La paura nella storia dell’umanità

Che cos’è la paura?

La paura è un’emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo o ritenuta tale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia e agisce come un automatismo inconscio. È spesso accompagnata da una reazione organica, di cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che prepara l’organismo alla situazione d’emergenza disponendolo, anche se in modo non specifico, all’apprestamento delle difese che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta e di fuga.

Il grado di paura in ogni situazione può variare da una persona ad un’altra.

L’espressione facciale della paura negli esseri umani consiste nel sollevamento delle sopracciglia e della palpebra superiore, dalla contrazione della palpebra inferiore, dalla separazione e tensione delle labbra mentre la bocca può restare aperta. Inoltre aumento della frequenza cardiaca, della conduttanza cutanea e delle fluttuazioni della cute. Quando si percepisce l’impossibilità di fuggire si attiva una risposta di immobilità difensiva caratterizzata dal rallentamento del battito cardiaco e dal pallore della pelle. In entrambi i casi si attiva la massima allerta per difendersi o fuggire non appena è possibile.

Nel 1872 Charles Darwin fu il primo che mise in evidenza le radici primitive della paura. Riteneva ed oggi è confermato che fosse la più ancestrale e fondamentale delle emozioni umane. Infatti è comune anche alla maggioranza degli animali della Terra e ne garantisce la sopravvivenza.

La storica Tiffany Watt Smith sostiene che si usano molte parole per indicare l’intero spettro della paura come ad esempio angoscia, spavento, terrore, preoccupazione e timore. La popolazione dei Pintupi dell’Australia occidentale utilizza almeno quindici parole diverse per descrivere le varie modalità di paura distinguibili solo attraverso le specifiche situazioni in cui si verificano.

Termini e significati

In italiano si indica con il termine timore uno stato d’animo sospettoso o ansioso di chi considera la possibilità che si possa verificare un evento dannoso, doloroso o comunque spiacevole. Più precisamente è quella fredda inquietudine che si prova durante l’approssimarsi di una minaccia contro cui si può fare molto poco. Il timore è un termine che deriva dall’ambito religioso dove la divinità manifesta la sua presenza ma non rivela la sua natura nascosta. Il timore si nutre per qualcosa di trascendente ma quando è interiorizzato concorre a formare la coscienza morale di un individuo il che fa sì che ciò argini le sue spinte trasgressive. Mentre la paura (in senso stretto) la si prova per un oggetto definito, di cui si conosce la pericolosità. Quando la paura è protratta e relativa ad oggetti, animali o situazioni che non possono essere considerati paurosi, assume i tratti patologici della cosiddetta fobia. Lo spavento designa lo stato di chi si trova di fronte ad un pericolo senza esservi preparato.

Il panico, che può essere individuale o collettivo, invade improvvisamente ed immediatamente le persone di fronte ad un pericolo reale o immaginario e toglie ogni capacità di riflessione, spingendo alla fuga o ad atti inconsulti. Il terrore indica un senso intenso di paura o di sgomento immediato, la forma estrema di paura (ancora maggiore del panico), nei confronti di persone, animali oppure oggetti. La preoccupazione si ha per un pensiero od un motivo di cui si ha apprensione preventiva ed è accompagnata da uno stato d’ansia che impedisce all’individuo un normale rapporto con la realtà esterna.

L’angoscia e l’ansia, indicano una certa situazione che può essere definita di attesa del pericolo e di preparazione allo stesso il quale può anche essere sconosciuto. Nelle lingue neolatine come l’italiano si distingue l’angoscia dall’ansia, ma in molte altre lingue come l’inglese tale differenza non c’è ed i due termini sono assimilati insieme, “anxiety”. In italiano in genere con la parola ansia si fa riferimento ai soli aspetti psichici che si presentano in tale situazione, mentre il termine angoscia si usa quando in concomitanza a tale circostanza si hanno manifestazioni somatiche, che talvolta sono particolarmente vistose. Inoltre c’è chi considera l’angoscia come uno stadio più grave dell’ansia e chi mantiene tra le due parole una rigorosa distinzione perché interpreta l’ansia come una condizione fisiologica e psicologica in sé non anormale ed in alcuni casi utile per il conseguimento di un obiettivo, invece l’angoscia come l’espressione nevrotica o psicotica dell’ansia.

I neuroscienziati però distinguono la paura dagli altri termini ad essa correlati (come ansia, ecc…) considerando questi ultimi emozioni secondarie o sociali. Ritengono soltanto la paura in senso stretto (protagonista di questo articolo) un’emozione primaria o di base, comune a tutti gli umani anche di culture diverse, perché tutti sono in grado di percepirla e riconoscerla nei loro simili e per questo considerata un’emozione universale.

Dal punto di vista neuroscientifico

La paura durante il corso dell’evoluzione umana è stata selezionata positivamente perché ha permesso all’uomo di sopravvivere salvandolo da pericoli mortali.

Le aree specializzate nel fornire una risposta rapida agli stimoli considerati pericolosi sono note come “circuito della paura”. Quest’ultimo è costituito dal talamo, che si occupa di ricevere e distribuire le informazioni, mentre la corteccia prefrontale e l’amigdala provvedono alla valutazione iniziale della situazione con la risposta finale rielaborata dall’amigdala.

Oggigiorno la maggior parte degli studiosi è concorde sul fatto che dal punto di vista neurobiologico la risposta alla paura può avvenire in due modi: uno veloce e l’altro lento. La via rapida è quella che supporta il condizionamento semplice e ha come centro l’amigdala. Nello specifico lo stimolo della paura giunge prima al talamo e poi all’amigdala che elabora la risposta. In questa modalità l’elaborazione dell’informazione sensoriale deve essere molto veloce e questo permette di dare risposte quasi istantanee a stimoli potenzialmente pericolosi. La via lenta invece coinvolge la corteccia cerebrale infatti lo stimolo della paura giunge al talamo, poi alla corteccia sensoriale, in seguito alla corteccia prefrontale e solo a questo punto all’amigdala che fornisce una risposta. In questo caso l’amigdala può elaborare un’informazione più dettagliata rispetto alla via veloce e quindi le risposte che ne derivano sono più precise e complesse, in grado di originare azioni volontarie, pianificate e adattive ad una particolare situazione.

La paura da un punto di vista adattivo risulta essere molto utile perché facilita l’apprendimento di nuove risposte che consentono all’individuo di prendere le distanze dalle situazioni pericolose.

Alcuni autori credono che la paura svolga una funzione adattiva di gruppo perché favorisce l’ordine sociale e l’istituzione di gerarchie al suo interno.

Conclusioni

In conclusione la paura è un’emozione comune a tutti gli esseri umani al di là delle culture. La paura durante l’evoluzione umana ha permesso agli uomini di sopravvivere, diventando un automatismo inconscio del cervello. La variabile individuale e che quindi dipende dalla volontà umana è la determinazione con la quale si affronta. Talvolta sul piano sociale la paura viene prodotta dalle istituzioni per favorire l’ordine e le gerarchie all’interno di una comunità. Oggi le cattive e false informazioni di cui si è pervasi e che sono reperibili tramite i media spesso generano paura nelle persone. Quindi bisogna sempre verificare la fonte per essere certi della veridicità della notizia. La paura, a meno che non diventi eccessiva e quindi patologica, dovrebbe essere quasi sempre assecondata in quanto ha aiutato i nostri antenati e progenitori ad orientarsi nel mondo pieno di insidie e per questo è un’emozione che si è sviluppata come istinto negli esseri umani.

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