“Essere giudicati: la fobia della nostra epoca”

Quanto potere ha il giudizio degli altri su di me? Le radici della vulnerabilità alle critiche e le nostre difese

Oggi il peso attribuito all’immagine è largamente amplificato dalla nostra società e dalla tecnologia. Spesso non si riesce più ad attribuire un giusto valore alle critiche e alle opinioni altrui e ciò può comportare un disequilibrio nel valutare noi stessi e insicurezza nelle relazioni sociali. Come siamo diventati così vulnerabili al giudizio dell’altro e su cosa dobbiamo lavorare per fare in modo che il confronto con l’altro diventi costruttivo e non distruttivo?

Il valore dell’apparenza nella nostra società

Nella società attuale, dominata dall’uso e abuso dei social, il potere affidato alle immagini è enorme. Grazie alla diffusione rapida e a larga scala dei contenuti, la maggioranza di noi bombarda ed è bombardato da foto, video, notizie e tanto altro. A differenza di quanto accadeva nel passato, oggi l’opinione dell’altro non solo non è un mistero ma al contrario è aggressivamente espressa con la complicità dell’utilizzo del mezzo social. La possibilità di nascondersi dietro uno schermo e la natura superficiale di un linguaggio fatto prevalentemente di immagini, facilita l’espressione del nostro giudizio e ci espone al confronto continuo con l’altro. Confronto irreale e superficiale se si ferma al linguaggio social.

Anche il format dei programmi televisivi sembra andare nella stessa direzione, la maggior parte di essi si fonda sul giudizio e sulla valutazione dei partecipanti: abbiamo i talent show con i giudici, programmi in cui si valutano i matrimoni, i ristoranti, le capacità genitoriali, abbigliamento ecc.… Se la maggioranza di noi e delle nuove generazioni riceve la gran parte degli stimoli dalla TV o dal cellulare, è facile che i nostri pensieri subiscano una certa influenza in questa direzione. In un certo modo ci convinciamo sempre di più che sia importante ricevere l’approvazione dell’altro; soprattutto, osservando l’aggressività con cui le critiche sono espresse, cresce anche il timore di diventarne oggetto.

Un altro fenomeno che sembra allinearsi a quello descritto è la diffusione di un pensiero dicotomico, ovvero una certa rigidità nel vedere tutto bianco o nero. Se qualcuno esprime perplessità circa la pericolosità di dieci vaccini, è etichettato con violenza come “no vax”; se si esprime a favore di una determinata politica è facilmente e aggressivamente etichettato come fascista o populista. In generale, si è ridotto l’ascolto e si preferisce la critica feroce che chiude l’altro in una categoria, senza alcuna possibilità di cogliere tutte le sfumature del pensiero che renderebbero il confronto ricco e stimolante.

Paura del giudizio e critica: due facce della stessa medaglia

Ognuno di noi possiede un determinato sistema di credenze con le quali interpreta e giudica le esperienze che vive. Quando esprimiamo una critica facciamo due operazioni: da un lato demoliamo un dato che riteniamo sbagliato, dall’altro sosteniamo un’altra tesi che riteniamo vera. Il mio bisogno di esprimere e sostenere la mia tesi nasce dall’esigenza di difendere quei paletti che mi guidano nelle scelte e nel comportamento, in altre parole il mio personale modo di essere e vedere il mondo. Ovviamente se questo insieme di certezze che possediamo è una bussola per ognuno di noi, è normale provare paura di perdere questa solidità. Tuttavia se da un lato è legittimo difenderci, dobbiamo ammettere un’inevitabile verità: se qualcosa è da difendere è inevitabilmente fragile.

Quando c’è equilibrio il confronto con ciò che è diverso e minaccia il nostro sistema di credenze, diventa un’esperienza utile per la propria crescita. Infatti, argomentare la mia tesi al fine di difenderla, permette di confermare, modificare o eliminare quelle credenze deboli e sostituirle con altre più efficaci.

Come possiamo aumentare la nostra resistenza al giudizio dell’altro?

Provate a pensare a qualcosa in cui credete fermamente, come ad esempio la scelta di essere vegetariano: probabilmente il grado di fastidio che provereste se qualcuno vi criticasse su questo non sarebbe lo stesso se la stessa persona vi attaccasse sul vostro aspetto o sul vostro stile genitoriale. La differenza è quindi che siamo più sensibili alla critica quando il nostro grado di convinzione e quindi di sicurezza risulta debole. In altre parole: più siamo insicuri più siamo vulnerabili al giudizio dell’altro; più sentirò crescere il bisogno di difendermi dalla critica più utilizzerò a mia volta critica e giudizio sull’altro. Quest’ultimo atteggiamento di difesa ci pone in una situazione di chiusura mentale la quale impedirà una revisione critica delle mie teorie e una conseguente impossibilità di crescita del grado di sicurezza delle stesse.

Una dose giusta di insicurezza è quella giusta che serve per spingerci al miglioramento e al confronto, ovvero quel “mettersi in discussione” sano che ci permette di progredire nella conoscenza e migliorare la nostra bussola nel guidarci in modo sempre più preciso. Troppa insicurezza al contrario, comporta una eccessiva fragilità: se ad ogni minimo giudizio annullo e metto in crisi tutto il mio sistema, il confronto diventa stressante, distruttivo e vissuto come una minaccia. Il giudizio dell’altro o la semplice diversità dovrebbe fermarsi in una “zona” mentale utile a stimolare criticamente delle domande e riflessioni, prima di penetrare nel mio sistema di credenze e metterlo in discussione.

La psicoterapia, a seconda del tipo di approccio, si avvale di tecniche e strumenti per aumentare la propria autostima ripristinando il giusto equilibrio tra stima di sé e confronto con l’altro.

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