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Il giudizio degli altri nel disturbo bipolare

IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI NEL DISTURBO BIPOLARE

Le manifestazioni del disturbo bipolare sono state da me ampiamente analizzate nei miei precedenti articoli su Il Giornale di Psicologia.it. In questo testo, vorrei soffermarmi su di un aspetto a mio avviso molto sensibile del disturbo bipolare e che tocca più o meno chiunque abbia una diagnosi di questo tipo e che quasi sempre coinvolge più o meno direttamente anche i familiari, o l’ambiente circostante.

L’annosa questione del giudizio sociale su chi ha comportamenti “anomali”

In questo articolo vorrei analizzare in particolare il giudizio degli altri sulla persona affetta da disturbo bipolare. Partendo dal presupposto vitale che la persona non può essere identificata in nessun caso con la diagnosi che ha ricevuto bisogna, tuttavia, ammettere che il disturbo bipolare può trasformarsi in un grave handicap sociale per la persona. Essere giudicati “strani” o peggio ancora “pazzi” non può di certo lasciare di certo nell’indifferenza…

La prima premessa che vorrei fare è che il disturbo bipolare è fatto di episodi più o meno gravi e più o meno estesi nel tempo. Pur trattandosi di un disturbo cronico e in larga parte irreversibile, il soggetto può godere, fortunatamente, anche grazie al supporto farmacologico, di ampi spazi di benessere e stabilità sui quali bisogna, per altro, lavorare per stabilizzare al massimo il soggetto. Ci sono pazienti che non hanno più ricadute per anche vent’anni o anche a vita… Per cui, andare ad appore un giudizio su di una persona in un momento di fragilità risulta non solo fuori luogo, ma spesso anche altamente nocivo per l’individuo portatore di diversità.

Va detto anche che alcuni episodi possono essere molto severi e durare nel tempo, innescando la leva del giudizio sociale, un giudizio che spesso è anche espresso a livello familiare (“mia moglie è una nevrotica” e via discorrendo…). Appare chiaro che il paziente bipolare in fase maniacale può adottare dei comportamenti molto difficili da comprendere, può sin anche arrivare a perdere il contatto con la realtà circostante e rimanere sospeso in un mondo fatto di gesti inconsulti e, talvolta, irrazionali.

Cosa accade allora davanti all’irrazionale?

La stranezza dei comportamenti del bipolare risveglia il cosiddetto giudizio sociale. Per fortuna oggi molto meno di qualche secolo fa, ma rimane viva l’esigenza di apporre delle etichette su persone ritenute delle vere e proprie “mine vanganti”.

Un giudizio talvolta spietato davanti alle manifestazioni spesso estreme che questa patologia può comportare. Essere presenti, assistere a una crisi maniacale di un bipolare può lasciare interdetti e spaventati. Per chi non ha familiarità con il disturbo, certi comportamenti possono assumere delle dimensioni sin anche inquietanti…

Al contempo, il soggetto bipolare è prima di tutto un individuo con una forte spinta autolesionistica, spesso ha vissuto degli significativi di traumi infantili. Con l’insorgere del disturbo, nasce quasi sempre nel paziente un fortissimo dolore per questa diversità e per questo distacco rispetto alla realtà.

Come superare la diversità e il giudizio altrui?

Personalmente, questo aspetto ha costituito un grave handicap per anni. Soprattutto quando si è ancora privi di diagnosi e si naviga in acque incerte sul proprio stato e sulle proprie inquietudini. Sentire il peso della diversità e comprendere di avere una mente che può toccare l’irrazionale tende a spaventare non poco.

In seguito e quasi sempre di pari passo con la diagnosi di disturbo, la persona capisce di non poter contrastare la propria funzionalità mentale. Nasce quindi l’esigenza di imparare a convivere con la propria diversità identificandosi con una mente che può anche toccare l’immenso oscuro, ma che in nessun caso lo rappresenta.

Come si vince allora il peso del giudizio altrui?

Secondo il mio modesto parare e dopo lunghe riflessioni sull’argomento, sono arrivata alla conclusione che bisogna imparare ad amarsi davvero. Un processo che sarà lungo e tedioso e che comporterà un arduo percorso da fare, preferibilmente con degli specialisti del settore. Senza amore per se stessi, non ci può essere pace, e senza pace i tormenti mentali continueranno ad assalirvi.

Il giudizio degli altri, in fondo, non conta quando sappiamo esattamente qual è il nostro valore. Non siamo soggetti a giudizio e se, secondo il nostro personale punto di vista, andiamo bene così.

Lavorare a livello psicanalitico sui traumi infantili e non, consente di evolvere  e metabolizzare che sono due aspetti fondamentali, più di tutto dopo una crisi di tipo maniacale.

Infine, ricordare di spartire un disturbo che ha accompagnato delle grandissime personalità a livello storico aiuta a non sentirsi poi così soli e immeritevoli.

Per una lettura più leggera, vi invito a leggere il mio libro: Tutti Pazzi per il mio lato Bipolare, edito Dissensi.

Buona Fortuna!

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