Studio e Apprendere

Genetica comportamentale e ecologia dello sviluppo

La genetica comportamentale fa uso di metodologie quantitative per analizzare il contributo di geni e ambiente nel definire una determinata caratteristica psicologica. Non chiede se conti di più la natura o l’ambiente, ma quanto ciascuno dei due pesi su un tratto specifico e come i due fattori interagiscano nel tempo. Le due vie principali per […]

Genetica comportamentale e ecologia dello sviluppo
La genetica comportamentale fa uso di metodologie quantitative per analizzare il contributo di geni e ambiente nel definire una determinata caratteristica psicologica. Non chiede se conti di più la natura o l’ambiente, ma quanto ciascuno dei due pesi su un tratto specifico e come i due fattori interagiscano nel tempo. Le due vie principali per studiare il peso dei geni e del contesto sono gli studi sui gemelli e quelli sulle famiglie adottive.

Come si studia il peso di geni e ambiente

Gli studi sui gemelli confrontano gemelli identici, che condividono l’intero patrimonio genetico, con gemelli fraterni, che ne condividono in media la metà: le differenze di somiglianza tra i due gruppi permettono di stimare quanto un tratto sia influenzato dalla genetica. Gli studi sulle famiglie adottive, invece, distinguono l’effetto dei geni da quello dell’ambiente confrontando i figli adottivi con i genitori biologici e con quelli adottivi. Insieme, questi due approcci costituiscono gli strumenti classici della genetica comportamentale per scomporre il contributo di ereditarietà e contesto.

In questo campo si distingue abitualmente tra ambiente condiviso, cioè quello comune ai membri di una stessa famiglia, e ambiente non condiviso, ovvero le esperienze specifiche di ciascun individuo. Questa distinzione è cruciale, perché i due tipi di ambiente non pesano affatto allo stesso modo sullo sviluppo psicologico.

Capacità cognitiva generale e abilità specifiche

Importanti ricerche hanno rivelato che la capacità cognitiva generale è determinata per il 50 per cento dalla genetica, per il 25 per cento dall’ambiente condiviso e per il restante 25 per cento dall’ambiente non condiviso, quest’ultimo più importante ai fini dello sviluppo rispetto a quello condiviso. Si è inoltre potuto osservare che l’effetto dell’ambiente condiviso sulla capacità cognitiva generale andava scomparendo con l’avanzare dell’età: negli individui più adulti si trovava un’influenza genetica del 60 per cento e il restante 40 per cento dovuto per il 35 al peso dell’ambiente non condiviso e per il 5 a un margine di errore. In altre parole, crescendo, il ruolo della famiglia condivisa si riduce e aumenta il peso sia dei geni sia delle esperienze individuali.

Le abilità cognitive specifiche sono sottocategorie della capacità cognitiva generale e, secondo varie teorie, risultano influenzate meno dalla genetica, in una misura compresa tra il 40 e il 50 per cento. Su come geni e prestazioni si colleghino esistono due modelli. Secondo il modello top-down, i geni influenzano la cognizione generale, che a sua volta influenza le abilità specifiche, le quali definiscono le prestazioni nei test. Secondo il modello bottom-up, invece, i geni influenzano direttamente le prestazioni, che a cascata risalgono fino alla cognizione generale.

Ereditarietà di altri tratti e comportamenti

La genetica comportamentale non si limita alle capacità cognitive. Si è notato con interesse che l’alcolismo è determinato geneticamente per il 40 per cento nei figli maschi e per il 20 per cento nelle femmine, con un peso rilevante anche del gruppo degli adolescenti. Anche l’obesità presenta una forte componente ereditaria, stimata attorno al 70 per cento. Gli studi sulla vecchiaia, invece, hanno mostrato poche evidenze a favore dell’ereditarietà della demenza.

Di particolare interesse è la scoperta che i videogiochi d’azione migliorano l’attenzione e, di conseguenza, l’abilità di lettura: per questo vengono utilizzati per potenziare le lacune nei pazienti con dislessia. È un esempio di come l’ambiente e l’esperienza possano intervenire su funzioni che hanno una base biologica, modificandone l’espressione.

I tre effetti dei geni: passivo, evocativo e attivo

Il rapporto tra corredo genetico e ambiente non è a senso unico. Si distinguono infatti tre modi in cui i geni orientano l’esperienza. Vi è un effetto passivo, legato alla trasmissione biologica dai genitori; un effetto evocativo, per cui il corredo genetico pone il soggetto in ambienti di un certo tipo sulla base delle sue qualità, che suscitano determinate risposte negli altri; e un effetto attivo, per cui l’individuo, in base alle proprie predisposizioni, sceglie attivamente i contesti e le relazioni, come la scelta degli amici. In questo modo i geni non solo influenzano il comportamento, ma contribuiscono a costruire l’ambiente stesso in cui la persona si sviluppa.

La genetica incontra l’ecologia dello sviluppo di Bronfenbrenner

La genetica si interseca con il modello cronosistemico di Bronfenbrenner, che mappa l’interazione tra soggetto e contesti prossimali e distali. Al centro c’è il microsistema, composto dalla famiglia; l’esosistema fa riferimento agli ambienti che influenzano indirettamente il bambino, come il rapporto tra docenti e genitori; il mesosistema comprende le istituzioni e il lavoro dei genitori; il macrosistema è l’insieme dei valori, della cultura e delle ideologie del Paese in cui la persona vive. Ogni livello contribuisce, a distanze diverse, a plasmare lo sviluppo dell’individuo.

Il modello di Bronfenbrenner segna un’evoluzione rispetto a quello di Lewin, che considerava solo l’ambiente psicologico individuale e definiva il comportamento come funzione additiva dell’azione congiunta di persona e ambiente, secondo la formula C = f(P, A). Bronfenbrenner aggiunge l’attributo di psicologicamente significativo anche al contesto, arrivando a designare lo spazio di vita (S) del soggetto osservato in un certo momento (t) come la risultante dell’azione congiunta di persona e ambiente in un intervallo di tempo precedente (t-1), con effetto moltiplicativo e non più semplicemente additivo. Si è giunti quindi alla formula S(t) = f(t-1)(P) + f(t-1)(A). In conclusione, i fattori genetici contribuiscono sia al cambiamento sia alla continuità delle caratteristiche psicologiche dell’individuo, in dialogo costante con i contesti in cui la vita si svolge.

Domande frequenti

Che cos’è la genetica comportamentale?

È la disciplina che utilizza metodologie quantitative per analizzare quanto i geni e l’ambiente contribuiscano a definire una caratteristica psicologica. I suoi strumenti principali sono gli studi sui gemelli e quelli sulle famiglie adottive, che permettono di separare il peso dell’ereditarietà da quello del contesto.

Quanto è ereditaria la capacità cognitiva generale?

Le ricerche stimano che la capacità cognitiva generale sia determinata per circa il 50 per cento dalla genetica, per il 25 per cento dall’ambiente condiviso e per il 25 per cento dall’ambiente non condiviso. Con l’età, l’influenza genetica sale intorno al 60 per cento, mentre il peso dell’ambiente condiviso tende a scomparire.

Qual è la differenza tra ambiente condiviso e non condiviso?

L’ambiente condiviso è quello comune ai membri di una stessa famiglia, mentre l’ambiente non condiviso riguarda le esperienze specifiche di ciascun individuo. Ai fini dello sviluppo, l’ambiente non condiviso risulta più influente di quello condiviso, il cui effetto diminuisce con la crescita.

Cosa aggiunge il modello di Bronfenbrenner rispetto a Lewin?

Lewin considerava solo l’ambiente psicologico individuale, con un effetto additivo tra persona e ambiente. Bronfenbrenner attribuisce significato psicologico anche ai contesti, dal microsistema al macrosistema, e introduce un effetto moltiplicativo che tiene conto della dimensione temporale dello sviluppo.

Geni e ambiente non si contendono lo sviluppo, ma lo costruiscono insieme. La genetica comportamentale quantifica il loro peso su tratti come le capacità cognitive, l’alcolismo o l’obesità, mostrando come l’influenza genetica cresca con l’età e come i geni contribuiscano perfino a modellare l’ambiente. Integrata con l’ecologia dello sviluppo di Bronfenbrenner, offre una visione dinamica in cui natura e contesto dialogano di continuo.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.