Discriminazione e fragilità psicologica: un tema ancora aperto
Appare inverosimile che ancora oggi possano esistere e sussistere discriminazioni nei confronti di chi manifesta delle fragilità a livello psicologico. In un’epoca in cui si parla di integrazione, pari opportunità, tutela della diversità e, più di ogni altra cosa, di diritti, il cammino verso una vera attuazione di misure protettive per le persone con disturbo bipolare, e più in generale per chi vive vulnerabilità psicologiche, rimane ancora lungo.
Senza entrare nel campo giuridico, che non è al centro delle mie competenze, in questo articolo mi concentro sull’aspetto umano e personale di chi intende affrontare la discriminazione di cui, purtroppo, sarà quasi sicuramente oggetto. Perché è proprio sul piano quotidiano e relazionale che questa esperienza si gioca ogni giorno.
La discriminazione non dipende da voi
Partiamo da un presupposto: non potrete realmente combattere la discriminazione nei vostri confronti, se non in senso legale, e ci auguriamo che presto vengano varate tutele per le persone soggette a bipolarità. Nel frattempo vi invito ad accettare con saggezza e con una remissività intesa in senso positivo la vostra condizione.
Fare una guerra al mondo perché siete nati con una problematica personale non vi aiuterà e non risolverà il problema all’origine. Mi è capitato spesso di imbattermi in persone che hanno dei bipolari una pessima opinione: li considerano casinisti, convinti che creino problemi o che non siano volenterosi. Per ribaltare questo pregiudizio profondo, solo il vostro esempio potrà essere davvero preso in considerazione.
La discriminazione degli altri, in fondo, non dipende da voi, ma dalla vostra risposta all’atto discriminatorio. Vi invito, come sempre, a essere indulgenti verso voi stessi e ad allontanare chi vi discrimina. Non sempre questo è possibile, ed è proprio da qui che nasce l’importanza di lavorare su di sé. Il tempo e le vostre azioni dimostreranno dove sta la ragione.
L’importanza di proteggersi
Visto che non possiamo fare moltissimo per evitare la discriminazione, il consiglio più prezioso è imparare a proteggersi. Non parlate dei vostri disagi personali se non a persone di assoluta fiducia o a professionisti del settore. È una forma di cura verso voi stessi, non di chiusura.
Pur avendo intrapreso una battaglia personale nel divulgare la mia esperienza di paziente con disturbo bipolare attraverso libri, numerosi articoli e video sul tema, continuo a pensare che il miglior antidoto alla discriminazione sia il silenzio. Non date armi a chi le userà contro di voi. E non impegnatevi a raddrizzare un’opinione negativa: chi vuole ricredersi lo farà da solo.
Ritengo invece fondamentale dimostrare con i fatti le vostre capacità, la vostra affidabilità e le vostre doti uniche. Personalmente ho subito più volte delle discriminazioni, e il mio modo di reagire è sempre stato lo stesso: agire.
Silenzio non significa vergogna
Scegliere il silenzio come strategia non equivale a vergognarsi della propria condizione. Significa decidere con lucidità a chi affidare la parte più intima del proprio vissuto, distinguendo tra chi merita la vostra fiducia e chi potrebbe usarla contro di voi. È una selezione consapevole, non un nascondersi.
Vivere bene con il disturbo bipolare si può
Vivere bene con il disturbo bipolare è possibile, a una condizione: accettare la propria fragilità, che è poi anche una forza. Per farlo occorre imparare a conoscere il disturbo a fondo, così da poter condurre una battaglia verso l’esterno che sia silenziosa e mirata, invece che dispersiva.
Ricordatevi che il giudizio degli altri, spesso spietato, è una mera rappresentazione dell’ignoranza profonda in cui versa la società odierna, dove la divulgazione di certi temi non si è ancora tradotta in una reale comprensione della dimensione della persona che porta con sé bipolarità e diversità. Conoscere se stessi e la propria condizione è, in questo senso, il primo strumento di protezione.
La conoscenza come strumento di difesa
Comprendere i meccanismi del proprio disturbo, riconoscerne i segnali e sapere come gestirli permette di affrontare con maggiore serenità sia le proprie fasi sia lo sguardo altrui. La consapevolezza riduce il senso di impotenza e restituisce alla persona un ruolo attivo nella propria vita, anziché quello di semplice bersaglio del pregiudizio.
Domande frequenti
Perché le persone con disturbo bipolare subiscono discriminazioni?
Spesso a causa di pregiudizi radicati e di una divulgazione che non si è tradotta in reale comprensione. Molti associano la bipolarità a stereotipi negativi, considerando chi ne è portatore inaffidabile o problematico. È un giudizio che rispecchia l’ignoranza sul tema più che la realtà della persona.
Come si può reagire alla discriminazione?
La discriminazione non dipende da voi, ma dalla vostra risposta. Il consiglio è non ingaggiare guerre con il mondo, allontanare chi discrimina quando possibile e lavorare su di sé. Dimostrare con i fatti le proprie capacità è la risposta più efficace nel tempo.
È meglio parlare apertamente della propria condizione?
Dipende dal contesto. Condividere il proprio vissuto solo con persone di assoluta fiducia o con professionisti è una forma di protezione. Il silenzio, in questa prospettiva, non è vergogna ma una scelta consapevole per non offrire appigli a chi potrebbe usarli contro di voi.
Si può vivere bene con il disturbo bipolare?
Sì, a condizione di accettare la propria fragilità e conoscere il disturbo a fondo. La consapevolezza consente di gestire meglio la condizione e lo sguardo altrui, trasformando quella che sembra solo una vulnerabilità anche in una risorsa.
Solange Distefano Pozzuoli è autrice del libro Tutti pazzi per il mio lato bipolare, edito Dissensi.
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