Il bambino vittima di violenza assistita
Va precisato che esistono due tipi di violenza assistita. La prima è quella diretta, in cui i bambini sono spettatori di scene di violenza tra la mamma e il papà. La seconda è la forma indiretta, che si verifica quando il minore viene a conoscenza degli episodi di violenza attraverso terzi, volontariamente o inconsapevolmente. In quest’ultimo caso il bambino può percepire gli effetti della violenza quando avverte tristezza, terrore, angoscia e un continuo stato di allerta nella vittima, oppure quando ne vede i segni: lividi, ferite, vestiti strappati, lacrime.
Durante l’isolamento, i minori hanno vissuto in modo drammatico l’esperienza della reclusione forzata, che accresce il senso di paura, di abbandono e di impotenza. Per chi subisce violenza domestica, la casa non è, come dovrebbe, il luogo sicuro in cui rifugiarsi. Bambini e bambine diventano così più frequentemente testimoni diretti della violenza sulla propria madre: il rumore delle percosse e degli oggetti rotti, le grida, le minacce e gli insulti entrano a far parte della loro quotidianità.
Le conseguenze sono pesanti. I minori risultano ancora più esposti a tristezza, angoscia, paura e disperazione, proprie e della loro mamma. Possono provare un senso di impotenza per l’incapacità di fermare la violenza e un senso di colpa per non essere stati in grado di contrastarla. Ne derivano danni sul piano emotivo, cognitivo e comportamentale, che possono accompagnare il bambino ben oltre il momento dell’esperienza traumatica.
Gli interventi giudiziari per il minore maltrattato
Nelle situazioni di urgenza e di grave pregiudizio, dove si verificano condizioni di rischio conclamato, possono profilarsi ipotesi di reato come maltrattamenti familiari, abusi, violenza assistita o gravi trascuratezze. Nei casi più gravi ciò può comportare la necessità di un allontanamento temporaneo dalla famiglia di origine. Proprio qui è emerso un serio allarme: durante la pandemia molte comunità educative e terapeutiche hanno avuto difficoltà ad accogliere nuovi ospiti, per il rischio di contagio o, in alcuni casi, per problemi sanitari e per il sovraccarico lavorativo degli operatori.
Le misure volte a limitare spostamenti e contatti tra le persone hanno inoltre reso più complicati gli “incontri protetti” e, più in generale, i contatti tra i minori già accolti in affidamento familiare o in strutture residenziali e le loro famiglie di origine. Per questo, soprattutto per gli incontri assistiti o protetti, si è reso necessario agevolare gli incontri virtuali in tutte le modalità possibili, così da garantire uno spazio neutro che tuteli il diritto di visita e di relazione. Un diritto che si ispira ai principi enunciati dall’articolo 9 della Convenzione ONU dei diritti dell’infanzia, secondo cui il minore ha il diritto di mantenere relazioni personali e contatti diretti in modo regolare con entrambi i genitori, salvo quando ciò sia contrario al suo maggiore interesse (New York, 1989).
Che cos’è lo spazio neutro
Lo spazio neutro è un servizio che si attiva a seguito di un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria. Si tratta di un intervento coatto che avviene tra figli minori e genitori non conviventi e viene disposto in diverse situazioni: separazioni conflittuali con rifiuto dei figli a incontrare uno dei due genitori, ordini restrittivi verso l’ex partner, precoce frattura del rapporto o riconoscimento tardivo, limitazione temporanea delle responsabilità genitoriali, procedimenti penali in corso, condanne per maltrattamenti, abusi e violenze, oppure adozione in casi particolari.
Gli occhi della collettività
In merito a quanto descritto, in quei giorni è emersa con particolare evidenza una verità scomoda: il bambino non è al centro del mondo dell’adulto. La nostra identità di popolo tende a non prestargli attenzione. Il bambino, in tutte le sue sfaccettature, rischia di non essere considerato: il bambino reale viene dimenticato, il bambino interiore allontanato, il bambino che vive nella creatività, nella fantasia, nell’immaginazione e nell’intuito viene rifiutato.
Anche il bambino che rinasce nell’anziano viene spesso considerato un peso, mentre il bambino che dà vita ai sogni, che vive nel presente, che sa ascoltare le proprie emozioni ed essere pienamente se stesso viene talvolta guardato come un folle. Non dobbiamo dunque stupirci se, in quei giorni, il bambino è divenuto invisibile ancor più di prima. In realtà non siamo mai riusciti a dargli davvero il posto che gli spetta, e la pandemia non ha fatto che rendere più visibile questa antica difficoltà.
Domande frequenti
Che cos’è la violenza assistita?
È la condizione del minore che assiste, direttamente o indirettamente, a episodi di violenza all’interno della famiglia, spesso ai danni della madre. Nella forma diretta il bambino è spettatore delle scene; in quella indiretta ne viene a conoscenza tramite terzi o ne percepisce gli effetti, come la paura della vittima o i segni fisici della violenza.
Quali conseguenze ha la violenza assistita sui bambini?
Espone i minori a tristezza, angoscia, paura e disperazione, oltre a sensi di impotenza e di colpa per non essere riusciti a fermare la violenza. Le ricadute si manifestano sul piano emotivo, cognitivo e comportamentale e possono protrarsi nel tempo.
Perché la pandemia ha aggravato la situazione di questi bambini?
L’isolamento ha aumentato il senso di paura e di abbandono, ha reso la casa un luogo di rischio anziché di sicurezza e ha reso più difficili gli allontanamenti protettivi e gli incontri protetti, a causa delle limitazioni ai contatti e delle difficoltà delle strutture di accoglienza.
Che cos’è lo spazio neutro?
È un servizio attivato su provvedimento dell’Autorità Giudiziaria che consente incontri protetti tra figli minori e genitori non conviventi, in situazioni come separazioni conflittuali, ordini restrittivi, procedimenti penali o condanne per maltrattamenti. Tutela il diritto del minore alla relazione con entrambi i genitori, quando questo corrisponde al suo interesse.
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