L’INVIDIA UNA DELLE CAUSE DEL BULLISMO
MARIA CRISTINA LORUSSO
La parola invidia deriva dal verbo invidere che significa guardare in modo maligno, guardare di traverso. Cicerone traduce tale parola con questo significato: “Produrre la disgrazia altrui mediante il proprio malocchio”. Secondo Elliot Jacques provare invidia significa proprio “gettare il malocchio sull’altro”.
Un ulteriore traduzione di tale termine è “non guardare oppure, guardare nella direzione opposta”. L’invidia può comprendere anche in sè un’ammirazione per la cosa invidiata, un odio e risentimento per la persona che possiede la cosa invidiata, un desiderio di fare del male alla persona invidiata e forse, il desiderio derubare l’altro della cosa che si invidia”.
E’ proprio in questo caso che l’invidia diventando un atteggiamento persistente nel tempo può trasformarsi in bullismo, perchè essa è associata alla rabbia che con lo scorrere del tempo si trasforma in malattia e si manifesta sotto forma di atti aggressivi. E’ vero che l’invidia è bidirezionale, ossia è una situazione in cui tra due persone una possiede l’oggetto che l’altro non ha, ma può capitare che l’invidia per tale oggetto o tratto della personalità sia comune a più persone e da questo possa derivare anche il bullismo di gruppo. Visto che il bullismo consiste in atti di prevaricazione contro la vittima che si manifestano in modo intenzionale, asimmetrico e persistente nel tempo e una delle prepotenze più gravi proposte dal bullo è il furto, possiamo dire che l’invidia potrebbe rappresentare una delle cause di questo problema. Ma l’invidia non è la causa del bullismo solo per il furto di oggetti, ma essa può causare il comportamento aggressivo nei confronti di un soggetto che ha un tratto della personalità ambito da un numero elevato di persone, per es. è un perfezionista ed è il più bravo della classe ( il bullismo contro il secchione della classe).
Parlare di invidia nella società attuale, significa appellarsi ad un intero sistema di valori completamente sbagliato, in quanto la diffusione dell’invidia oggi è il risultato di una società competitiva, in cui la rivalità e il desiderio di avere successo prevalgono su qualsiasi altra forma di morale. Il bullismo emerge laddove la rabbia dovuta all’invidia sfocia in atti aggressivi. Con questo, non voglio dire che l’invidia è l’unica causa del bullismo, ma può essere uno dei fattori che ne determinano lo sviluppo e la diffusione.
Io penso che l’invidia sia un emozione importante, perchè anche essa ha un valore adattivo, deve essere educata, gestita e mitigata con sentimenti come la compassione e l’altruismo, utili e fondamentali per preparare il soggetto ad amare il prossimo come se stesso, cercando di non desiderare ciò che hanno gli altri. L’invidioso deve fare i conti con se stesso cercando di capire quali sono le qualità che vorrebbe avere ma non possiede e allo stesso tempo dovrebbe anche saper stimare l’altro e le qualità che esso ha senza denigrarlo. L’educazione famigliare è una delle principali cause dell’invidia,infatti questa emozione, può essere incoraggiata o scoraggiata dal comportamento dei genitori. Essa si manifesta in modo vistoso durante l’infanzia, quando il bambino esprime spontaneamente ciò che prova. Secondo Freud durante la fascia di età dai 3 -5 anni la bambina affronta il Complesso di Elettra e prova invidia per il pene, sente la mancanza di questa parte del corpo e soffre perchè i fratelli ce l’hanno e lei no.
Phyllis Chesler, analizza nel suo testo “Donna contro donna”, l’invidia materna. Molte bambine e ragazze vengono invidiate dalle loro madri e reagiscono negando tale fatto perchè non riescono a sopportarlo, diventate adulte al momento del parto e della nascita del figlio esse subiscono l’invidia materna: Le madri con atteggiamenti svalutativi, cercano di strappare il nipote alle figlie.
L’invidia si prova soprattutto verso chi possiede delle doti naturali, come saper cantare, perchè questo è un premio ricevuto direttamente da Dio, tale dono verso un unica persona non viene sopportato dagli altri i quali tendono a denigrare chi lo possiede. Quando è Dio a premiare qualcuno donandogli delle doti particolari, molte persone sono invidiose perchè sono convinte di non poterle mai avere.
Per Lacan e Bion non abbiamo realmente bisogno di ciò che invidiamo, noi crediamo di averne bisogno perchè l’altro le desidera e ci contagia, rendendoci bramosi delle stesse cose.
Il desiderio dell’altro incoraggia la nascita del nostro desiderio. “L’invidioso non desidera qualcosa che l’altro possiede in se, quanto piuttosto incontrando, il pensiero dell’altro fa i conti con il suo vuoto di desiderio”.
Bibliografia e sitografia:
– P. Chesler, Donna contro donna. Rivalità, Invidia e cattiveria nel mondo femminile, Saggi Mondadori, Milano, 2003
-L. H. Farber, H. Rosenfeld, C. Sopena, P. M. Spielman, L’invidia, Bollati Boringhieri, Torino, 1994.
– S. Capodieci, Riconoscere l’invidia, pdf in www.sippnet.com
www.modenapsicologica.it/





























