Che cosa sono i disturbi generalizzati dello sviluppo
I disturbi generalizzati dello sviluppo indicano un quadro in cui lo sviluppo del bambino non procede in modo armonico: le principali tappe evolutive risultano rallentate o compromesse. Questo accade in virtù di fattori costituzionali, propri del bambino, e di fattori dipendenti dagli stimoli che giungono dall’ambiente in cui cresce. Non si tratta quindi di un semplice ritardo momentaneo, ma di una difficoltà più ampia che tocca diverse aree dello sviluppo, dalla comunicazione al gioco, dalla relazione con gli altri alla capacità di adattarsi alle richieste.
È spesso alle scuole elementari che il disagio emerge con maggiore evidenza. È lì che il bambino si trova a dover tollerare l’inserimento scolastico, la relazione con i pari e le richieste educative che lo chiamano a impegnarsi sul compito. Quando queste richieste diventano difficili da sostenere, i segnali di difficoltà si fanno più visibili e spesso è la scuola stessa, insieme alla famiglia, a coglierli.
I segnali per riconoscere i disturbi dello sviluppo
Il riconoscimento precoce delle aree in cui si manifestano i segnali di maggior disagio consente di intervenire tempestivamente, aiutando il bambino ad acquisire gli strumenti necessari per affrontare i compiti evolutivi a cui è chiamato. Prima si interviene, più è possibile sostenere lo sviluppo nelle sue diverse dimensioni. I segnali di disagio che si possono rilevare riguardano soprattutto:
- carenze nel gioco simbolico, nell’interazione con i pari, nell’attività immaginativa e nella comunicazione verbale e non verbale;
- difficoltà a generalizzare gli apprendimenti ai vari contesti e a seguire regole condivise;
- difficoltà a organizzare attività finalizzate e a regolare impulsi ed emozioni;
- mancanza di flessibilità nel pensiero e un comportamento tendenzialmente rigido.
È bene ricordare che nessuno di questi segnali, preso singolarmente, costituisce una diagnosi. Sono elementi che, se presenti e persistenti, meritano l’attenzione di un professionista, il quale potrà valutare il quadro nel suo insieme e nel rispetto della singolarità di quel bambino.
Come gestire i disturbi dello sviluppo nella quotidianità
Nella vita di tutti i giorni è frequente che si presentino momenti in cui il bambino manifesta intolleranza di fronte ai limiti posti dall’altro oppure di fronte ai cambiamenti. Le transizioni, gli imprevisti e le richieste possono generare opposizione e disagio. Per questo alcuni accorgimenti possono fare la differenza e rendere più serena la giornata, sia per il bambino sia per chi se ne prende cura.
Accorgimenti utili per i genitori
- Definire, prima dell’inizio di qualsiasi compito o attività, il tempo e i passaggi a cui dedicarsi; quando il bambino manifesta opposizione nel portare a termine il compito, stabilire insieme un punto fino a cui giungere, concordando la conclusione.
- Mantenere regolarità nelle routine quotidiane e nella strutturazione degli ambienti che il bambino abita: la prevedibilità aiuta a contenere l’ansia.
- Seguire gli interessi ludici del bambino, partendo da ciò che lo coinvolge naturalmente per proporre poi nuove esperienze.
- In caso di richieste eccessive da parte del bambino, offrire alternative che possano comunque coinvolgerlo, invece di limitarsi a un rifiuto secco.
L’obiettivo di questi accorgimenti non è imporre un controllo, ma costruire una cornice sicura e prevedibile all’interno della quale il bambino possa sentirsi più a suo agio e progressivamente più capace.
Il ruolo del gioco nel lavoro terapeutico
Ogni bambino è un soggetto unico e la sua soggettività attende di essere riconosciuta in un lavoro terapeutico che tenga conto del caso per caso. Non esistono ricette valide per tutti: il percorso va costruito su misura, a partire da ciò che quel bambino porta con sé.
Uno strumento privilegiato è il gioco, dapprima libero e poi via via più strutturato, spesso in piccolissimi gruppi. Il gioco può favorire gradualmente una pacificazione che lasci al bambino la libertà di esprimersi e che permetta, sempre con gradualità, l’apprendimento di un impiego alternativo del gioco stesso. Si tratta, per il bambino, di poter progressivamente giocare e dare significato al gioco in modo diverso dal suo uso precostituito, così da estendere l’orizzonte di per chi e con chi un oggetto possa essere utilizzato. In questo percorso il bambino potrà anche imparare meglio a usare la parola e il pensiero, ampliando i propri strumenti di comunicazione ed elaborazione.
I traguardi terapeutici che un genitore può osservare
A partire dalla situazione iniziale e a seguito di un buon lavoro terapeutico, il genitore dovrebbe poter osservare progressi nello sviluppo e nell’acquisizione di competenze da parte del bambino. Sono traguardi che non arrivano tutti insieme, ma che si consolidano gradualmente, segno di un percorso che procede nella direzione giusta. In particolare, il bambino dovrebbe imparare a:
- accettare in modo sereno il distacco dalla famiglia;
- esprimere i propri bisogni e le proprie emozioni attraverso linguaggi diversi;
- giocare autonomamente;
- partecipare a giochi collettivi con i pari e alle attività proposte;
- conoscere e adeguarsi alle regole di convivenza sociale;
- rielaborare graficamente quanto vissuto e ascoltato;
- dimostrare una crescente fiducia in se stesso e nell’adulto di riferimento nell’affrontare situazioni differenti.
Domande frequenti
Che cosa sono i disturbi generalizzati dello sviluppo?
Sono un quadro in cui il raggiungimento delle principali tappe evolutive del bambino risulta rallentato o compromesso, per fattori costituzionali e per la qualità degli stimoli ambientali. Coinvolgono più aree contemporaneamente, come la comunicazione, il gioco, la relazione con i pari e la capacità di adattarsi alle richieste.
A che età si notano di più i segnali?
Spesso è alle scuole elementari che il disagio emerge con maggiore evidenza, perché il bambino deve tollerare l’inserimento scolastico, la relazione con i pari e le richieste educative legate al compito. Alcuni segnali possono comunque comparire prima, nel gioco e nella comunicazione.
Che cosa possono fare i genitori a casa?
Possono definire in anticipo tempi e passaggi delle attività, mantenere routine e ambienti regolari, seguire gli interessi ludici del bambino e offrire alternative coinvolgenti di fronte a richieste eccessive. L’obiettivo è costruire una cornice prevedibile e rassicurante, non imporre un controllo rigido.
Perché il gioco è così importante in terapia?
Perché consente al bambino di esprimersi e di sperimentare, in modo graduale, un uso nuovo e più flessibile degli oggetti e delle situazioni. Partendo dal gioco libero e passando a forme più strutturate, il bambino può ampliare i propri strumenti relazionali e imparare a usare meglio la parola e il pensiero.
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