una finestra o il battente di un portone tirato a lucido. La scrittrice fa provare la gioia ad alcuni suoi personaggi, come quello della signora Ramsay nel romanzo “Gita al faro”, in cui in un passaggio viene descritta l’esperienza del personaggio mentre prova questa emozione. Nello specifico, mentre la signora si trovava in una banale cena di famiglia, viene attraversata improvvisamente dalla sensazione che la vita fosse trionfalmente perfetta, vivendo un momento in cui tutto sembrava possibile e giusto, ma già con la consapevolezza della sua breve durata.

Domande frequenti

Che cos’è esattamente l’emozione della gioia?

La gioia è uno stato di breve durata in cui si prova un piacere diffuso e incontenibile, suscitato dall’appagamento di un desiderio o dalla previsione di una condizione futura positiva. È spesso legata alla felicità e contrapposta alla tristezza, e quando arriva in modo inatteso è accompagnata da stupore.

Come si riconosce un sorriso di gioia sincero?

Un sorriso sincero è caratterizzato dal sollevamento delle guance e degli angoli della bocca e dalla formazione di rughe sotto le palpebre inferiori, per effetto della contrazione del muscolo orbicolare intorno agli occhi. È proprio questa contrazione a distinguere un sorriso autentico da uno di semplice cortesia.

Che cosa succede nel cervello quando proviamo gioia?

Dal punto di vista neurobiologico la gioia attiva soprattutto la corteccia cingolata anteriore e coinvolge i circuiti del piacere e della ricompensa, in particolare il neurotrasmettitore dopamina. Aumentano creatività, motivazione, volontà e attenzione, mentre diminuisce la fatica: tutti i processi mentali piacevoli risultano amplificati.

Perché la gioia è considerata un’emozione universale?

Perché è comune a tutti gli esseri umani, anche di culture diverse, e tutti sono in grado di percepirla e riconoscerla nei propri simili. Il fatto che il sorriso sia una delle azioni umane più contagiose conferma quanto l’essere umano desideri provare gioia e sia, per natura, un animale sociale.

La gioia è un’emozione primaria e universale, breve ma intensa, che genera piacere, ottimismo e benessere ed è contagiosa. Sul piano neurobiologico coinvolge la corteccia cingolata anteriore e la dopamina, potenzia creatività e motivazione e si associa a una maggiore longevità. Sul piano culturale, da Spinoza a Virginia Woolf, resta legata all’imprevisto e alla meraviglia. Il suo limite è la brevità: proprio perché è difficile provarla a comando, alcuni ricorrono a sostanze artificiali che promettono piacere ma generano dipendenza.
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