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I principali luoghi comuni sulla psicoterapia

Cinque falsi miti sulla psicoterapia da sfatare per comprendere il vero valore del percorso terapeutico e della figura dello psicoterapeuta nella società di oggi.

Cresce l’interesse per la psicoterapia, ma resistono ancora molti falsi miti. Distinguiamo i fatti dalle credenze errate per capire davvero cosa fa uno psicoterapeuta e perché può aiutarci a stare meglio.
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Soprattutto dopo l’emergenza sanitaria, i numeri dell’interesse verso la psicoterapia e il benessere mentale sono cresciuti tantissimo.

Nonostante questo, ci sono ancora diversi luoghi comuni sulla figura dello piscoterapeuta che è importante sfatare per comprendere a pieno la rilevanza di questo professionista nella società odierna.

Psicologo e piscoterapeuta sono sinonimi

Assolutamente no! Si tratta di due figure che hanno parte del percorso in comune, ma che sono diverse. Nel caso dello psicoterapeuta, infatti, si parla di uno psicologo che, dopo aver conseguito la laurea magistrale e aver fatto l’esame di Stato, frequenta ulteriori quattro anni di specializzazione, scegliendo tra vari orientamenti.

Rispetto allo psicologo, lo psicoterapeuta ha dalla sua parte diversi strumenti in più, tra cui la relazione terapeutica, e può avere a che fare anche con pazienti con condizioni patologiche, tra cui la depressione (non può, a meno che la scuola di specializzazione non sia arrivata dopo la laurea in medicina, prescrivere farmaci).

Si può sapere da subito quante sedute serviranno per risolvere un problema

L’approccio semplicistico con cui si parla di psicoterapia negli ultimi anni, ponendo l’accento su quella breve, ha portato molte persone a pensare che sia possibile, già da subito, capire quante sedute serviranno per risolvere un problema.

Assolutamente no! Sì, rispetto al passato e grazie in particolare alle ricerche sulla psicoterapia cognitivo-comportamentale la durata media dei percorsi è più breve ma, come ricorda anche la Dott.ssa Ilaria Giannoni psicologo e psicoterapeuta a Firenze sul suo sito web, non sarebbe corretto farlo, in quanto sono necessari almeno tre incontri per comprendere la situazione e per stilare un piano d’azione e un contratto terapeutico.

Inoltre, essendo la terapia uno spazio di libertà, non si sa a prescindere cosa il paziente vuole portare in studio, se preferisce concentrarsi sulla risoluzione di un problema che vive sul momento o se, invece, decide di orientarsi verso uno che ha radici più lontane nel tempo.

Lo psicoterapeuta manipola la mente dei pazienti

Tra i capisaldi dell’etica professionale dei terapeuti c’è il rispetto dell’autonomia di pensiero dei pazienti. Si tratta di un aspetto richiamato proprio dal Codice Deontologico dell’Ordine degli Psicologi.

Attenzione: alla base deve ovviamente esserci la consapevolezza, da parte del paziente, di rivolgersi a un professionista regolarmente iscritto all’Ordine.

Sui siti delle divisioni provinciali di quest’ultimo, si può inserire il nome e vedere se è presente la scheda del professionista con cui si ha intenzione di iniziare la terapia.

Lo psicoterapeuta non può capirmi perché non ha vissuto il mio stesso problema

Sì, di fatto uno psicoterapeuta si trova davanti tutti i giorni tantissime persone che vivono o hanno vissuto problematiche che non ha avuto modo di sperimentare direttamente.

Questo non vuol dire che non riesca ad essere di valido aiuto. Dobbiamo infatti tenere in considerazione aspetti come l’esperienza con i pazienti, così come la formazione continua che, a seconda delle scelte professionali, può essere o meno focalizzata su determinate criticità.

Da non trascurare è infine l’empatia, una dote che porta spesso le persone a intraprendere la strada professionale della psicoterapia (e che sì, va allenata nel tempo, in modo da imparare a gestirla con equilibrio senza lasciarsi soverchiare dall’emotività dei pazienti, ma mantenendo la giusta distanza).

Le sedute di psicoterapia costano troppo

In questo caso, per sfatare il luogo comune basta cambiare la definizione e parlare di investimento sul proprio benessere.

Molto utile è anche fermarsi a riflettere su quelli che possono essere concretamente i costi derivanti dal portare avanti una situazione che, in un modo o nell’altro, provoca disagio.

Un esempio su tutti? Il fumo e le uscite continue per comprare le sigarette, decisamente superiori, sul lungo termine, alla spesa che si deve mettere in campo per le sedute con lo psicoterapeuta.

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