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L’elogio dell’Im-Perfezione

Il vocabolario definisce l’imperfezione come la presenza di manchevolezze o difetti per cui qualcosa non risulta conforme al suo prototipo, ideale o materiale. Ma cosa succede se proprio quel non essere conformi diventa il luogo della nostra unicita’? Questo articolo prova a fare l’elogio dell’imperfezione, tra apprendimento sociale, storia dell’arte e benessere psicologico, per capire […]

L’elogio dell’Im-Perfezione
Il vocabolario definisce l’imperfezione come la presenza di manchevolezze o difetti per cui qualcosa non risulta conforme al suo prototipo, ideale o materiale. Ma cosa succede se proprio quel non essere conformi diventa il luogo della nostra unicita’? Questo articolo prova a fare l’elogio dell’imperfezione, tra apprendimento sociale, storia dell’arte e benessere psicologico, per capire perche’ accettarsi sia il primo passo per stare bene con se’ stessi e con gli altri.

Il difetto che ci rende unici

Nella definizione da vocabolario colpisce la formula “non conforme al suo prototipo”. Significa che ciascuno di noi riconosce o meno i propri difetti, li costruisce, li monta e li smonta in base alle proprie capacita’ e alla propria storia. A volte ci lasciamo influenzare da prototipi esterni, altre volte restiamo ancorati alle nostre convinzioni senza farci condizionare, mettendo in campo le risorse di coping, cioe’ le strategie con cui affrontiamo lo stress e le situazioni difficili. E’ proprio in questo esercizio quotidiano che matura la consapevolezza di poter essere, a modo nostro, perfetti nella nostra imperfezione.

La parola stessa merita attenzione. Definire qualcosa imperfetto significa presupporre un modello ideale rispetto al quale misurare lo scarto. Ma quel modello raramente e’ neutro: lo ereditiamo dalla cultura in cui cresciamo, dalle immagini che consumiamo, dai confronti quotidiani con gli altri. Riconoscerlo e’ gia’ un primo passo verso una maggiore liberta’, perche’ ci permette di scegliere quali standard vogliamo davvero fare nostri e quali invece stiamo semplicemente subendo senza esserne consapevoli.

Apprendimento sociale e immagine di se’

Molte dinamiche personali si definiscono attraverso l’apprendimento sociale: il modo in cui viviamo e costruiamo le relazioni e’ guidato da una buona coscienza e conoscenza di noi stessi. Anche un gesto quotidiano come scattarsi un selfie racconta molto. Decidiamo se nascondere le piccole imperfezioni, magari con un filtro, oppure mostrarle con fierezza, come fanno oggi alcuni personaggi pubblici. La scelta di accettarsi non serve solo ad apparire migliori agli altri: serve a stare meglio dentro di se’, per il proprio benessere psicologico e sociale.

La lezione di Carl Gustav Jung

Un pensiero di Carl Gustav Jung riassume bene questo punto di vista: “Non c’e’ luce senza ombre e non c’e’ pienezza psichica senza imperfezioni. La vita richiede per la sua realizzazione non la perfezione, ma la pienezza. Senza l’imperfezione non c’e’ ne’ progresso ne’ crescita”. L’imperfezione, in questa prospettiva, non e’ un ostacolo da eliminare ma una condizione necessaria dello sviluppo: senza margine di miglioramento non ci sarebbe spazio per crescere.

Quando l’imperfezione diventa arte

La storia dell’arte offre esempi celebri in cui il difetto si e’ trasformato in cifra distintiva. A diversi artisti, sulla base dell’allineamento degli occhi osservato nelle loro opere e in particolare negli autoritratti, alcuni studi hanno attribuito una forma di strabismo: tra i nomi citati compaiono Picasso, Rembrandt, Durer, il Guercino e Degas. Anche un capolavoro come la Gioconda di Leonardo deve parte del suo fascino a tratti che, a rigore, sono imperfezioni: capelli estremamente sottili, un colorito tendente al giallastro, un possibile accenno di gozzo, e un’opera per giunta rimasta incompleta. Eppure e’ proprio questo insieme a renderla simbolo di un fascino enigmatico e di una bellezza autentica.

Questi esempi ci ricordano che il concetto di bellezza non coincide con quello di perfezione formale. Cio’ che rende memorabile un’opera, come un volto, e’ spesso proprio il dettaglio che si discosta dalla norma: quel tratto irregolare che cattura lo sguardo e resta nella memoria. Applicato alle persone, e’ un invito a smettere di leggere le proprie caratteristiche peculiari come errori da correggere e a considerarle, piuttosto, come elementi di riconoscibilita’ e di stile.

Bellezza esteriore e bellezza interiore

Perche’ si insegue tanto la perfezione di certi canoni estetici, importanti ma non determinanti, e si trascura quasi sempre la crescita della bellezza interiore? Perche’ raramente i nostri modelli incarnano l’intelligenza, che non e’ solo risolvere un problema di matematica ma anche, e soprattutto, intelligenza emotiva, quella che ci permette di relazionarci in modo positivo con gli altri?

Una risposta possibile e’ che spesso portiamo con noi debolezze emotive e mancanze affettive che cerchiamo di colmare: bisogni di considerazione, di riconoscimento, di autorealizzazione del se’. Questi bisogni diventano cosi’ centrali da precedere, a volte, perfino i bisogni primari descritti nella piramide dello psicologo Abraham Maslow, come bere, mangiare o dormire. A questo si aggiunge la pressione sociale: la societa’ ci impone determinati canoni e il marketing, anche attraverso i social, prova a dettare legge su cosa sia giusto o sbagliato per il nostro stile di vita e le nostre relazioni.

Essere o apparire?

La vera domanda diventa allora se siamo in grado di reagire e di agire di fronte al continuo bombardamento di messaggi esterni, e se sappiamo discernere cosa valga la pena seguire e cosa no. In fondo il nodo e’ sempre lo stesso: cosa conta di piu’ per noi, essere o apparire? Accettare le proprie imperfezioni non significa rinunciare a migliorarsi, ma smettere di misurare il proprio valore su un ideale irraggiungibile. La formula, semplice solo in apparenza, resta quella di sempre: una buona testa e un buon cuore sono un’ottima combinazione.

Domande frequenti

Che cosa sono le risorse di coping?

Sono le strategie, cognitive ed emotive, che una persona mette in atto per affrontare stress, difficolta’ e situazioni percepite come sfidanti. Nel contesto dell’imperfezione, riguardano il modo in cui riconosciamo e gestiamo i nostri difetti senza esserne sopraffatti.

Perche’ accettare le proprie imperfezioni fa bene?

Accettarsi favorisce il benessere psicologico e sociale perche’ riduce il divario tra come siamo e come vorremmo apparire. Come sintetizzava Jung, senza imperfezione non c’e’ crescita: riconoscere i propri limiti apre spazio al miglioramento invece di alimentare frustrazione.

Che cos’e’ la piramide dei bisogni di Maslow?

E’ un modello dello psicologo Abraham Maslow che ordina i bisogni umani per livelli, dai primari come mangiare e dormire fino all’autorealizzazione. Il testo osserva come bisogni di riconoscimento e considerazione possano diventare cosi’ pressanti da mettere in ombra perfino quelli di base.

Come influiscono i social sull’immagine di se’?

Social e marketing propongono canoni estetici e stili di vita che possono spingere a nascondere le proprie imperfezioni, ad esempio con i filtri. Sviluppare consapevolezza e intelligenza emotiva aiuta a distinguere i modelli utili da quelli che alimentano solo insoddisfazione.

L’imperfezione non e’ un difetto da correggere a ogni costo, ma parte della nostra unicita’ e condizione stessa della crescita. Coltivare intelligenza emotiva e risorse di coping, piu’ che rincorrere canoni esterni, e’ cio’ che rende una persona autentica: una buona testa e un buon cuore restano l’unione vincente.
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