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Ero compatta, ora sono a brandelli…

Raccontarmi in poche parole è difficile. Vorrei centrare un aspetto denso della mia persona che non riesco a comprendere, e proprio per questo motivo che sarà difficile provare a spiegarmi. Ultimamente sto affrontando un processo di individuazione particolare, mai avvenuto prima d’ora. Mi è difficile al momento scegliere quale strada percorrere per affrontare una situazione, o mi sbilancio troppo da una parte o troppo da un’altra. Non trovo un equilibrio. Non ho vie di mezzo. Sono molto sulla difensiva, penso che tutti mi puntino il dito contro. Difatti, a casa, un po’ è così. Si lamentano che io sia indifferente, egoista, pazza. Ma non mi vedo così. Pensano di me una persona cattiva, a cui poco frega di far stare bene le persone. Ma non mi vedo così. Credono che io non mi prenda le mie responsabilità e sfugga sempre dall’ammettere i miei errori, non porgo mai le scuse e non mostro pentimento. Non siamo in una chiesa, non devo confessare le mie colpe. È vero, cerco sempre di “rigirarmi la frittata” e spesso non comprendo la logica altrui, ma non capisco perché alla gente serva finta gentilezza purché si stabilisca un buon rapporto. Io non ho voglia di chiedere scusa non perché sia orgogliosa o indifferente, ma perché io non reputo importante questa parola, per converso, mostrar un cambiamento è una vera azione di consapevolezza, che fa comprendere che ci sia stato un ragionamento circa una determinata situazione. Le scuse sono socialmente corrotte, siamo tutti abituati a chiedere scusa, non hanno senso alcuno. Non capisco perché la gente lo pretenda da me. Non mi comprendono, non capiscono che il mio carattere anticonformista non è sinonimo di cattiveria ma di personalità fuori dal comune. È come se ciò che per me è logico non lo sia per loro, e ciò che non lo è per loro io non lo accetto. È come se la logica degli altri non sia giusta per me e di conseguenza non la considero. Forse è questo che crea del fraintendimento, dell’incomprensione: forse è qui che si cela l’ostacolo che ci permette di incontrarci puramente. Il problema cruciale è che io sento di non essere compresa. Ma ho paura sia mia ideazione, vittimismo. Ho paura di non comprendere veramente gli altri, quando penso sempre di farlo. Non sono neanche più sicura delle mie idee, dei miei pensieri. Ero compatta, prima. Ora mi sento a brandelli, con tanti pezzi scomposti da riordinare, ma senza sapere da dove iniziare. Ho pensato, vado da uno psicologo. Ma ho paura che io mi affidi ad una persona per compiere un cambiamento che posso maneggiare io stessa. So di essermi persa in una strada a più uscite, ma non so proprio scegliere una da perseguire. Neanche per tentativo, sono troppo assuefatta dalla mia comfort zone che mi tiene stretta nella sfera della quotidianità. Questo anche mi porta a cambiare visione delle cose. Vorrei resettarmi. Come faccio?

Risponde Loris Pinzani

Loris Pinzani
Loris Pinzani Psicologo, Psicoterapeuta

Rifacendomi all’inizio della tua lettera, anche rispondere con poche parole non è semplice. Ma non certo impossibile. Intanto un’affermazione: volessimo essere riassuntivi (a volte è necessario) potremmo dire che serve chiarezza. Nella gran parte delle occasioni in cui esiste una incomprensione tra un individuo ed il resto della sua rete sociale, lo stesso individuo tende a permanere in una condotta senza mettere in discussione niente di sé. Naturalmente non si tratta di una colpa, ma piuttosto di una condizione. Questo non è affatto strano  né discutibile, poiché umano; almeno entro una certa misura. L’aspetto che ne consegue porta però ad una conseguenza tanto interessante quanto fonte di sofferenza, che consiste nella perdita della reale percezione della condizione di vita. Ne consegue che non si viene compresi ed insieme non si comprendono gli aspetti dell’insieme sociale in cui si è coinvolti più o meno da vicino; da questo deriva una forma di incomprensione della realtà che va riequilibrata. Probabilmente non si tratta di una operazione che si possa compiere in piena e consapevole autonomia, ma piuttosto mediante un intento progressivo guidato professionalmente, in cui maturi un riassetto emotivo capace di darti la sicurezza che manca, basata su una chiarezza nella visione della realtà.

Si tratta di un cammino che non è né semplice ne velocissimo ma probabilmente necessario, sommando i risultati gli uni agli altri senza la possibilità di determinare il futuro a meno che non sia reso stabile il presente. Facci sapere i tuoi progressi. Un caro saluto e sinceri auguri.

Dr Loris Pinzani, Psicologo Psicoterapeuta

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