Attacchi di panico

L’ansia mi uccide! Ecco cosa fare

Molto spesso parliamo di ansia e di attacchi di panico come di qualcosa di estraneo che si impadronisce di noi e che influisce negativamente sulle nostre capacità di controllare l’ambiente circostante. Potrebbe anche accadere di giudicarsi per questo o di ritenere indispensabile l’utilizzo di “blandi” farmaci per continuare ad essere al massimo delle nostre capacità.

Il valore adattivo dell’ansia

I sintomi sperimentati durante un attacco di panico, rientrano in manifestazioni ansiose acute. In realtà, l’ansia fa parte della gamma delle emozioni dell’essere umano e come tale non rientra in una forma di patologia ma al contrario, fa parte delle risorse adattive che ne garantiscono la sopravvivenza: se ci trovassimo in presenza di un leone affamato e riuscissimo a scappare, lo dovremmo proprio al meccanismo di attivazione che chiamiamo ansia! Infatti le modificazioni corporee legate all’ansia sono utili e funzionali per preparare il corpo alla fuga da un pericolo. Quando proviamo ansia, il cuore aumenta la frequenza dei suoi battiti, assicurando che il sangue ben ossigenato raggiunga la periferia del corpo (gambe e braccia); il respiro diventa più affannoso perché i nostri polmoni si preparano ad incamerare una quantità di ossigeno adeguata per l’attività fisica richiesta; il nostro cervello riduce l’attività di pensiero non utile alla fuga, del resto, se un leone ti inseguisse, non sarebbe una priorità risolvere un’equazione di secondo grado!

L’origine dell’attacco di panico

Quando si prova ansia, può accadere di prestare attenzione a questi sintomi nel corpo e di valutarli come segnali che sta accadendo qualcosa di pericoloso. Lo stato di attivazione viene trattato come una fonte attendibile di informazione, conducendo a formulare una serie di pensieri del tipo: “cosa mi accade?”, “mi sto sentendo male”, “non respiro bene” …. Questa attività di pensiero, alimentando la convinzione di essere in pericolo, contribuirà ad aumentare i sintomi corporei. Questi saranno nuovamente oggetto di valutazione: “sto impazzendo!”, “sto per avere un infarto!”, “sto per morire”; in tal modo l’ansia si tramuterà in attacco di panico.

Quindi se l’ansia non è un’anomalia ma ha un suo valore adattivo, qual è il vero problema? Un leone è uno stimolo minaccioso, ma quando valutiamo tutta una serie di situazioni come minacciose, l’ansia perde il suo valore adattivo e diventa disfunzionale. Il punto è: perché situazioni neutre sono valutate come minacce? La risposta varia in base alla propria storia personale e l’approccio psicologico ha l’obiettivo di ricostruire i significati individuali responsabili della sintomatologia ansiosa.

Cosa contribuisce a mantenere le mie crisi d’ansia?

Alcune volte l’individuo si cimenta in tentativi personalizzati per risolvere il problema; se lo stimolo che ritengo minaccioso è ben visibile e discriminato, potrei cercare di scansarlo. Ad esempio, potrei evitare luoghi affollati, oppure esami, persone e luoghi. Evitando il contatto con determinate realtà non avrò mai la disconferma che si tratta di situazioni non pericolose e manterrò il mio problema.

Allo stesso modo, anche i farmaci non rappresentano un tentativo utile di risoluzione: silenziando un sintomo evito di ascoltarlo ma questo non lo risolve, così come prendere un antidolorifico senza capire dov’è la ferita non permetterà di medicarla e di assicurarne la corretta guarigione. Inoltre il farmaco interviene su una risposta sana e adattiva dell’individuo, contribuendo anche ad allontanarlo dal contatto cosciente con il proprio corpo. I farmaci utilizzati per limitare l’attivazione ansiosa sono a base di sostanze che non solo generano facilmente dipendenza ma il corpo si abitua facilmente ad essi, chiedendo dosi sempre più alte per ottenere l’effetto desiderato.

Come posso risolvere i miei attacchi di panico definitivamente?

risolvere gli attacchi di panico

Dal momento che l’ansia non rappresenta di per sé un aspetto patologico ma l’unico aspetto che la rende disfunzionale è il suo attivarsi quando non serve, l’approccio adeguato è comprendere perché valutiamo stimoli neutri come minacce e imparare a gestire il rapporto con le nostre emozioni. In questa prospettiva ci si rivolge all’origine del problema e non ci si concentra solo sulla manifestazione di un sintomo. La psicoterapia, con metodologie differenti a seconda della scuola di pensiero dalla quale proviene, si propone di guidare l’individuo nell’ampliare le risorse di gestione delle emozioni e soprattutto di guidarlo alla radice della situazione problematica, restituendo autonomia e consapevolezza di sé.

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