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Come imparare a nuotare nel mare della Solitudine

In tempi di Covid, la gestione della solitudine torna a essere una questione centrale, ancora di più per chi convive con il disturbo bipolare. In questo articolo Solange Distefano Pozzuoli condivide analisi e suggerimenti pratici per chi naviga nel mare delle angosce legate agli stati umorali contrastanti, offrendo strumenti semplici ma efficaci per imparare a […]

Come imparare a nuotare nel mare della Solitudine
In tempi di Covid, la gestione della solitudine torna a essere una questione centrale, ancora di più per chi convive con il disturbo bipolare. In questo articolo Solange Distefano Pozzuoli condivide analisi e suggerimenti pratici per chi naviga nel mare delle angosce legate agli stati umorali contrastanti, offrendo strumenti semplici ma efficaci per imparare a nuotare, anziché affogare, nel mare della solitudine.

Come affrontare il vuoto che si percepisce come solitudine

A prescindere dalla condizione individuale, ma a maggior ragione se si è bipolari, la gestione del vuoto e dell’assenza di contatti umani può rivelarsi un tassello molto delicato, specialmente in un momento storico come questo. Occorre quindi attuare precise strategie di contrasto all’insorgere della malinconia e della depressione.

Racconto la mia esperienza: nei momenti in cui sono a casa senza mio figlio, quando va dal padre, sono talvolta assalita dalla bile nera della malinconia, accresciuta ulteriormente dalla situazione del Covid. Osservando il fenomeno dall’esterno, mi sono resa conto che riempire le giornate con finti incontri virtuali o attività palliative poteva rivelarsi controproducente, se non addirittura aggravare la situazione.

La solitudine è un mostro nero che va affrontato con la stessa determinazione con cui si affronterebbe una malattia grave. Continuare ad averne timore significa, in larga parte, non riuscire a fare i conti con se stessi, rinnegare la propria identità e non sentirsi all’altezza rispetto alla vita di ogni giorno. Se a questo si aggiunge l’ipersensibilità tipica del soggetto bipolare, ecco che il quadro può diventare davvero delicato.

Perché la solitudine pesa di più per chi è bipolare

Chi convive con il disturbo bipolare vive spesso le emozioni con un’intensità amplificata. Un momento di vuoto, che per altri sarebbe passeggero, può trasformarsi in un’onda che travolge, alimentando pensieri negativi e senso di inadeguatezza. Per questo imparare a stare nella solitudine, senza esserne sopraffatti, non è solo un esercizio di benessere ma una forma di cura del proprio equilibrio. La differenza sta nel passare dal subire il vuoto all’abitarlo consapevolmente, riempiendolo di gesti che nutrono anziché di distrazioni che svuotano.

I rimedi per contrastare la solitudine

Vi riporto i miei rimedi personali contro la solitudine. Sono piuttosto basici, ma hanno funzionato molto bene per me e continuano a essere vitali per il mantenimento del mio equilibrio in questo momento delicato.

  • Scrivere: diario, appunti, ricette, libri, racconti, poco importa. Mettetevi a scrivere e lasciate che la creatività vi liberi dal peso di questa latente angoscia. La scrittura agisce come un balsamo a livello inconscio e vi avvicina sempre di più al vostro vero sé.
  • Cucinare: da persona assolutamente negata ai fornelli, ho potuto constatare il beneficio tangibile che la creatività in cucina produce sul tono dell’umore.
  • Meditare: al mattino come alla sera, meditare consente di rientrare in armonia con se stessi e di affrontare con più serenità le distanze che ci separano da noi stessi.
  • Andare nella natura: se il momento di tristezza vi coglie, andate in un parco, al mare, in montagna, e mettetevi in ascolto delle energie che vi circondano.
  • Coltivare gli amici: chiamate le persone a voi care, evitando tuttavia di appesantirle con il vostro senso di angoscia. Non sempre chi vi sta attorno ha la possibilità di aiutarvi.
  • Leggere: leggere salva dall’ignoranza e dalla solitudine. Si prendono così due piccioni con una fava.

Il filo comune tra questi rimedi: la creatività

Se si osservano da vicino, molti di questi suggerimenti hanno una radice comune: la creatività. Scrivere, cucinare, mettersi in ascolto della natura sono tutti modi per trasformare un tempo vuoto in un tempo generativo. La creatività funziona perché sposta l’attenzione dall’assenza a ciò che possiamo creare, restituendo un senso di padronanza e di identità proprio quando la solitudine sembrava metterli in discussione. Non serve essere artisti: basta concedersi il permesso di fare, senza cercare la perfezione.

Se i rimedi contro la solitudine non funzionano

Se i rimedi appena citati non vi danno alcun beneficio, è arrivato il momento di rivolgervi a uno specialista. E anche quando questi accorgimenti offrono sollievo, uno specialista aiuta a compiere un percorso più consolidato e di supporto.

Potrebbe infatti esserci uno stato depressivo, più o meno latente, del quale è bene prendersi cura, specialmente se si è bipolari. Se la bile nera dovesse diventare davvero insostenibile, come accade in alcuni casi, e se la condizione di solitudine vi spaventa, il consiglio è di chiamare un esperto, che sia un medico, uno psichiatra o uno psicanalista, per evitare situazioni che rischiano di degenerare. Chiedere aiuto non è un fallimento, ma un atto di responsabilità verso se stessi.

Se, al contrario, trovate beneficio dai rimedi elencati, il consiglio è di metterli in pratica tutti i giorni, così da farli diventare vere e proprie abitudini. È nella costanza, più che nel singolo gesto, che risiede la loro efficacia.

Domande frequenti

Perché la solitudine è più difficile da gestire per chi è bipolare?

Perché il soggetto bipolare vive spesso le emozioni con un’intensità amplificata. All’ipersensibilità tipica del disturbo si aggiunge la difficoltà a tollerare il vuoto, che può trasformarsi rapidamente in malinconia e alimentare pensieri negativi e senso di inadeguatezza. Per questo la solitudine va affrontata con strategie precise e con la stessa determinazione con cui si affronterebbe una malattia seria.

Quali rimedi pratici aiutano contro la solitudine?

Tra i rimedi suggeriti ci sono scrivere, cucinare, meditare, trascorrere tempo nella natura, mantenere i contatti con le persone care e leggere. Molti di questi hanno in comune la creatività, che aiuta a trasformare un tempo vuoto in un tempo generativo e restituisce un senso di identità e di padronanza.

Riempire le giornate con incontri virtuali è utile?

Non sempre. L’esperienza raccontata nell’articolo mette in guardia dai finti incontri virtuali e dalle attività puramente palliative, che possono rivelarsi controproducenti e in alcuni casi aggravare il senso di vuoto. È più utile scegliere attività che nutrono davvero e che avvicinano al proprio vero sé.

Quando bisogna rivolgersi a uno specialista?

Quando i rimedi personali non portano alcun beneficio, oppure quando la malinconia diventa insostenibile e la solitudine spaventa. In questi casi è consigliabile contattare un medico, uno psichiatra o uno psicanalista, perché potrebbe esserci uno stato depressivo latente di cui prendersi cura, soprattutto in presenza di un disturbo bipolare.

In sintesi. La solitudine, specialmente per chi è bipolare, va abitata con consapevolezza anziché temuta. Scrivere, cucinare, meditare, immergersi nella natura, coltivare i legami e leggere sono rimedi semplici che agiscono meglio se diventano abitudini quotidiane. Ma quando la malinconia si fa insostenibile, rivolgersi a uno specialista resta il passo più importante per prendersi cura di sé.
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