L’Essere Umano, per avere uno sviluppo sano dal punto di vista psicofisico, ha bisogno di ostacoli da affrontare e problemi da risolvere ritardando la gratificazione, ottenendo come risultato la Crescita.
Di fatto, l’evoluzione in sé non è altro che l’affrontare una situazione considerata bloccante sviluppando elementi di resilienza e problem solving ( Pawlina, Stanford, 2011), avendo di conseguenza un cambio positivo di mentalità, fornendo come risultato il piacere di avercela fatta, piacere che è alla base della nostra motivazione intrinseca, conosciuta anche col termine di automotivazione (Trabucchi, 2012).
GOALMANIA
Uno dei punti fondamentali per affrontare una situazione ostacolante è il goal setting, ovvero la ricerca di raggiungere gli obiettivi, imposti ed autoimposti, attraverso una serie di comportamenti filtrati da valori, emozioni e desideri (Lunenburg, 2011). Se applicato in maniera ponderata e con aspettative realistiche, può portare assoluti benefici per la propria personalità e per i risultati sul luogo di lavoro e d’attività sportiva, come illustra ampiamente la letteratura di Edwin. A Locke e Gary P. Latham (2002).
Tuttavia, se attuato senza linearità, basandosi su bisogni e desideri inattuabili e irrealistici, come la ricerca estrema della Felicità o dei modelli dati dai Mass Media, il Goal Setting può raggiungere dimensioni quasi da disturbo ossessivo – compulsivo.
GLI EFFETTI
Questa situazione è ampiamente descritta dal giornalista Oliver Burkeman nel suo libro “La Legge del Contrario” (2012): il columnist del “Guardian”, nella parte del testo dedicata alla questione, descrive come una ricetta data dai guru del pensiero positivo ai loro clienti è l’uso sfrenato del darsi obiettivi, senza tenere conto, in un’ottica verosimile, delle proprie risorse e dei propri limiti, causando risultati che possono essere dannosi, come l’aggravarsi dell’Ansia e della Frustrazione.
La situazione è stata ampiamente analizzata nella famosa ricerca “Goals Gone Wild” (Ordóñez, Schweitzer, Galinsky, Bazerman, 2009): in questa, i ricercatori dimostrano come il prescrivere del goal setting senza criterio non solo può produrre gli effetti collaterali descritti in precedenza, ma possono soprattutto avere una influenza assolutamente negativa per chi ha elementi di bassa autostima e di bassa resistenza allo stress.
ORGANIZZARE IN MANIERA REALISTICA
Dunque, seguendo il modello sempre attuale del “est modus in rebus”, la via migliore per applicare il goal setting è quello indicato dal modello ABC (Smoll, 2013) , ovvero impostare un obiettivo che sia Achivable (raggiungibile), Belivable (credibile nel raggiungimento) e che possa permettere un giusto ed equilibrato Commitment (dedizione).
Bibliografia
– Pawlina, S., & Stanford, C. (2011). Preschoolers grow their brains: Shifting mindsets for greater resiliency and better problem solving. YC Young Children, 66(5), 30.;
– Trabucchi, P. (2012). Perserverare è Umano, Corbaccio;
– Lunenburg, F. C. (2011). Goal-setting theory of motivation. International journal of management, business, and administration, 15(1), 1-6.;
– Locke, E. A., & Latham, G. P. (2002). Building a practically useful theory of goal setting and task motivation: A 35-year odyssey. American psychologist, 57(9), 705.;
– Burkeman, O. (2012), La Legge del Contrario, Mondadori;
– Ordóñez, L. D., Schweitzer, M. E., Galinsky, A. D., & Bazerman, M. H. (2009). Goals gone wild: The systematic side effects of overprescribing goal setting. Academy of Management Perspectives, 23(1), 6-16.;
– Smoll, F. (2013). “Keys to Effective Goal Setting”, Psychology Today.





























