Le fiamme di Notre Dame bruciano anche le nostre certezze

Il valore simbolico dell’arte

I fatti di Parigi, Notre Dame che brucia sotto gli occhi impotenti del mondo, ci riporta bruscamente ad una realtà che ci sfugge di mano e della quale non possiamo controllare il destino. Un simbolo, che proprio in quanto tale è considerato immortale, è ferito e mutilato, la guglia che sembrava poter raggiungere il cielo, è spezzata. Con lei crolla parte di quel un senso di onnipotenza che attraverso l’arte ci si illude di poter realizzare.

Succede in un attimo, prima una fiammella, poi il fuoco cresce, sale il fumo denso, l’aria si riempie di cenere. Avvolta dalle fiamme la cattedrale brucia, la guglia che si staglia imponente a simboleggiare la vicinanza con il divino, crolla.

I francesi piangono

Da tutto il mondo si seguono attoniti le immagini che scorrono sui teleschermi.

Notre Dame è un simbolo. Simbolo della Francia, certo, ma anche delle aspirazioni umane di tendere all’immortale, al divino, attraverso l’arte che sopravvive allo scorrere del tempo e nella sua maestosa grandezza sfida i limiti dei mortali. Quella guglia gotica che tende verso il cielo, sottile ed elegante, testimonia la grandezza dell’uomo. Il fuoco che la piega e la riporta a terra, trasformandola in cenere, fa crollare insieme a lei anche i nostri sogni di grandezza.

Nelle ore in cui i vigili del fuoco tentano di avere il sopravvento sulle fiamme che stanno divorando un simbolo, centinaia, migliaia di persone si radunano nei punti da cui è possibile seguire più da vicino l’evoluzione di quel disastro. Televisioni, radio, web, tutti i canali di comunicazione danno aggiornamenti in tempo reale di quello che accade. Si avverte un senso di impotenza che testimonia il limite dell’umanità e ci riporta con i piedi per terra.

L’arte ha un valore simbolico immenso

notre dame valore dell'arte

In ambito psicologico, Freud parlava delle opere d’arte come di uno spazio intermedio tra la realtà che frustra i desideri umani e il mondo della fantasia, dove invece vengono appagati. A suo parere, l’opera d’arte ha il compito di offrire agli uomini una via di fuga esattamente come il gioco per i bambini e le fantasticherie per gli adulti. L’artista è un uomo che non si rassegna ai limiti e che vuole superarli attraverso la realizzazione della sua opera.

L’opera d’arte libera l’inconscio e al contenuto manifesto (l’opera in sé) affianca un contenuto latente che è rappresentato dal significato inconscio che le viene attribuito. Essa fornisce uno spazio che supera le frustrazioni vissute nel quotidiano e che appaga sia chi crea l’opera d’arte che chi ne fruisce realizzando i desideri di amore e gloria che fanno parte di ciascuno.

Se Freud associa all’approccio all’arte un valore individuale e la vede nascere da esperienze ed esigenze personali, dettate dal proprio vissuto, come risposta a necessità specifiche, diverso è l’approccio di Jung che vede nell’arte la reazione a richieste generate non dal singolo quanto piuttosto dall’inconscio collettivo. Non sono le condizioni esterne in cui l’arte vede la luce a determinarla ma attinge la sua motivazione in sé stessa, l’artista si fa quindi interprete di un messaggio che oltrepassa la sua stessa consapevolezza e che assume un significato universalmente condiviso proprio perché è la rappresentazione di archetipi dell’inconscio umano.

L’arte fornisce pertanto delle conferme a quella parte dell’inconscio che è comune a tutti.

Considerando questi presupposti non è difficile spiegare lo sgomento che scuote il mondo intero quando si verificano eventi che toccano simboli su cui sono stati proiettati desideri, sogni e ambizioni condivise dall’umanità. Come nel caso di Notre Dame.

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