Intervista a Massimo Priviero
Un po’ come l’avvento del digitale nella fotografia: oggi basta avere in mano un cellulare per sentirsi fotografi, non importa se ignoriamo le piu’ basilari nozioni di fotografia.
Lo stesso succede, appunto, con la scrittura: bastano uno schermo, una tastiera ed una connessione internet e ci sentiamo tutti in grado di dispensare opinioni, consigli, verita’.
Perche’ scriviamo?
Alla scrittura viene attribuita una funzione terapeutica: diversi studi hanno dimostrato che scrivere rilassa, diminuisce stress, ansia e depressione.
Ma cos’e’ veramente la scrittura? Perche’ ci sediamo davanti ad un foglio (o un meno poetico schermo) e sentiamo il desiderio o la necessita’ di trasferire li’ i nostri pensieri?
In molti casi si scrive per farsi leggere, certo, ma anche e forse soprattutto per se stessi.
Ne parliamo con Massimo Priviero
Dopo aver parlato di musica torniamo a parlare con Massimo. Trent’anni di canzoni d’autore con grande attenzione ai testi, un libro, Massimo, qualche domanda.
Si scrive piu’ per se stessi o per comunicare qualcosa agli altri? C’e’ una forma di egocentrismo nella scrittura rivolta ad un pubblico?
Ci sono talmente tanti diversi approdi per chi scrive. E ragioni per cui uno lo fa. Uno scrittore e piu’ in generale un artista e’ comunque un egotista che vuole comunicare col mondo. Ma lo erano anche Stendhal e Dostoevskij. Purtroppo, e’ qualcosa che hanno in comune anche molti che sentono il bisogno di avere il proprio nome in una copertina, possibilmente che risalti su uno scaffale di libreria. Poi, si scrive per se stessi e per chi ci auguriamo ci legga. Ma qui si entra anche in quella che potremmo chiamare umana vanita’. Di cui siamo pieni e da cui siamo vessati ogni giorno.
Quanto il modo di scrivere e’ condizionato dal voler soddisfare e compiacere il tuo pubblico? E quanto quella che pensi possa essere la loro reazione influenza il tuo modo di scrivere?
Dipende. Se scrivo un libro che vuol essere in partenza di cassetta cerco il gusto del pubblico. E il gusto medio del pubblico e’ spesso mediocre. Vale per tante forme di espressione artistica. La mediocrita’ spesso e’ salvifica e permette un processo d’identificazione che puo’ per esempio generare grande successo di massa. Non e’ la regola, per fortuna. Infine, ci sono tecniche di scrittura che agiscono sul lettore e lo accompagnano per mano dove vogliamo. Ma anche questo non e’ garanzia di successo. Per fortuna esiste una componente di casualita’ che permette la nascita di grandi libri che pure diventano popolari senza essere stati scritti solo per diventarlo.
Quando scrivi un libro non hai il controllo su quello che gli altri capiranno. (Umberto Eco)
Neppure se scrivi una canzone, commenta Massimo. E non intendo canzoncine commerciali. Come puoi solo immaginare che chi ti legge sappia cosa ti passava per la testa in quel momento? Quale suggestione, quale immagine potevi aver dentro. Ognuno fa suo quel che meglio crede ed e’ giusto che cosi’ sia. Spesso interpretando a proprio piacere una frase o una melodia. O un testo. Ma la prima domanda potrebbe essere: cosa avevo io in mente quando ho scritto e cosa volevo fosse compreso? Sai quante volte mi son trovato davanti chi dava un senso diverso da quel che io avevo in mente? Ma, evidentemente, c’era dentro anche quello. Fatto salvo quel che puo’ essere travisato, naturalmente.
Ti preoccupa che a quello che scrivi possa essere dato un significato diverso rispetto a quello che intendevi tu?
Posso essere preoccupato in caso di una lettura superficiale, che puo’ pure dare un senso diverso alle mie intenzioni. Ancora di piu’, la pratica di usare stralci di un libro e decontestualizzarli e’ un mestiere molto praticato. Si puo’ giocare facilmente con le parole. Tuttavia, fatto salvo questo rischio, ognuno e’ libero di cercare un proprio senso in quel che legge e poi farlo proprio. Anzi puo’ anche essere una ricchezza che si aggiunge. Poi, eventualmente, si puo’ approfondire o specificare quel che puo’ essere stato malinteso.
Scrivere meglio significa contemporaneamente anche pensare meglio. (Friedrich Nietzsche)
Sottoscrivo, afferma Massimo convinto. E sottoscriverei tante altre cose scritte da quel grand’uomo.
Parli della scrittura del tuo libro come di un percorso di autocoscienza: pensi che scrivere ti abbia aiutato a pensare meglio alla tua vita? Ti e’ servito a fare chiarezza su aspetti che magari non avevi ancora del tutto chiarito con te stesso? Ti sei capito e accettato meglio?
Si’, questa e’ un’osservazione molto importante. Scrivere a mente anche un po’ fredda della tua vita ti permette di rivedere e di incontrare di nuovo chi nella tua vita e’ entrato e magari uscito. E certo riesci a guardare i volti con molta piu’ sincerita’ e magari pure umana comprensione. Nel bene e nel male sei inevitabilmente piu’ oggettivo. Nella vita incontri gente di ogni specie, naturalmente. Anime belle e anime infami. Il distacco temporale ti porta a comprendere meglio sia quel che hai vissuto, sia la cifra delle persone con cui hai avuto a che fare. Per quel che mi riguarda, spero di aver imparato per strada chi desidero mi sia vicino e chi invece spero stia il piu’ lontano possibile da me.
Domande frequenti
Perche’ scrivere fa bene alla mente?
Alla scrittura viene attribuita una funzione terapeutica: diversi studi hanno dimostrato che scrivere rilassa e contribuisce a diminuire stress, ansia e stati depressivi. Trasferire i pensieri su un foglio, o su uno schermo, aiuta a dare ordine a cio’ che si prova.
Si scrive per gli altri o per se stessi?
Secondo Massimo Priviero si scrive per entrambi. C’e’ una componente di comunicazione col mondo, propria di ogni artista, ma anche il bisogno intimo di scrivere per se’, per chiarirsi le idee e incontrare di nuovo la propria storia.
Chi scrive puo’ controllare come sara’ interpretato?
No. Come ricorda anche Umberto Eco, chi scrive non ha il controllo su quello che gli altri capiranno. Ogni lettore fa proprio un testo interpretandolo a modo suo, e questo, piu’ che un rischio, puo’ diventare una ricchezza che si aggiunge al significato originario.
La scrittura aiuta a conoscersi meglio?
Si’. Scrivere della propria vita a mente fredda permette di rivedere le persone e gli eventi con maggiore sincerita’ e oggettivita’, comprendendo meglio sia cio’ che si e’ vissuto sia le persone con cui si e’ avuto a che fare.
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