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Infanzia e criminalità in età contemporanea

La fine del XIX e l'inizio del XX sono periodi storici ricchi di scoperte per quanto concerne la scoperta dell'infanzia, anche grazie alle ideologie di autori prolifici dell'epoca, nonchè di autori minori.

Alla fine del XIX ci fu la scoperta dall’infanzia da parte di medici, giuristi e scienziati, i quali si resero conto che i bambini sono differenti dagli adulti. Si superò quell’idea per cui i genitori del passato erano indifferenti ai loro figli, dato che già dal XV il sentimento materno/paterno era presente, non solo per le classi superiori. Si evince piuttosto un dimostrare affetto in modo storicamente e socialmente differente, nonchè soggettivo.Nel corso del XX si assiste ad una exploit del sentimento dell’infanzia, anche se la storiografia si è occupata ben poco della scienza dei bambini, prendendo in considerazione solo l’adulto maschio, bianco, istruito. Studiando i bambini si appurò che non c’era un bambino unico ed universale. Molti esponenti di spicco diedero il loro contributo compiendo studi inerenti al tema. Facciamo riferimento al medico, filosofo e giurista Cesare Lombroso (1835-1909), il quale, influenzato dalla corrente positivista, asseriva che ogni bambino era portatore dei germi della pazzia morale, che poteva essere collerico, bugiardo, egoista , nonchè essere inferiore, debole ed astuto, proprio come la donna. Egli asseriva: “Come negli animali e nei selvaggi così anche nel bambino troviamo una quantità di atti e di sentimenti che sarebbero abnormi e veramente criminosi negli adulti, ma che sono in lui normali perché corrispondono allo stadio arrestato di sviluppo psichico nel quale egli si trova, come un uomo cioè privo di senso morale“. Un oppositore di Lombroso era l’igienista ed antropologo Mantegazza ( 1831-1910), il quale sosteneva che nel bambino era normale l’astuzia ed il far dispetti, bastava poi una saggia educazione per far sì che ciò non durasse tutta la vita. Rientrava nella norma e non vi era nulla di anomalo. Lo psichiatra Enrico Morselli (1852-1929) raccomandava di non farsi convincere dalla fissazione cattolica della lussuria, che non distingue bambino dall’adulto, imponendo penitenza ad entrambi. Si distanziava anche da Freud con la sua teoria sulla libido, asserendo che impulsi sessuali nei bambini sono naturali e normali, niente di patologico e torbido.Questa breve rassegna di ideologie, va però letta in chiave storica, facendo riferimento all’epoca di cui stiamo trattando. Nel corso del XIX e per una parte del XX erano ritenuti ”normali” coloro che si conformavano alla buona educazione ed al senso civico, con netta distinzione fra i vari ceti sociali. Si evince anche la presenza del binomio salute-bontà, assunto per cui, ad esempio, si associavano disturbi del lattante alla scelleratezza delle nutrici. Si giudicava conveniente allontanare il bambino da colei che aveva concepito illegittimamente, per fa sì che il piccolo non assumesse attitudini immorali. Questa mentalità perde forza verso fine XIX, anche grazie all’afflusso positivista.I nuovi esperti dei bambini, per lo più medici, cercarono di far valere il loro sapere tra colleghi, politici, giuristi e nelle famiglie, con l’intento di modificare atteggiamenti nei confronti della prole ed evidenziando la priorità della salute dei bambini. Consigliavano di diffidare di pregiudizi e superstizioni e di aver fede nel riconoscimento scientifico del mondo infantile. La scienza richiamava attenzione pubblica sul come far crescere bene i bambini sviluppando al meglio anche la loro mente. Spesso i loro consigli confliggevano con le dinamiche familiari nonchè con i principi cattolici. Agostino Gemelli (1878-1959) medico e sacerdote, proponeva invece una educazione alla purezza. Asseriva che la tendenza sessuale fosse radicata nella prima infanzia e preponderante per tutta l’età psichica. Nonostante ciò si distanziava da Sigmund Freud (1859-1939), padre della psicoanalisi, che evidenziava le mancate inibizioni del bambino, argomentando per altro che ogni essere umano nasceva perverso.Alla fine del XIX crebbe la criminalità minorile, la famiglia e la strada erano imputate di molte responsabilità. Le origini di molte problematiche erano perciò ambientali, non naturali. Ci si rese conto che in famiglia le figure protettive potevano essere abusanti, recando danno al bambino. Il critico letterario, filosofo e ministro della pubblica istruzione De Santics (1817-1883), propose di stabilire se le cause del comportamento dei bambini fosse insito di natura o se dipendesse dall’ambiente circostante . Concluse che coloro che erano nel riformatorio avevano alle spalle un passato difficile con famiglie altrettanto difficili.Il bambino, studiandolo, poteva svelare alcuni misteri delle patologie mentali e delle deviazioni morali, dando qualche informazione in più sulla ‘normalità’. Si misero a punto test per misurazioni intellettive, utilizzandoli pure nelle scuole e negli istituti speciali. I dati mostrarono che intelligenza non era correlata alla normalità psichica. Molto importante fu l’educabilità. Per bambini sordomuti o tardivi era fondamentale offrire un trattamento educativo anzichè assistenziale come in passato. Ruolo decisivo lo ebbe anche la psichiatria. I medici cercavano trattamenti per adolescenti tardivi e dementi precoci che finivano in manicomio come se fossero adulti. Si trasformarono molte istituzioni per minori e nacquero i nuovi professionisti ( pediatri, psicologi, educatori etc ) ed anche i giuristi iniziarono a ritenere importante la creazione di un apposito tribunale speciale solo per i bambini. La storia sulla nascita e sull’evoluzione del tribunale minorile meriterebbe una disamina a sè, ma possiamo asserire, in breve, che esso ha avuto una storia travagliata. Già dal 1908 una circolare del Guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando dava disposizioni ai capi degli uffici giudiziari perché favorissero la specializzazione dei magistrati addetti alla trattazione dei procedimenti contro i minorenni, designando un giudice apposito che indagasse sulla situazione personale e familiare del ragazzo. Successivamente, nel 1909, Orlando nominava un’apposita commissione ministeriale che, presieduta dal primo presidente della Corte di Cassazione Oronzo Quarta, il quale creò un progetto di Codice per i minorenni che istituiva un’apposita magistratura specializzata e ritraeva un quadro di giustizia minorile. Il progetto fu completato nel 1912 ma non riuscì ad essere presentato al Parlamento. L’avvento della Guerra mondiale ne impedì la realizzazione. Solo nel 1934 il sistema italiano di giustizia venne istituito, con la promulgazione del decreto legge n. 1404.Per concludere, oggi rispetto al passato, si è affinata sempre di più l’attenzione sull’infanzia, sulle tappe evolutive del bambino nonchè sulla sua psiche. Abbiamo appurato che i bambini non sono tutti uguali e che non esiste una infanzia universale. Essi debbono crescere in ambienti volti a favorire positivi modelli di attaccamento con il/i caregiver/s . Come sintetizzò Scipio Sighele (1868-1913), uomo di scienza e filantropo dell’infanzia, nel 1913 : ” Studiare i bambini per capirli di più e fare meglio ”.
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