Alla base dell’ansia sociale si colloca il timore del giudizio negativo da parte degli altri; in particolare, le emozioni più frequentemente sperimentate da chi soffre di questo disturbo, sono l’imbarazzo e la vergogna.
In molti casi, l’individuo sembra non riuscire a capire da dove provenga l’imbarazzo e un classico sintomo correlato a questo vissuto è la paura di mostrarsi agli altri a disagio o in stato di vergogna (rossore sulle guance, sguardo basso, difficoltà a sostenere lo sguardo dell’interlocutore). Si nota inoltre una tendenza che riporta il sentirsi “goffi”, inadeguati, fuori luogo e quindi passibili di derisione e scherno.
Alla base di tutto ciò può esservi una debolezza costituzionale ma un grande peso lo rivestono la cognizione e esperienze passate di bullismo.
La cognizione spinge il soggetto a cercare in ogni modo di controllare le proprie emozione, col nefasto risultato di amplificarle; caratteristico è l’esempio della pistola puntata alla tempia, sareste in grado di gestire la paura?
No, non si controllano le emozioni, vanno e vengono, per cui occorre accettare lo stato emotivo e impegnarsi nella direzione segnata dai proppri obiettivi e desideri che devono prevalere sui vissuti negativi.
Si può iniziare a dare un nome alla propria mente, ad esempio “la stanza degli specchi”: immaginate di vedere riflessa la vostra immagine da ogni parte e la confusione che ne deriva sommata al fatto che c’è una platea di osservatori (presunti) pronti a giudicare ogni singolo movimento.
Per aggirare questo ostacolo si può iniziare a prendere le distanze dal pensiero di essere costantemente osservati (defusione cognitiva), accettare di avere questo tipo di pensieri dandogli sempre meno peso.
Si può canticchiare tra sé e sé nella mente il contenuto dei pensieri, rivestendoli di un significato leggero e superficiale. Tenere sempre presente che tutto scorre, come narra la filosofia primordiale, e in noi c’è un qualcosa che fa da sé, un nucleo, che prepara la nostra psiche a un cambiamento inevutabile, sta a noi accoglierlo e indirizzarlo in base ai nostri valori e alle priorità che sentiamo istintivamente sulla pelle.





























